Perché il Pd non può cantare vittoria

Il Pd ha confermato i sindaci uscenti. Pompeo ha stravinto. Ma non può cantare vittoria. Intanto a livello regionale Melilli verso la scadenza del mandato. Per la successione sarà una guerra,in campo anche De Angelis

Il Partito Democratico ha confermato i sindaci uscenti: Antonio Pompeo a Ferentino, Renato Rea ad Arpino, Libero Mazzaroppi ad Aquino, Antonio Como ad Amaseno. Ma nel frattempo ha perso Anagni, mentre a Fiuggi Martina Innocenzi (che è la fedelissima del consigliere regionale Sara Battisti) ha perso il duello con Alioska Baccarini, del centrodestra.

Da verificare adesso i rapporti forza tra gli schieramenti in vista delle elezioni provinciali, dove a votare sono sindaci e consiglieri. Al di là di questo, però, il Pd non può certamente cantare vittoria.

Anche perché non si vede uno straccio di progetto per il rilancio del Partito in Ciociaria. Men che meno si guarda alla possibilità di un congresso autentico, vero, in grado di ristabilire gli autentici rapporti di forza.

Francesco De Angelis è rimasto senza il suo grande avversario, Francesco Scalia, e non ha alcuna esigenza di accelerare su nulla.

Intanto l’ex segretario provinciale Simone Costanzo attacca il reggente Domenico Alfieri, per far capire che lui stavolta non farà parte della grande intesa in vista del congresso.
Resta il punto della leadership dell’area renziana doc, quella che fu di Francesco Scalia. Si profila un duello tra Antonio Pompeo e Nazzareno Pilozzi.

Intanto si avvia a scadenza il mandato di Fabio Melilli, coordinatore regionale, espressione di AreaDem di Dario Franceschini e Bruno Astorre. Per la successione sarà complicato. Si potrebbe arrivare ad una sfida tra il senatore Bruno Astorre e Francesco De Angelis. E il congresso provinciale può attendere le calende greche.

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