L’ira di Picano: «Io bloccato da un sospetto, Quadrini candidato»

«A me hanno negato la candidatura alle Comunali solo perché ero iscritto nel registro degli indagati. Invece a Gianluca Quadrini nessuno dice nulla: anzi lo ricandidano alle elezioni Provinciali». Due pesi e due misure. Tanto differenti che Gabriele Picano è convinto d’avere finalmente individuato la prova tanto cercata. «All’epoca delle elezioni comunali di Cassino si inventarono un pretesto per non mettermi in lista nello schieramento di centrodestra. E’ chiaro che avrei dato fastidio. Preferivano avere solo gente allineata, coperta e gestibile. Con me sapevano che non avrebbero potuto farlo».

Nelle prossime ore terminerà la correzione di una lettera aperta al Centrodestra. Chiede conto delle decisioni prese poco meno di un anno fa. Era il periodo in cui si mettevano a punto le liste per le elezioni Comunali. Picano usciva dal Consiglio Comunale di Cassino e intendeva rientrarci.

Stava organizzando Noi con Salvini. Teneva riunioni, incontrava simpatizzanti, apriva sezioni, assegnava incarichi. Poi da Roma era arrivato lo stop: congelata la sua carica di reggente provinciale, nominato un commissario per tutte le province del Lazio nella persona di Umberto Fusco da Viterbo. A Milano erano arrivate strane voci su alcuni degli incarichi affidati nella regione.

L’arrivo di Fusco rimescola le carte. Anzi, le cambia del tutto. Gabriele Picano da reggente e coordinatore de facto diventa scomodo. Troppo.

Un giorno Fusco gli dice: «Guarda Gabriele, qui c’è un problema: risulti iscritto nel registro degli indagati per la questione dell’aeroporto di Frosinone. E noi siamo molto rigorosi». Gabriele – che a quel tempo credeva ancora nella buona fede – risponde esibendo il certificato penale e quello dei carichi pendenti: zero precedenti, nessun procedimento incardinato, solo un Avviso di Garanzia che per sua natura è appunto a tutela del cittadino indagato.

Nulla da fare. «Gabriele, non possiamo fare niente. Nessun incarico. E nemmeno possiamo candidarti. Se vuoi puoi fare la lista. Noi la presentiamo. Ma tu non puoi candidarti». Nessuno del centrodestra ha mosso un dito. Non una parola. Nemmeno una chiamata per sollecitare un ripensamento.

Non la volevano. E’ chiaro.
«Si sono smascherati con le loro mani – dice Picano – è sotto gli occhi di tutti oggi che si vedono i due pesi e le due misure adottati per me e per Gianluca Quadrini. Nel mio caso c’era solo un avviso di garanzia, lui invece è stato mandato sotto processo. A me fecero di tutto per non farmi candidare. A lui nessuno contesta niente».

Fu un complotto?
«E’ evidente che a qualcuno conveniva non avere in Consiglio una persona capace di contrastare i loro progetti, se non mi fossero piaciuti».

Chi era il mandante?
«Posso solo immaginarlo. So chi è stato l’esecutore. E comunque, una volta che lasciai il movimento, Noi con Salvini venne messo nelle mani di uomini chiaramente riconducibili a Mario Abbruzzese».

Cosa si aspetta, oggi?
«Se il centrodestra vuole salvare un minimo di credibilità, non deve far candidare Gianluca Quadrini. Oppure deve spiegarmi perché con me ha usato un altro peso ed un’altra misura».

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