Perché Zingaretti non può permettersi una crisi al buio

L’offensiva di Matteo Renzi è forte e a gennaio il Conte bis potrebbe essere archiviato. Sergio Mattarella potrebbe pure non sciogliere le Camere, ma in ogni caso a rischiare di più sarebbe il Partito Democratico. E poi c’è lo scenario della Regione.

Sarà un gennaio politicamente incandescente. Matteo Renzi ha praticamente annunciato la crisi sul Recovery plan. Il leader di Italia Viva ci pensa da tempo, nei prossimi giorni ci saranno aperture e chiusure, ma l’intenzione di archiviare il Conte bis c’è tutta.

L’obiettivo è ridimensionare il Presidente del consiglio e, se possibile, sostituirlo. Non sarà semplice però e il segretario del Pd Nicola Zingaretti lo ha fatto capire bene. Intanto perché una crisi nel mese delle vaccinazioni per la pandemia sarebbe complicata da spiegare agli italiani. E poi perché alla fine sarà il Capo dello Stato Sergio Mattarella a decidere se sciogliere le Camere o meno.

Le preoccupazioni per la crisi

Giuseppe Conte

Nicola Zingaretti però è preoccupato, perché un’accelerazione di questo tipo renderebbe impossibile fare una nuova legge elettorale ponderata. In secondo luogo Base Riformista (gli ex renziani rimasti nel Pd) sono stanchi di dover sottostare ai diktat dei Cinque Stelle e di Giuseppe Conte. Non ne possono più. In terzo luogo la Regione Lazio: Zingaretti non ha alcuna intenzione di portarla ad elezioni anticipate, eventualità che si concretizzerebbe nel caso di elezioni politiche.

È come se ciclicamente si tornasse al punto di partenza, che è quello della contrapposizione proprio tra Nicola Zingaretti e Matteo Renzi. Il primo è diventato segretario del Partito dopo una serie impressionante di sconfitte dell’ex Rottamatore, culminate con quella del 4 marzo 2018, con il Pd sotto il 20%.

Foto © Sara Minelli / Imagoeconomica

La storia della sinistra italiana è fatta di divisioni che hanno portato a sconfitte. In questa fase Nicola Zingaretti vuole avere il tempo per organizzare una coalizione di progressisti per competere con un centrodestra diviso ma organizzato e comunque più forte. Senza considerare che una crisi di Governo a gennaio pregiudicherebbe anche l’esito delle comunali della primavera prossima. Quando andranno al voto città come Roma, Napoli, Milano, Torino, Bologna. Parlamentarizzare la crisi, come vuole Renzi, non è un’operazione né semplice né dall’esito scontato. Non ci sono i numeri per maggioranze diverse, a meno di non riproporre una coalizione gialloverde (Cinque Stelle e Lega). Oppure un Governo sostenuto da quasi tutte le forze parlamentari.

In ogni caso a perderci molto sarebbe il Pd. E Nicola Zingaretti non può permetterselo.

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