Pierpaola, addio con gli occhi lucidi. Aliquò? Gli piace farsi dare del tu

Alla presenza di D'Amato il passaggio di testimone dal “Direttore ciociaro” D’Alessandro, come l’hanno accolta gli impiegati frusinati nei nuovi uffici al Campidoglio, al nuovo manager siciliano Aliquò

Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

Il governatore Nicola Zingaretti l’aveva nominata Direttrice Generale della Asl di Frosinone il 2 novembre 2020: quando a livello provinciale si erano registrati 355 nuovi casi e tre morti con Covid. Oggi, a distanza di oltre un anno e mezzo, il classico bollettino giornaliero ha riportato 144 positivi e zero decessi.

Grazie alla vaccinazione stiamo ormai convivendo con il Coronavirus. In Ciociaria grazie all’Azienda sanitaria guidata dalla manager Pierpaola D’Alessandro.

Nel primo pomeriggio di oggi, alla presenza dell’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato, il testimone è passato simbolicamente all’architetto-romanziere Angelo Aliquò: un dg a cui piace «farsi dare del tu come fanno qui in Ciociaria». Perché lui è palermitano, arriva dalla Asp di Ragusa: l’Azienda sanitaria più a sud d’Italia. E lì in Sicilia, notoriamente, si usa addirittura il voi per dare del lei. “Addirittura”, ovviamente, a detta dei ciociari. (Leggi qui Aliquò, l’architetto romanziere per la Asl di Frosinone)

La Sanità ciociara post Covid

Angelo Aliquò, neo dg della Asl di Frosinone

Aliquò, uomo d’altri tempi. Fare garbato e amichevole, ha sottolineato che per lui ambiente e salute viaggiano di pari passo. «La sostenibilità ambientale come prevenzione», ha lanciato come slogan. Ha detto che ha «già ricevuto due o tre e-mail di cittadini con toni aggressivi, ma siamo pagati per alleviare i problemi alle persone. A volte basta davvero soltanto una risposta, ma i miracoli non sono capace di farli».

Il tutto mentre Alessio D’Amato aveva già assicurato che «siamo pronti per la Sanità post Covid». E che «ci sono tutte le condizioni per il Dea di Secondo Livello all’ospedale Spaziani di Frosinone entro fine anno». Cioè per attivare quella serie di reparti per i casi gravi d’urgenza ed emergenza che oggi sono solo a Roma. Anche perché il prossimo anno ci sono le Elezioni Regionali ed è tanto atteso un più alto livello di complessità delle unità operative del nosocomio del Capoluogo. Non serve dirlo ai consiglieri regionali del Pd Mauro Buschini e Sara Battisti, che hanno assistito all’avvicendamento D’Alessandro – Aliquò.

Ma sia chiaro: «Il Dea di secondo livello non è solo una bollinatura, ma servono tecnologie e professionisti – ha precisato D’Amato -. Si deve procedere all’applicazione immediata dell’atto aziendale e ai diciotto concorsi per riempire le Unità operative complesse». L’Assessore è in trance agonistica da oltre due anni: ha voluto pressare leggermente il nuovo Direttore generale. Il quale ha già capito l’aria ed annuncioato: «la Asl è una macchina a cui bisogna rifare le cinghie».

Il tris servito da D’Amato

L’assessore D’Amato con la Direzione strategica della Asl e l’ex manager D’Alessandro

A proposito di ambiente e salute, bisogna anche terminare le analisi e le eventuali bonifiche del Sito di interesse nazionale della Valle del Sacco. Nell’attesa, però, l’assessore D’Amato ha calato un pesante tris: «Nella Asl Frosinone mille assunzioni fatte, 51 milioni di euro per il potenziamento della Sanità, impegno per le stabilizzazioni degli assunti per l’emergenza Covid».

Perché con la fine dell’emergenza Covid è finito anche il contratto di medici, infermieri e amministrativi ingaggiati per fronteggiare la situazione. Quel personale però, è quello che ha sinora assicurato il livello adeguato di assistenza. Per questo dovrebbero essere in organico normalmente. Che succede ora che l’emergenza è finita ed i contratti sono scaduti? L’assessore D’Amato aveva preso l’impegno a stabilizzarli tutti e in tutto il Lazio. Ora che ci sono i fondi, ha detto di procedere.

Ad Aliquò, nel corso della conferenza stampa, il delegato di Zingaretti alla Sanità si è appellato affinché si proceda il prima possibile in tal senso. Ma soprattutto, riferendosi alla staffetta tra la D’Alessandro e il successore, ha parlato di «una continuità plasticamente rappresentata da questa conferenza stampa». Aggiungendo poi: «Serve stabilità per proseguire il lavoro». La stessa D’Alessandro ha definito lei e Aliquò «un unicum». Lui ha detto di averle chiesto consigli.

Aliquò: «Sapere pure dove stanno le scope»

Aliquò con le direttrici Simona Carli ed Eleonora Di Giulio il giorno dell’insediamento

Aliquò, dal canto suo, ha contro-richiesto a D’Amato: «Bisogna avvicinarsi alla gente, convincerli ad affidarsi al nostro sistema sanitario». «Tanto, come suggeriva un saggio, da andare a vedere in ospedale dove sono persino le scope», si è presentato così il nuovo Direttore.

Nei giorni scorsi un bel giretto in incognito nelle strutture ospedaliere provinciali: «Qualcuno sapeva chi ero, ma volevo vedere la situazione in prima persona». Chiaro: è il Capitano di una nave ed è andato a vedere con che cosa deve salpare. Ma ha detto esplicitamente di conoscere molto bene la realtà. Al punto da aver «ricopiato la Sanità del Lazio» con la Asp ragusana: perché ha fatto suo il sistema anti ictus.

Aliquò, d’altronde, ha confermato la restante Direzione Strategica firmata D’Alessandro: la direttrice sanitaria Simona Carli e quella amministrativa Eleonora Di Giulio. Che erano sedute in prima fila ad ascoltare la “loro” Direttrice ciociara d’adozione e il “loro” Direttore siciliano già ambientatosi a perfezione.

Post D’Alessandro: «Paura? No, entusiasmo»

D’Amato, D’Alessandro e Aquilò in conferenza stampa

Aliquò ha raccontato il suo primo aneddoto in salsa ciociara: «Sono andato a una cerimonia a Veroli e un sindaco mi ha chiesto se avessi paura di sostituire la D’Alessandro? Paura? Entusiasmo invece. Sono qui per portare esperienze e arricchirmi». Tutto, dunque, nel segno della continuità. Ma Aliquò non vuole più «una Sanità solo come territorio ma anche come rapporti con tutti quanti i Comuni». Accentuando indirettamente, quindi, che finora non ci sono stati.

A dirla tutta anche Pierpaola D’Alessandro ha detto loro due sono «abbastanza simili». Le eredità sono così: c’è chi lascia qualcosa e chi se la prende e fa quel che vuole. Aliquò, però, sa bene cosa ha ereditato: «Nell’ultimo atto aziendale ci sono salute e ambiente insieme, è un’azienda in piena corsa in una Regione che vuole investire sulla Sanità». Messa così molto meglio.

La D’Alessandro? Si è mantenuta in disparte, semplicemente perché non era la sua giornata e non voleva rubare la scena. Durante la conferenza stampa ha ribadito «il grande lavoro di squadra e la prossimità coi cittadini durante l’emergenza». È sempre lei: quella del noi invece che dell’io.

«Roma è Roma, però Frosinone…»

L’ex manager della Asl Pierpaola D’Alessandro

Ma alla fine Pierpaola D’Alessandro si è lasciata convincere e andare: ha raccontato un aneddoto capitolino, perché i ciociari stanno ovunque, e ha trattenuto a stento le lacrime. «Roma rimane Roma, ma Frosinone rimane nel cuore», ha detto la ciociara acquisita promossa a vicedirettrice di un settore strategico del Campidoglio: Servizi alla Persona e per la Salute. A Roma è stata accolta festosamente da tanti dipendenti frusinati. Anche un centrino, fatto a mano da una signora, con su scritto “Direttore ciociaro”.  

Flashback. La Sanità ciociara è stata traghettata in mezzo alla tempesta pandemica prima da Stefano Lorusso – promosso a capo della segreteria tecnica del Ministro Speranza – e poi dalla facente funzioni Patrizia Magrini: a seguire direttrice sanitaria dell’Azienda ospedaliera San Giovanni di Roma. A cinque mesi e mezzo dall’addio di Lorusso, dopo la gestione della Magrini, diventò Manager la già direttrice amministrativa D’Alessandro.

In un anno e mezzo ha insegnato, e non solo all’interno della Asl, a dire “noi” invece di “io”. E sarà per i modi cordiali, pure per quell’accento emiliano, che i ciociari hanno imparato a volerle bene.

La Asl: di eccellenza in eccellenza

Alessio D’Amato e Pierpaola D’Alessandro

Nel settembre 2021 la D’Alessandro è stata nominata membro del team della Regione Lazio per l’attuazione della Missione 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr): per occuparsi, nello specifico, di innovazione, ricerca e digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale.

E diciamolo una volta tutti, al di là della Politica, con fierezza: la Asl di Frosinone, mentre esplodeva la pandemia, è diventata un’eccellenza nazionale nella Telemedicina. Se proprio serve, si va in ospedale o dal medico di famiglia. Altrimenti la Sanità si collega direttamente al pc di casa o allo smartphone dei pazienti per terapie e quant’altro.

Ancora prima, nel mese di luglio, Isola del Liri le ha conferito la cittadinanza onoraria. In tanti si sono chiesti perché non abbia fatto altrettanto il Capoluogo ciociaro. Perché la dottoressa D’Alessandro, laureata in Giurisprudenza, specializzata in Diritto delle Comunità Europee e formatasi come Manager, è riuscita a farsi adottare dopo un anno e mezzo.

Non voleva rubare la scena…

Il Campidoglio

A margine della conferenza stampa, convinta a rilasciare dichiarazioni perché non voleva rubare la scena, ha raccontato com’è stata accolta nei suoi nuovi uffici al Campidoglio: è diventata vicedirettrice generale dei Servizi alla Persona e per la Salute. «Ecco la nostra direttrice», hanno gridato gli impiegati ciociari accogliendo l’ormai ex dg della Asl di Frosinone.

Non solo, tanto da farle diventare lucidi gli occhi: «Un pacchetto di una signora, una cittadina della provincia di Frosinone, che mi ha fatto un centrino con su scritto “Direttore ciociaro”. È qualcosa che conserverò a lungo e indica un rapporto molto bello con la cittadinanza».   

Forse neanche lei si rende conto davvero di quanto la Ciociaria le sia riconoscente. «È indubbio che resterò legata a questo territorio. Me ne sono accorta passando dalla Provincia alla Capitale, c’è un legame forte. Sono stata il “Direttore del Covid”, quindi sono anni davvero indimenticabili per tutti. Il legame è stato incredibile, sia professionale sia emotivo, con la popolazione. È indubbiamente qualcosa che mi porto dietro».

… ma non ci è proprio riuscita

Un’intervista a Pierpaola D’Alessandro, neo vicedirettrice del comparto Servizi alla persona e salute di Roma Capitale

La D’Alessandro ha parlato anche del rapporto con D’Amato: «Stretto e fiduciario». E poi l’eredità lasciata ad Aliquò: «L’esperienza di Frosinone ha tante punte di orgoglio. L’ho vista crescere davvero molto, anche nel rapporto con i servizi per il cittadino, a cui tengo moltissimo. Sono soddisfatta e penso di lasciare un testimone in corsa. Non siamo arrivati assolutamente a un traguardo».

A proposito del passaggio di testimone: «È una staffetta che si fa tra direttori, però sono molto contenta di lasciare il testimone ad Angelo Aliquò, sicuramente l’elemento di più continuità con Pierpaola D’Alessandro. Siamo un unicum e quindi sono certa che proseguirà un lavoro che è rafforzato e profondo».

Infine, commuovendosi un po’, il saluto finale alla Ciociaria: «Adesso a Roma si parla tanto della Asl di Frosinone e io ne sono fiera, quindi è una cosa molto bella ed era un obiettivo che mi era posta. Spero davvero che diventi una delle prime Asl. Roma rimane Roma, ma Frosinone rimane nel cuore».

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