Il patto Storace – Salvini dietro la candidatura di Sergio Pirozzi (di A.Porcu)

Il patto segreto che collega Salvini con Storace per la candidatura di Pirozzi alla Regione Lazio. La doppia battaglia di Fratelli d'Italia.

C’è un patto dietro alla candidatura di Sergio Pirozzi alla guida della Regione Lazio. È il patto che unisce a filo doppio l’ex governatore Francesco Storace ed il leader della Lega Matteo Salvini. Proprio quel patto, invisibile al pubblico ma concreto per tutti gli addetti ai lavori, a fermare Giorgia Meloni. Perché sente sul collo il fiato leghista, riconosce nell’ombra la manovra condotta da Storace e dall’ex sindaco della Capitale Gianni Alemanno: sa che se non la blocca o almeno la gestisce ne verrà stritolata.

 

Matteo Salvini è stato il più entusiasta tra i leader presenti l’altra sera al Tre Fontane dove Sergio Pirozzi ha presentato il suo libro. (leggi qui ‘Pirozi il (non) candidato fa il pienone: ma Forza Italia non c’è’) A quella convention Forza Italia ha mandato nessuno, solo il capogruppo alla Provincia di Frosinone Gianluca Quadrini si è imboscato ma «a titolo personale, sono amico di Sergio da prima del terremoto: lui è stato come me presidente di Comunità Montana». Forza Italia non c’era per la stessa ragione che sta agitando i pensieri di Fratelli d’Italia e della sua leader. il principale sponsor politico del sindaco di Amatrice.

 

Matteo Salvini lo ha capito. Così come ha capito che l’alleanza con Francesco Storace potrà portargli quei voti del Centro Italia capaci di legittimare le sue pretese dopo il voto: mettersi a capo del Centrodestra che sorgerà dalle macerie del dopo Berlusconi.

Non è un caso che il leader leghista fosse presente con il suo coordinatore regionale del Lazio Francesco Zicchieri, non è stata una distrazione che si sia lasciato sfuggire quanto vedrebbe bene il sindaco di Amatrice a guidare il suo Movimento in tutto il Centro Italia. Nemmeno è una coincidenza la figura femminile sul palco a porgere le domande a Pirozzi: Elisa Isoardi, fidanzata ufficiale di Matteo Salvini.

Serve un indizio più ‘politico’? È sufficiente sfogliare le recenti dichiarazioni di Sergio Pirozzi a proposito dei referendum autonomisti in Lombardia e Veneto: è favorevole perché – ha sostenuto – l’autonomia responsabilizza i territori. Non è proprio la posizione del suo Partito: Fratelli d’Italia che invece ha l’orticaria soltanto a sentire parlare di quelle votazioni.

Francesco Storace si sfrega le mani nell’ombra e si prepara ad assaltare la destra per diventarne il leader più autorevole. Fratelli d’Italia invece cerca una strategia per impedirglielo e bloccare il suo uomo da Amatrice sulla via della Pisana. Alternative? L’unica carta da poter giocare è Giorgia Meloni che di farsi impallinare alle regionali nemmeno ci pensa. Per due ordini di motivi. Il primo: ha fatto il ministro, il vicepresidente della Camera, è stata candidata premier, se nella sua mente ci fosse la Regione Lazio nel 2018 anziché un ministero sarebbe doveroso accompagnarla di corsa sul lettino psichiatrico del professor Ferrauti. Il secondo motivo: se anche si candidasse alle Regionali non è detto che Storace non schieri comunque Pirozzi, generando una conta fratricida dalla quale comunque uscirebbe massacrata: se vince ha il confronto diretto comunque non ha ottenuto l’unità indispensabile per vincere il vero obiettivo e cioè le elezioni, se perde il confronto diretto è la sua fine politica.

 

Proprio per questo Giorgia Meloni non vuole lo scontro, non vuole Pirozzi, non vuole nemmeno lasciare le impronte sulla mina su cui si spera possa saltare. Il sindaco di Amatrice lo sa. Lo ha detto con chiarezza al governatore della Liguria Giovanni Toti, ascoltassimo da Silvio Berlusconi. che lo prelevò dal Tg4 e lo fece direttore di Studio Aperto, poi lo portò come suo portavoce a palazzo Grazioli.

Pirozzi e Toti si sono visti ad Amatrice nelle ore scorse per una donazione da 50mila euro della Liguria alle popolazioni terremotate. Il municipio di Amatrice è un prefabbricato e da fuori si sente tutto. Al netto delle parolacce e degli aggettivi, il sindaco ha tuonato: «È lei, è colpa sua». Seguono una serie di aggettivi con cui descrivere «lei»: Giorgia Meloni. Urla: «E’ colpa sua: non mi vuole, preferisce perdere. Ma deve dirlo!».

 

Pirozzi sa bene che il vero terreno di battaglia è il ‘suo’ centrodestra, i sondaggi dicono che invece contro il centrosinistra, in caso di candidatura, non sarà una passeggiata di salute ma nemmeno una traversata nel deserto. Lo spartiacque sarà il 5 novembre dopo le elezioni in Sicilia.

 

O Giorgia Meloni e Forza Italia disinnescano prima Sergio Pirozzi oppure diventerà impossibile fermare il suo patto d’acciaio con Francesco Storace e Matteo Salvini.

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