Pd: sangue e arena (politica) alla Direzione Provinciale

Senza sconti, senza esclusione di colpi. Il regolamento di conti nel Pd di Frosinone è andato in scena nel pomeriggio. L’arena dello scontro è stata la Direzione Provinciale: i pessimi risultati nelle scorse elezioni comunali sono stati solo il pretesto. Perché ad armare le tre fazioni in campo ci sono visioni differenti della politica, rancori personali, accuse (e convinzioni) reciproche di scorrettezze e coltellate alle spalle.

I protagonisti dello scontro sono sempre gli stessi. Il senatore Francesco Scalia con la sua componente cattolica, il presidente dell’Asi Francesco De Angelis e la sua componente Socialista, Simone Costanzo che un tempo era fedelissimo di Scalia e ora sostiene De Angelis.

A sparare la prima scarica di artiglieria è stato proprio il segretario provinciale Simone Costanzo. Ha mirato alle fondamenta dell’avversario. Ha detto senza troppi giri di parole che la colpa della sconfitta elettorale è di Scalia. Che non si è visto né a Pontecorvo né a Ceccano. Lo ha accusato di non avere partecipato a nessuna iniziativa pubblica in favore dei due candidati sindaco del Pd. Ha respinto le critiche che proprio il senatore gli aveva rivolto dalle colonne di Ciociaria Oggi. Ed ha detto di non sentirsi responsabile della sconfitta «proprio perché c’è stato chi come Scalia non si è impegnato» ha detto in sostanza. Aggiungendo «Non mi dimetto, vado avanti a testa alta, in queste condizioni il congresso non si può fare».

La risposta è arrivata a stretto giro: una salva di artiglieria altrettanto potente ed assestata. «Spero – ha detto Scalia – di non dove registrare la prossima volta che parlo in Direzione provinciale». Ha confermato le parole alla base dello scoop del giornalista di Ciociaria Corrado Trento. Ribadendo poi il concetto. «Ho detto che Lucio Migliorelli si dimise per molto meno, quando Michele Marini perse alle comunali di Frosinone. Ma il Partito era al 46%, mentre oggi il Pd a Ceccano e Pontecorvo scende al 6%». Scalia ha detto che si è perso per via di errori molto gravi ed ha smentito di non avere sostenuto i candidati Pd. Poi l’affondo: «La verità è che a Ceccano abbiamo perso perchè si è spaccato il Partito Socialista, non noi. E nessuno – ha sottolineato Scalia – ha il coraggio di dirlo». Ha sollecitato il congresso «Altrimenti i sindaci ci presenteranno il conto».

A gettare acqua sul fuoco e tentare di far tacere le armi è stato Francesco De Angelis. Il quale ha ammonito «Se abbiamo perso le elezioni non è per colpa di Scalia, né di Costanzo né mia. Abbiamo perso perché non abbiamo saputo intercettare gli elettori». Ha invitato tutti a tornare con i piedi per terra. «Grillo avanza ed il centrodestra ha vinto. – ha ricordato l’ex deputato europeo – Noi dobbiamo domandarci se il Partito c’è o no». Ha detto che bisogna tornare alle regole, che si deve continuare a discutere ma patto di restare nel Partito anche quando si perde e si è minoranza. Con un chiaro invito a Scalia: «Si il congresso si fa in queste condizioni, che fine fa il Partito?»

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