Piegati sullo smartphone mentre tutto intorno a noi brucia

Senza ricevuta di Ritorno. La raccomandata del direttore su un fatto del giorno. Viviamo connessi. ma non da un maledetto smartphone. Gli abusi di uno ora hanno conseguenze per tutti. E non si può restare indifferenti

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Ci hanno cambiato la vita. In pochi centimetri di spazio c’è quello che occupava un’intera stanza quando eravamo bambini. C’è il televisore, c’è il computer che legge la posta e per scrivere le cose, c’è la macchina fotografica e pure la possibilità di ritoccare gli scatti, c’è la musica, l’oroscopo e qualcuno ci osserva gli aerei in volo. Ci puoi prenotare il treno, pagare la benzina e farti con discrezione i fatti degli altri.

È normale che ci abbiano cambiato la vita. E che stiamo sempre con lo smartphone in mano, ora per un motivo, ora per un altro.

I sociologi dicono che viviamo connessi. Considerazione vera. Che diventa monumento alla stupidità nel momento in cui si voglia far credere che sia una novità. Perché eravamo connessi pure prima: anche quando non avevamo lo smartphone e per chiamare gli amici dovevamo andare a casa loro e suonare al campanello. Solo che non ce n’eravamo accorti. Ma anche prima, ogni cosa che facevamo, coinvolgeva gli altri.

Lo shampoo del vescovo

Ambrogio Spreafico

A ricordarcelo, a brutto muso, è stato il vescovo di Frosinone Ambrogio Spreafico: uno che se leggi la Bibbia, qualunque edizione, trovi il nome suo sulla metà delle note di spiegazione.

Dall’altare ha detto «Siamo talmente impregnati di noi stessi, che ci comportiamo come se gli altri non esistessero. Ci sono persone che parlano, urlano, camminano, guidano, senza accorgersi di non essere gli unici abitanti del pianeta terra. Per cui ti urtano, gridano, si arrabbiano, sparlano degli altri, si lamentano, come se non esistessero che loro. E riversano sugli altri la loro insoddisfazione. L’io assoluto non esiste. Noi siamo sempre connessi, nonostante a volte non ci piaccia, anche quando siamo soli, anche quando non siamo sui social. Gli altri esistono e li devi ascoltare».

Dove voleva arrivare il vescovo Spreafico? Ai nostri figli. Ai quali stiamo togliendo l’unica Terra che abbiamo. Dissestata dall’egoismo umano. Dai nostri comportamenti: perché se butto l’immondizia in mezzo alla strada sto inquinando anche la Terra degli altri; se non chiudo il rubinetto sto consumando anche l’acqua degli altri; se consumo troppa energia, sto inquinando l’aria che respireranno pure gli altri. Ecco perché siamo sempre connessi: perché qualunque cosa facciamo, coinvolge pure gli altri.

Sordi e indifferenti

Foto: Gerhard / Blende12

Ma noi . ha detto il vescovo – stiamo diventiamo sordi! Che importa a me? Non è certo colpa mia se le cose stanno così! E allora continuiamo nell’indifferenza a non prendere posizione, a non schierarci. Ma davanti alla violenza e alla smania di possesso si deve prendere posizione. Perché siamo connessi e il male di uno ricade su tutti, l’indifferenza di uno fa male a tutti.

Ma noi eravamo piegato sullo smartphone e non lo avevamo capito.

Senza Ricevuta di Ritorno.

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