Piccoli, ma si fanno sentire

Sono i protagonisti del momento: la stragrande maggioranza dei comuni della provincia di Frosinone, quelli con meno di cinquemila abitanti. Non si fa che parlare di loro: il 75% dei comuni ciociari, in cui vive però il 30% della popolazione totale. Di quello che ha fatto la Regione Lazio per loro se n'è parlato a Pofi. E poi, in fondo, la piccola Valle di Comino è un prototipo di Area Vasta

Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

Piccoli ma fondamentali. Perché sono tanti. E saranno strategici: per l’elezione del nuovo presidente della Provincia. E – in misura minore – del nuovo Governatore del Lazio. Dell’importanza dei piccoli Comuni, quelli che di abitanti ne hanno al massimo cinquemila, si è parlato molto in Provincia. È uno dei temi chiave della campagna elettorale per l’elezione del nuovo inquilino di piazza Gramsci che verrà individuato domenica a Frosinone.

Che i piccoli Comuni rappresentino più del 75% del totale (ad oggi 69 delle 91 cittadine provinciali) è stato accentuato anche durante la presentazione dei risultati del Team Frosinone recovery plan: la prima task force del centrosud Italia al servizio anche e soprattutto di paesini e borghi a corto di personale e competenze tecniche.

La sala della Biblioteca di Pofi

Negli altri 22 Comuni, tra cui anche una Ripi appena oltre quota cinquemila (5.055 residenti), vive però il 70% della popolazione provinciale. Per l’esattezza, stando ai dati Istat 2022, ci abitano 320.212 dei 468.438 abitanti totali. Meno di centocinquantamila, ovvero 148.226, risiedono invece nella stragrande maggioranza dei comuni: quelli piccoli.

Di piccoli comuni e borghi montani si è discusso anche nel corso dell’iniziativa tenuta ieri pomeriggio dalla Regione Lazio a Pofi: tra i più grandi di quei 69 piccoli comuni, di cui un quarto sotto alle mille anime. È stato un momento di confronto con sindaci e amministratori di quelle piccole e piccolissime realtà.

Così piccoli che passano in secondo piano

Il focus è stato promosso dal presidente vicario della Regione Daniele Leodori e dalla presidente di Commissione Sara Battisti. Lo slogan è “I piccoli Comuni fanno grande la Regione”: hanno sostenuto con forza che nel Lazio le apposite risorse europee sono state spese più e meglio del resto d’Italia.

Con Leodori e Battisti, nell’occasione, sono intervenuti due giovani sindaci di paese 2.0: quello di casa, Angelo Mattoccia, ed Enrico Pittiglio, primo cittadino di San Donato Val di Comino. È capogruppo provinciale del Pd nonché presidente dell’Unione dei Comuni dell’omonima valle ai confini con l’Abruzzo: un’area vasta in miniatura, dove cinque Comuni li gestiscono insieme la raccolta differenziata dei rifiuti e i servizi scolastici.

Un tema talmente centrale da non passare in secondo piano, nella biblioteca comunale di Pofi, nonostante l’intervento a margine di Leodori e Battisti sulla questione dell’Egato. (Leggi qui «Le poltrone? Ne abbiamo tagliate 96. E lo fece Buschini»).

Piccoli comuni, grandi difficoltà

Daniele Leodori

Le difficoltà quotidiane dei piccoli comuni? Esemplifica la consigliera Battisti: «Carenza di personale, scarsità di risorse per garantire i servizi essenziali, lungaggini amministrative, difficoltà nel portare a compimento le opere pubbliche. Difficoltà alle quali in questi anni abbiamo cercato di dare risposte concrete attraverso strumenti di sostegno e valorizzazione di queste realtà che sono la linfa vitale del Paese e della nostra Provincia».

Come? Tanto con la tutela del patrimonio culturale, investendo due milioni di euro tra 2019 e 2021, quanto con il fondo di compartecipazione per le spese relative alle Residenze sanitarie assistenziali. La Regione ha poi messo a disposizione dei piccoli comuni un altro milione e mezzo per l’acquisto di bus e scuolabus, quasi otto milioni per gli interventi contro il dissesto idrogeologico dei comuni montani.

Un credito poi, grazie a un’operazione da quindici milioni, anche per lo sviluppo e la competitività delle loro piccole e medie imprese. Da qui l’implementazione dello smart working, soprattutto nella fase dell’emergenza sanitaria.

Giovani sindaci sul pezzo

Angelo Mattoccia, sindaco di Pofi

«Sono servizi sanitari capillari a portata dei cittadini – dice a riguardo Sara Battisti -. Sono solo alcune delle misure che abbiamo messo in campo e che una nuova generazione di amministratori locali ha saputo cogliere per mantenere vive queste realtà».

Concorda con Leodori quando dice che la strada è ancora lunga. Il presidente vicario, traghettatore della Regione di Zingaretti a nuove elezioni, sa che «si deve lavorare per costruire una comunità regionale capace di fare sistema ragionando su una visione complessiva che rispetti l’identità di ciascun luogo».

Un’unione, non una fusione di Comuni. «Se oggi siamo questa comunità che sa confrontarsi e trovare soluzioni – conclude la consigliera Battisti, in via di ricandidatura alle elezioni regionali – è per il lavoro di questi anni, è perché siamo quello in cui crediamo». (Leggi qui Si ricandida Sara: una, nessuna, cento donne).

Valle di Comino prototipo di Area Vasta

Enrico Pittiglio (Foto © Matteo Ernesto Oi)

Il sindaco Enrico Pittiglio, dal canto suo, ringrazia anche per conto della Valle di Comino: «Bene la Regione che in questi anni ha sostenuto i piccoli Comuni sia dal punto di vista dei fondi sia a livello di semplificazione burocratica. Resta tanto da fare, ma siamo sulla medesima strada e sullo stesso concetto per le Unioni dei Comuni. Nonostante la riforma in atto delle comunità montane, è estrema la sensibilità dimostrata».  

Nessun campanilismo, niente problemi sul nome, come successo con l’ormai rispolverato progetto di città intercomunale fatto realizzare da Unindustria Frosinone. Non andava bene ai sindaci del circondario quando era Grande Capoluogo, arrivando a spacciarla per una vera e propria fusione tra comuni, ma ora ha messo d’accordo tutti politicamente con il nome di Area Vasta. Eppure spesso il campanilismo viene associato proprio ai piccoli comuni.

Le parole, del resto, sono importanti. “Grande Capoluogo” dà l’idea di una Frosinone allargata: oltreconfine è nata in tutta risposta la lista “Grande Ceccano” di Riccardo Del Brocco, l’odierno assessore all’ambiente che critica ora anche l’Egato: l’Ente di gestione dell’ambito territoriale ottimale, corrispondente con la provincia di Frosinone, composto dai 91 comuni con le loro quote definite dalla propria popolosità.

Area Vasta ed Egato: l’unione fa la forza?

Mauro Buschini, neo presidente dell’Egato Frosinone, l’ente di gestione dei rifiuti

Nell’Egato, ormai presieduta dal consigliere regionale dimissionario Mauro Buschini, i Comuni non hanno eguali quote come nella Saf: la Società ambiente Frosinone, l’azienda composta dalla Provincia e dai comuni per il trattamento meccanico-biologico dei rifiuti, il recupero delle materie prime e anche la loro trasformazione in energia. (Leggi qui Egato, Del Brocco: “Contro le poltrone del Pd si doveva agire prima”).

Anche rispetto all’Egato la Valle di Comino si è presentata in formato extra e detiene il 2.64% di un ente in cui Frosinone primeggia con oltre il sette percento. E, visto che ora i protagonisti sono i piccoli comuni, è doppiamente giusto citarli tutti e dieci: anche Acquafondata, Belmonte Castello, Gallinaro, Picinisco, Settefrati, Terelle, Vicalvi, Villa Latina e Viticuso.    

Con “Area Vasta” del Frusinate, invece, si mette tutti dichiaratamente sullo stesso piano: quantomeno le dirette interessate Alatri, Ceccano, Ferentino, Veroli, Torrice, Supino e Patrica.

L’Area Vasta del Frusinate

Il sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli

Otto Comuni, incluso il Capoluogo, potrebbero far nascere una Valle di Comino in versione large: un’Area Vasta da 150 mila abitanti in cui tutti i servizi diventerebbero intercomunali.

A Frosinone il sindaco Mastrangeli ha voluto far nascere una Commissione speciale in materia. È l’unica presieduta da un esponente di opposizione, il consigliere del Psi Vincenzo Iacovissi, da anni fervente sostenitore coi Socialisti del progetto di Unindustria.

Mastrangeli, candidato alla presidenza della Provincia, ha rivolto nel mentre proprio un messaggio ai piccoli comuni: «La Provincia dovrà avere un ruolo centrale e finora del tutto inedito. Fare da raccordo e sviluppare progetti che coinvolgano più Comuni, come se fossero un’immensa area metropolitana». È la risposta alla “Casa dei Comuni” di Pompeo.

Presto, tra le elezioni provinciali 2022 e regionali 2023, si discuterà ampiamente di area vasta. A fare scuola, intanto, sono i piccoli comuni. Piccoli, ma si fanno sentire.

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