Per rinascere i Cinque Stelle dovrebbero lasciare il Governo

l logoramento di Di Maio deriva dal fatto che la base non sopporta di essere sotto tutela politica della Lega. Resistere non serve a nulla. Per ritrovare l’anima del Movimento l’unica strada è quella di tornare all’opposizione. Tutti insieme.

Asse di ferro tra il ministro dell’economia Giovanni Tria e la Lega per quanto riguarda il Tav e le altre grandi opere infrastrutturali. Contemporaneamente però Matteo Salvini, leader leghista ma anche del governo, ordina (il verbo non è usato per caso): “Tuteliamo Di Maio”. Possibile che Luigi Di Maio non riesca a realizzare che in questo modo sarà politicamente triturato ed elettoralmente azzerato?

I Cinque Stelle sembrano sotto tutela politica di quello che un anno fa era l’alleato minoritario. Il 4 marzo 2018, infatti, il Movimento prese il doppio dei voti leghisti. A distanza di dodici mesi il ribaltone è totale.

Il punto vero è che la base pentastellata non si sente più rappresentata da quello che è il capo politico. Abolire il principio del massimo due mandati per i consiglieri comunali (operazione che sembra preludere all’estensione del principio ai consiglieri regionali e ai parlamentari) non può bastare. Così come non può bastare un direttorio di dieci persone. Non può bastare il voto sulla piattaforma Rousseau. (leggi qui L’ultimo rifugio di Di Maio che rischia di distruggere anche le macerie)

I Cinque Stelle sono andati al governo del Paese sulla base di una crescita elettorale strepitosa. Avvenuta per una serie di battaglie politiche che hanno fatto breccia perché convincenti. Perfino quelle all’insegna del “vaffa”. Ma negli anni è stato Gianroberto Casaleggio il regista, con Beppe Grillo nel ruolo di formidabile interprete.

Oggi la preoccupazione principale di Luigi Di Maio è quella di tenere il governo e, quindi, la maggioranza dei gruppi parlamentari. Come un partito normale della prima Repubblica. Quando invece l’operazione dovrebbe essere diversa: rompere con il governo per ritrovare l’anima del Movimento Cinque Stelle. Anche a costo di tornare per un certo periodo di tempo all’opposizione.

Il segnale che la classe dirigente pentastellata non coglie è quello sulla “battaglia” simbolo: il reddito di cittadinanza. Una misura che non convince gli italiani. Andare avanti in questo modo porterà ad un lento ma inesorabile logoramento.

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