Qualcuno cancellò il vertice Pirozzi – Berlusconi e fece perdere il Lazio al Centrodestra

L'ex sindaco di Amatrice rivela al quotidiano La Verità la storia dell'appuntamento saltato all'ultimo momento con Silvio Berlusconi. "Se me lo avesse chiesto lui mi sarei ritirato, ero pronto a farlo". Invece se ne fece nulla. Ed il suo 4,9% è stato decisivo per far vincere Zingaretti. E perdere Parisi

Qualcuno annullò l’appuntamento con Silvio Berlusconi. Facendo saltare l’incontro che si sarebbe concluso con l’accordo.

Il centrodestra ed il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi non sono andati insieme alle scorse elezioni regionali del Lazio solo per colpa di quell’appuntamento cancellato.

Lo ha rivelato al quotidiano La Verità proprio Pirozzi. Che per la prima volta ha raccontato quel retroscena.

 

I giorni precedenti

In quei giorni di gennaio il centrodestra era nel pieno della palude dalla quale non riusciva ad uscire con il nome di un candidato da contrapporre a Nicola Zingaretti. A bloccarlo nel fango erano i troppi veti incrociati: no a Fabio Rampelli (FdI) per non spostare l’asse del centrodestra romano su Giorgia Meloni. No Maurizio Gasparri per non smantellare gli equilibri laziali in Forza Italia.

Il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi era accreditato di una discreta percentuale di consenso: tra il 4% ed il 10%. E tutti i sondaggi ritenevano fossero drenati al centrodestra. Voti decisivi per la vittoria. I veti incrociati bloccano anche Pirozzi: il no alla sua candidatura è l’unica cosas che vede unito il centrodestra in quei giorni. Perché Pirozzi viene da FdI ma s’è candidato sulla spinta dei sovranisti di Francesco Storace. Nessuno si intesterebbe la candidatura, a nessuno lui risponderebbe dopo eletto.

 

L’appuntamento

Viene fissato un appuntamento con Silvio Berlusconi per la sera dell’undici gennaio. Al giornale di Maurizio Belpietro, oggi Pirozzi la racconta così

«Mi ricordo bene che era l’11 gennaio, perché il presidente Berlusconi era ospite di Porta a Porta. Come sapete, la trasmissione si registra di pomeriggio. Io dovevo andare a Palazzo Grazioli alle 22. Se avessi incontrato il presidente quella sera, e lui mi avesse detto che il centrodestra doveva assolutamente essere unito, e che io non ero il candidato ideale, me ne sarei fatto una ragione. Avremmo preso in considerazione la possibilità di ritirare la candidatura».

E invece?

«La riunione è stata annullata. Conservo i messaggi mandati dalla sua segreteria, nella fattispecie da Licia Ronzulli».

Ripeto, se l’11 gennaio Berlusconi mi avesse detto: guarda Sergio, sei bello e bravo ma non ti vogliamo come candidato presidente, io me ne sarei fatto una ragione. Invece, c’è stato un altro mese di tira e molla».

 

I numeri

I numeri dicono che uniti, Centrodestra e Sergio Pirozzi, avrebbero potuto scrivere una storia  diversa delle elezioni regionali di marzo.

Nicola Zingaretti ha vinto con il 32,9%, Stefano Parisi si è fermato al 31,2%. Il 4,9%, raccolto da Sergio Pirozzi, dicono gli analisti, è tutto voto drenato a Parisi. Se avessero corso insieme la vittoria di Zingaretti non sarebbe stata possibile.

Ma chi non volle quell’alleanza? Chi fece saltare l’incontro?

Ancora Sergio Pirozzi a La Verità.

alle 20 e 40 dell’11 gennaio, io chiesi conferma dell’appuntamento per le 22, ma la Ronzulli mi scrisse che l’incontro era saltato e che ci saremmo sentiti il giorno dopo. Invece non ho sentito più nessuno fino al 2 febbraio.

Quando il 2 febbraio Berlusconi mi telefonò, mi disse che non sapeva nulla dell’incontro saltato. Si scusò con me.

Gli dissi che la candidatura di Stefano Parisi era perdente perché calata troppo tardi. Il 2 di febbraio, poche ore prima della scadenza per la presentazione, non avrei mai potuto ritirare la mia candidatura e la lista, sarei passato per un venduto. Era impossibile.

Dissi a Berlusconi che avevamo un appuntamento il mese prima, che era saltato, ribadii la mia stima per la sua persona e la sua storia. Lui mi disse con chiarezza che non sapeva nulla dell’appuntamento saltato».

 

A Pirozzi viene proposta la vice presidenza della Giunta regionale, vengono proposte candidature in collegi blindati al Senato.

Arrivato a quel punto il sindaco rifiuta. Impossibile ritirarsi senza perdere la faccia di fronte ad un elettorato che dai mercati, dalle strade, gli diceva di andare avanti.

E lui in avanti c’è andato. Si è candidato alla Regione. Non è diventato governatore. Senza di lui non ci sono diventati nemmeno quelli che altrimenti avrebbero vinto.

 

 

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