Pd ad alta tensione. De Angelis nella torre: «Non mi faccio trascinare»

La pressione all’interno del Pd non accenna a scendere. Il segretario del circolo di Frosinone Norberto Venturi ed il presidente Francesco Brighindi hanno consegnato al segretario provinciale Simone Costanzo la bozza della lista che hanno messo a punto per le comunali. E’ il punto di non ritorno annunciato martedì da Alessioporcu.it.  (leggi qui) Prendere o lasciare. Se qualcuno non ci sta, si tirano indietro tutti. E passano il cerino acceso alla Direzione Provinciale: con il rischio concreto di non presentare la lista. (leggi qui l’ultimatum).

Il ‘qualcuno‘ che potrebbe non starci e far saltare tutto il lavoro di questi mesi ha un nome. E’ Francesco De Angelis. Che già martedì aveva detto di non essere disponibile a candidarsi. Anzi: di non poterlo fare perché la carica di consigliere comunale è incompatibile con quella di presidente Asi che ricopre oggi. Subito erano arrivate le repliche. Otello Mascitti, della Direzione cittadina, gli aveva ricordato «la differenza tra incandidabile ed ineleggibile». Nelle ore scorse il siluro più grosso è stato messo in acqua da Cassino. Salvatore Fontana (capolista di Emiliano all’Assemblea Nazionale) e Michele Nardone (ex vicesindaco, ora in Alternativa Popolare) in due diverse note gli hanno mandato a dire che «Da un anno il suo candidato sindaco di Cassino Francesco Mosillo è nello stesso tempo vice presidente Cosilam e consigliere comunale di Cassino: o Mosillo deve dimettersi o l’incompatibilità è una fregnaccia sparata da De Angelis».

Il capolista di Renzi per Frosinone al prossimo congresso nazionale si è arroccato e chiuso nella torre. «Quello che avevo dire l’ho detto: non mi faccio trascinare in questo dibattito».

Nelle ore scorse Simone Costanzo e Francesco Brighindi si sono visti per cercare di individuare una strada con la quale evitare la rottura. In tutto questo, il candidato sindaco Fabrizio Cristofari non ha proferito verbo. Come se la cosa non lo riguardasse. E il rischio di non avere a suo sostegno la lista del Partito che lo ha candidato, non avesse un significato politico.

Tra le sue file c’è chi prega che la polveriera Pd effettivamente salti in aria. «Perché essere considerati vicini a questo Pd fa solo perdere voti. E perché molti di quelli che oggi puntano i piedi sarebbero pronti a sostenere comunque Cristofari, candidandosi con lui in una lista civica».

Botto o non botto, i big intanto continuano la manovra di avvicinamento al voto per il congresso nazionale. Quello che in provincia di Frosinone vede schierate tre liste, una per ogni mozione. Il listone per Matteo Renzi capitanato da Francesco De Angelis (leggi qui), la lista per il ministro Andrea Orlando guidata da Alessandra Maggiani, quella per il governatore Michele Emiliano con capolista Salvatore Fontana.

L’impressione è che la partita per il capolista di Renzi, Francesco Scalia non l’abbia voluta giocare fino in fondo. Nei giorni precedenti la decisione sul portabandiera in Ciociaria, i due Franceschi si sono visti. E ancora una volta hanno raggiunto l’intesa. Che ha determinato la composizione della lista. Perché Scalia non ha premuti l’acceleratore fino in fondo? Perché a frenarlo c’è la questione dell’Aeroporto di Frosinone (leggi qui ‘Scalia al giudice: «Processatemi subito, l’aeroporto a Frosinone si poteva fare»). A maggio discuterà la sua posizione di fronte alla magistratura. E fino a quel momento non vuole creare situazioni di potenziale imbarazzo per il Partito qualora non riuscisse a definire subito il caso.

Se non ci fosse stato quel freno, la partita sarebbe stata giocata su un piano diverso. Si sarebbe conclusa comunque con un accordo tra i due Franceschi. Ma su basi diverse. Soprattutto perché la vera partita non è quella per l’Assemblea Nazionale che verrà eletta insieme al nuovo segretario. L’obiettivo principale è la candidatura a Camera e Senato con relativa elezione: una linea d’intesa c’è, il telefono che collega De Angelis e Scalia è sempre caldo. Ma è molto complesso farla digerire a tutto l’elettorato del senatore. Parte del quale, appena sente il nome del presidente Asi, preferisce posare la penna e non votare.

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