Pietro Mennea, il ricordo di un campione in pista e non solo

[MENNEA DAY] Giovedì Cassino celebra la "Freccia del Sud" a quarant'anni dal record di 19" 72. Il legame con il basso Lazio parte da lontano tra allenamenti, primati e tanto studio

Alessandro Salines
Alessandro Salines

Lo sport come passione

Da lassù li osserverà con sguardo severo ma in fondo fondo bonario. E magari borbotterà qualche mezzo rimprovero. Pietro Mennea non amava le luci della ribalta, le celebrazioni, le cerimonie e i salamelecchi. La “Freccia del Sud” era un cultore del lavoro, della fatica, dell’allenamento maniacale e dello studio. Era schivo ma orgoglioso. Il tipico orgoglio di quei meridionali che si sono fatti da solo spaccandosi la schiena dalla mattina alla sera.

Campione, recordman, politico, avvocato, docente universitario, scrittore e dirigente sportivo. Insomma non si era fatto mancare niente fino a quel maledetto 21 marzo del 2013 quando morì a soli 60 anni a causa di un terribile tumore al pancreas. 

Pietro Mennea

Giovedì sarà il suo giorno, il “Mennea Day”, e sotto sotto sarà fiero che in tutta Italia sarà celebrato il leggendario record dei 200 metri di 19″.72 centrato il 12 settembre del 1979 a Città del Messico. Un tempo fantastico (ancora primato europeo) e battuto soltanto nel 1996 da Micheal Johnson che ai trials per i Giochi Olimpici lo abbassò a 19″66. A distanza di 40 anni dunque il mondo dello sport e non solo scenderà in pista per ricordare uno dei più grandi atleti del mondo.  

Il legame con Cassino e il basso Lazio

Lo stadio “Gino Salveti” per il settimo anno di fila sarà teatro del “Mennea Day“, organizzato come sempre dal Cus Cassino. E non è un caso. Il 22 marzo del 1983 sulla pista dell’impianto cassinate il campione stabilì il record mondiale dei 150 metri: uno straordinario 14″8 che ancora resiste nel tempo. Il 14″35 conquistato da Usain Bolt a Manchester il 17 maggio del 2009 infatti non è stato omologato perché ottenuto su una pista rettilinea. E in onore di quell’impresa l’anello del “Salveti” il 13 maggio del 2013 è stato intitolato proprio a Pietro Mennea.

Inoltre il velocista azzurro a Cassino aveva studiato per alcuni anni all’Isef, l’Istituto Superiore di Educazione Fisica cioè quello che poi è diventato la Facoltà di Scienze Motorie. Un legame dunque forte con la città e l’intero basso Lazio se si pensa che a partire dal 1968 ha vissuto a Formia nel centro di preparazione olimpica “Bruno Zauli” dove ha costruito tutti i suoi trionfi. E in tanti ricordano anche Mennea scrittore a Frosinone dove il 16 ottobre del 2009 presentò il suo libro “19”72 – il record di un altro tempo”. 

La staffetta

Pietro Mennea © Carlo Carino / Imagoeconomica

Giovedì pomeriggio alle 16.30 scatterà la staffetta. Duecento atleti per duecento metri. Sarà aperta a tutti e per iscriversi basterà versare un contributo simbolico di 2 euro che andranno alla fondazione “Pietro Mennea Onlus”, impegnata in progetti di solidarietà. La pettorina numero uno sarà di Donato Formisano, presidente della Banca Popolare del Cassinate che sostiene la manifestazione. Farà la staffetta con il professor Giovanni Betta, rettore dell’università, il quale a sua volta passerà il testimone al sindaco Enzo Salera, al debutto in questa kermesse. Con lui anche assessori, consiglieri ed esponenti politici di ogni livello e colore.

Parteciperanno poi scuole ed associazioni. Presenti inoltre l’olimpionico Laurent Ottoz, il campione paralimpico Giuseppe Campoccio e lo scudettato nel salto triplo Samuele Cerro, portacolori del Cus Cassino.

Ormai, un po’ come la maratona di primavera, anche il Mennea day sta diventando una tradizione e un appuntamento irrinunciabile per le famiglie che partecipano anche con i loro piccoli – dice il professor Carmine Calce, presidente del Cus Cassino – Il Mennea day è una giornata per correre insieme, anche senza cronometro, per interpretare liberamente, ognuno a modo suo, quei 200 metri legati indissolubilmente alla Freccia del Sud“. 

Un fuoriclasse in pista e non solo

Pietro Mennea

Pugliese di Barletta, classe 1952, Pietro Mennea è stato uno dei velocisti più forti della storia dell’atletica leggera mondiale. Si racconta che a 15 anni lungo uno stradone di Barletta gareggiò e vinse contro una Porsche ed un Alfa 1750 sui 50 metri. Leggende.

Allenato dal tecnico marchigiano Carlo Vittori ha collezionato record, medagle e titoli tra i quali quello olimpico ed europeo. Il primato italiano sui 100 metri di 10″01, fissato nel 1979, gli è stato tolto solo un anno fa da Filippo Tortu. Finora è l’unico duecentista del pianeta ad aver conquistato quattro finali olimpiche di fila (dal 1972 al 1984). Una carriera fantastica costruita sul talento ma anche e soprattutto con il lavoro quotidiano in pista. “Mi sono sempre allenato per 5-6 ore al giorno alternando lo studio – confessò Mennea in un’intervista – Ma se potessi tornare indietro mi allenerei anche per 8-10 ore. Credo che solo con il lavoro si possano raggiungere certi risultati“. 

Mennea è stato uno sportivo molto amato e popolare. Le sue gare tenevano incollati milioni di italiani davanti alla tv. La partenza lenta e poi la prepotente rimonta fino alla vittoria con il dito alzato infiammavano il pubblico. Pietro piaceva perché era un uomo normale che grazie al sacrificio e alla forza di volontà era riuscito a raggiungere traguardi insperati. Aveva sfidato e battuto i velocisti neri ritenuti inavvicinabili.

Nell’immaginario collettivo Mennea è ancora oggi uno dei simboli dello sport italiano. Viene citato in canzoni e film. La Rai gli ha dedicato una miniserie “Pietro Mennea”-La Freccia del Sud”, diretta da Ricky Tognazzi. Portano il suo nome lo stadio dei Marmi di Roma, le piste d’atletica di Cassino e Caserta, una stazione della metropolitana di Londra e il primo treno Frecciarossa entrato in funzione nel 2015.  

Pietro Mennea allo stadio Bruno Zauli di Formia durante l’allenamento con Carlo Vittori © Nino Leto

Ma Mennea è stato un fuoriclasse anche lontano dalle piste d’atletica. Quattro lauree (giurisprudenza, scienze politiche, lettere e scienze motorie), è stato europarlamentare e deputato. Avvocato di successo, commercialista, docente universitario, scrittore e per un periodo direttore generale della Salernitana. Come legale, insieme alla moglie Manuela Oliveri, si è occupato di class action negli Stati Uniti per difendere alcuni risparmiatori italiani finiti nel crac della Lehman Brothers.

Generoso e impegnato nel sociale aveva fondato una onlus per effettuare donazioni e assistenza ad associazioni impegnate nella ricerca  medico-scientifica. Ma la vera forza di Mennea era il coraggio delle idee. Era scomodo e andava spesso controcorrente come quando si disse contrario alla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020. Ma le sue battaglie non erano portate avanti per partito preso o populismo spiccio ma erano frutto di rigorosi studi e approfondimento. 

Ha combattuto con lucida ferocia il doping con cui era entrato in contatto nel 1984. Dopo due iniezioni di ormoni della crescita (all’epoca comunque sostanze lecite), si ritirò dall’attività vinto da una profonda crisi di coscienza. “Ho capito che nella mia vita stavo cercando tutto tranne che quello“, rivelò anni dopo in un’intervista a La Repubblica.

Mennea era questo: un campione assoluto con lo sguardo severo ma in fondo fondo bonario.