Perché Tajani continua a comandare in Forza Italia

L’endorsement a Silvio Berlusconi per il Quirinale arrivato ieri da Antonio Lopez, segretario del Ppe è opera di Antonio Tajani. La strategia. Il ruolo perso da Fiuggi nel dibattito politico.

Sul palco de L’Italia e l’Europa che vogliamo, evento che per anni ha caratterizzato la politica autunnale mettendo Fiuggi al centro del sistema, Antonio López, attuale segretario del Ppe, era di casa. Fortemente voluto da Antonio Tajani, europarlamentare di lungo corso, già presidente dell’aula di Strasburgo e Bruxelles, attuale coordinatore nazionale di Forza Italia.

Non stupisce quindi l’endorsement di Lopez alla candidatura di Silvio Berlusconi alla presidenza della Repubblica. Certamente un atto inusuale: al Quirinale non si viene candidati direttamente e men che meno influiscono le prese di posizioni di esponenti politici di altri Stati, pur se autorevolissimi. Come Lopez. (Leggi qui La soluzione spagnola e quella di Laura).

Ma la strategia comunicativa di Silvio Berlusconi è questa da sempre ed i suoi avversari farebbero bene a non sottovalutarla. Si inserisce in questa strategie l’endorsement fatto dallo chef Gianfranco Vissani negli stessi minuti in cui interveniva Lopez: un messaggio agli addetti ai lavori ed un messaggio al grande pubblico. Nello stesso solco sta la scelta di termini sportivi con cui semplificare la partita, parlando di dream team Draghi – Berlusconi.

Tajani l’apripista

Antonio Lopez Istruz, presidente del Ppe

Nelle scorse settimane il primo ad evidenziare che Draghi doveva restare a Palazzo Chigi è stato Antonio Tajani. Non per caso. E adesso Antonio Lopez rilascia un’intervista a Il Giornale, storico foglio della famiglia Berlusconi, per lanciare il fondatore degli “azzurri” al Quirinale.

Ha detto Lopez: “In tutta onestà e senza enfasi, una presidenza di Silvio Berlusconi con un capo del governo come Mario Draghi sarebbe imbattibile e promuoverebbe l’Italia ancora più della già alta posizione di cui gode. Berlusconi e Draghi farebbero dell’Italia il Paese leader per motivi ovvi: dalla competenza al modo di fare, dalle conoscenze al patrimonio naturale degli italiani, che in questo non sono diversi da noi spagnoli”. Frasi che hanno innescato il tam tam di reazioni interne che hanno rilanciato per l’intera giornata di domenica quel messaggio. (Leggi qui)

Una strategia di persuasione già vista in tutte le fasi cruciali delle campagne elettorali nelle quali Berlusconi è stato protagonista. Un approccio da manuale. Nel quale però si dimentica che ad eleggere il successore di Sergio Mattarella non saranno i cittadini. Ma la politica: quella politica che il Capo dello Stato dovrà arbitrare.

Silvio il rompi schemi

Berlusconi e Tajani

Ci sta tutto. Ci mancherebbe altro. Ma vale la pena fare due considerazioni. Finora i presidenti della Repubblica sono stati esponenti politici sicuramente importanti, ma quasi tutti con un profilo basso. E comunque non divisivi. Però Silvio Berlusconi è abituato a rompere gli schemi.

In secondo luogo in molti, anche all’interno di Forza Italia, continuano a chiedersi da più di un quarto di secolo, perché Antonio Tajani resta sempre nel cerchio magico del comando di Forza Italia. Resta lì perché di lui Silvio Berlusconi si fida ciecamente. Come per Gianni Letta, Fedele Confalonieri, Sestino Giacomoni. Può succedere di tutto, ma Antonio Tajani è rimasto in Forza Italia nella buona e nella cattiva sorte. Sempre. Curando e sviluppando centinaia di rapporti. Come quello con Antonio Lopez.

Fiuggi, in questo senso, è stata uno strategico snodo del dibattito politico nazionale. Epicentro spostato a Viterbo subito dopo la rottura dei rapporti tra Antonio Tajani e Mario Abbruzzese, conseguenza della decisione di uscire da Forza Italia presa dall’ex Presidente del Consiglio Regionale. Un affronto insopportabile, nel modo di Tajani di vedere le cose. Per lui Forza Italia è una questione di pelle, di lealtà, di sangue. È per questo che lui continua a comandare in Forza Italia.

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