Pirozzi il (non) candidato fa il pienone: ma Forza Italia non c’è

C'erano tutti alla presentazione del libro di Sergio Pirozzi all'Eur: pienone di big e di folla. Messaggio per Forza Italia. Che è stata l'unica assente

C’erano tutti. Ma non Forza Italia. Al Salone delle Tre Fontane all’Eur, alla presentazione del libro del sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, sono arrivati il leader leghista Matteo Salvini e di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni accompagnata dal capogruppo a Montecitorio Fabio Rampelli. C’era l’ex governatore del Lazio Francesco Storace che lo vedrebbe come suo successore. C’era l’ex sindaco di Roma Capitale Gianni Alemanno.  Ma non sono mancati nemmeno i big del centrosinistra: il presidente della Regione Nicola Zingaretti ed il presidente del Consiglio regionale Daniele Leodori.

 

FORZA ITALIA LA GRANDE ASSENTE

Mancava solo Forza Italia. A meno di non voler contare il capogruppo alla Provincia di Frosinone Gianluca Quadrini, intervenuto come amico personale del sindaco Sergio Pirozzi: da Presidente della Comunità Montana di Arce ha organizzato una dozzina di carovane d’aiuti per Amatrice.

Eppure li aveva invitati. Lo dice il sindaco – scrittore – candidato in pectore del centrodestra alla guida della Regione. «Colgo l’occasione per dire che io oggi ho invitato tutti i leader dei partiti nazionali. Matteo Renzi mi ha risposto e mi ha detto che stava sul treno. Ho sentito anche Luigi Di Maio, mi ha detto che era in Sicilia e non poteva venire. Ho invitato Giorgia Meloni, che era venuta ad Amatrice, Matteo Salvini, che pure era venuto ad Amatrice, Antonio Tajani mi ha detto che era impegnato e ho invitato anche Nicola Zingaretti, il presidente e vicepresidente del consiglio regionale, questo lo dico per sgombrare il campo dalle polemiche».

Li avrà invitati. Ma loro in sala non c’erano. Un segnale chiaro: non voglio benedire in alcun modo la fuga in avanti fatta nelle settimane scorse. A Palazzo Grazioli conoscono benissimo la tattica: negare sempre, in modo da stare sotto i riflettori senza essere candidato, diventando poco alla volta il leader di fatto d’una coalizione che tarda a formarsi.

Non è un caso che Forza Italia non ci sia. nei giorni scorsi il coordinatore regionale Claudio Fazzone, il consigliere regionale Mario Abbruzzese e poi tutti gli altri in ordine sparso hanno detto che la candidatura alla guida del Lazio tocca a Forza Italia. Ma il candidato non lo hanno ancora trovato.

Più tardano e più Pirozzi occupa lo spazio; senza essere candidato ma diventandolo poco alla volta.

Non è un caso nemmeno che i sondaggi lo diano ad oltre il 20% senza nemmeno avere cominciato la campagna elettorale. Come non è un caso che per la presentazione del libro ‘La scossa dello scarpone. Anatomia di una passione sociale‘, il Salone delle Tre Fontane all’Eur sia pienissimo. Decine di persone sono state costrette a rimanere in piedi.

Come mai tanta gente? «Io ho avuto un buon rapporto con tutti, posso dire grazie a tutti i leader che hanno rispettato il dolore della mia terra, nessuno di loro si è permesso di speculare».

 

STORACE: È IL CANDIDATO GIUSTO

«Che io sia un estimatore di Pirozzi è indubbio però non basta solo il mio consenso. Tra l’altro è lui che deve decidere che cosa vuole fare. Se sarebbe la persona giusta per il centrodestra? Io credo che sarebbe la persona giusta per il Lazio non per il centro destra». Francesco Storace non fa il timido, non si nasconde se gli si domanda cosa pensa dell’ipotesi di candidatura a governatore di Sergio Pirozzi.

Conosce benissimo la tattica: parla lui di candidatura, non fa esporre il (non) candidato. Risponde a chiunque della stampa prima della presentazione del libro.

 

ALEMANNO: PIROZZI IL PIU’ CREDIBILE

Cala il carico da dodici l’ex sindaco Gianni Alemanno. «La candidatura di Pirozzi mi sembra quella più credibile nel centrodestra come candidatura della società civile».

Qualcuno gli fa notare che però Giorgia Meloni non fa nessun salto di gioia e che nei giorni scorsi è stata alquanto freddina. « Nel caso di Ostia è la Meloni che fa ostracismo al nostro Movimento, ci ha provato anche in Sicilia ma non ci è riuscita perché Nello Musumeci ha messo i nostri candidati in lista. Secondo me Pirozzi sarebbe un grande simbolo per il centrodestra, per il Lazio e per tutta Italia perché è una persona che viene dal territorio e che si è battuta per il suo territorio. Quindi da questo punto di vista sarebbe un bel segnale non solo politico ma soprattutto di classe dirigente e di amministratori che emergono dal territorio».

Alessioporcu.it fa notare che manca Forza Italia «Bisogna parlare, confrontarsi. Anche per Musumeci sembrava difficile se non impossibile poi è successo. Bisogna avere un confronto senza arroganza da parte di nessuno, penso che sia inevitabile ricompattarsi e mi auguro che questo avvenga»

 

MELONI SEMPRE FREDDA

Giorgia Meloni è a due passi. Vale la pena tentare. Se sabato scorso è stata fredda, il calo delle temperature di questi giorni ha accentuato il gelo. «Sicuramente il lavoro che il sindaco Pirozzi ha fatto in questi mesi è stato un lavoro importante per tutta la politica italiana. Non è un caso che lui oggi abbia invitato in realtà persone di tutto l’arco costituzionale perché ha rappresentato uno sprone rispetto alla ricostruzione post terremoto che oggettivamente continua ad essere molto molto debole da parte del governo sicuramente è stata un po’ la coscienza di tutta la politica di fronte alla vicenda drammatica del terremoto».

Non è un si, non è una benedizione. In questi casi si deve incalzare. E la leader di Fratelli d’Italia risponde «Se Pirozzi si candiderà ed è in grado di riunirci sarà da definirsi, non abbiamo neanche cominciato a parlare delle elezioni regionali nel Lazio. Siamo impegnatissimi sulle elezioni regionali in Sicilia che per me possono rappresentare un’idea molto chiara di che cosa serve e di ciò che le persone si aspettano. In Sicilia abbiamo un centrodestra compatto su una candidatura di identità molto chiara, coraggiosa e decisa e questo può essere anche un elemento per le prossime scelte ma oggettivamente non abbiamo cominciato a parlare di altro».

 

SALVINI: FELICE SE SI CANDIDA

La benedizione invece arriva da Matteo Salvini. Anche perché se il candidato del Lazio è di Fratelli d’Italia, Giorgia non gli potrà chiedere un’altra candidatura nel Nord.

«Mi piacerebbe che si candidasse ma dipende da lui. Se avesse la voglia di offrire ai milioni di cittadini del Lazio l’impegno che ha offerto alla comunità di Amatrice sarei la persona più felice del mondo. Io non gliel’ho chiesto, sta vivendo un periodo complicato, impegnativo ma se volesse farlo senza nessun vincolo, senza nessun limite ha tutto il mio appoggio però dipende da lui».

C’è poi la possibilità del Piano B: se Forza Italia trova un candidato governatore per il Lazio, Pirozzi potrebbe finire a Montecitorio. O no? «Se non volesse candidarsi lo vedrei bene sulla panchina del Milan al posto di Montella» dice Salvini da tifoso del Milan.

 

LA NOTA DI GIRO

Forza Italia non c’è ma il pienone del Tre Fontane annichilisce lo stato maggiore azzurro. L’assenza si nota. Nemmeno si può dire che Gianluca Quadrini sia lì per rappresentare tutto il Partito. E allora ci pensa il senatore azzurro Francesco Giro, con una nota alle agenzie.

«Sergio Pirozzi ha ragione. La scelta del candidato per la guida della Regione Lazio non è mica una telenovela per il circuito mediatico utile a riempire le pagine dei giornali. Serietà!»”. Lo afferma in una nota Francesco Giro, senatore di Fi.

 

IL (NON) CANDIDATO

Arriva il momento di prendersi la scena. Sergio Pirozzi, come già analizzato da Alessioporcu.it gioca a fare il (non) candidato (leggi qui ‘Fuoco (amico) di sbarramento contro Pirozzi candidato presidente’)

«Io vi ho fatto venire tutti per farvi scoprire libro. Figuratevi se ero talmente sprovveduto da annunciare la mia candidatura, a cui al momento non penso per niente, alla presentazione del mio libro».

Ah è vero: ma cosa scrive nel libro “La scossa dello scarpone”? «Questo libro serve per far conoscere non la storia di Sergio Pirozzi ma di tanti sindaci di frontiera». Appunto: l’elogio del candidato.

«Ho fatto tanti sbagli ma la sensazione  che ho oggi è che la politica, che ha fatto tante cose belle, oggi ha  perso il contatto con la realtà perché indossa i mocassini. Uno dei  motivi della decadenza dell’impero romano fu la conservazione del  potere, su questo dovrebbero riflettere oggi i leader politici». La mossa e la stoccata sono ad effetto: con un colpo solo Sergio Pirozzi colpisce gli avversari esterni e pure quelli interni nel centrodestra che non lo vogliono candidato. Li mette tutti in mocassini. Ed in mutande.

«Penso che come è successo con il terremoto si possono trovare  convergenze su temi importanti, come l’identità, la difesa delle  autonomie. Queste non sono battaglie di destra o  sinistra come non lo è ridisegnare confini del nostro territorio che  non può essere un posto dove ognuno arriva e fa come gli pare».

Insomma sindaco: ma da grande cosa vuole fare? «Cosa voglio fare da grande? Voglio 
continuare a fare il mister, ma una squadra vince se ha una visione comune, sa cosa fare quando ha la palla, ma le squadre possono essere anche tante, mentre quando tutti lavorano l’uno per l’altro con una grande squadra, con un linguaggio condiviso e per la propria maglia, allora si fanno i risultati».

 

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