Pirozzi al bivio tra il bluff ed il ‘potentissimo’ nell’ombra

Due strade per Sergio Pirozzi. Potrebbe lasciare con il cerino in mano il centrodestra e fare il capolista per Salvini alla Camera. Intanto però nell'ombra un potentissimo lavora per lui

Una partita a carte. Nella quale nessuno ha gli assi. E dove tutti puntano la loro strategia sul bluff. Il tavolo del centrodestra che si prepara ad annunciare il nome del candidato governatore del Lazio appare sempre più un tavolo da poker. Nel quale, l’ultima mossa, il bluff più grosso, potrebbe giocarlo proprio Sergio Pirozzi il sindaco di Amatrice che sta girando la regione in lungo ed in largo da settimane, evitando di rispondere a chi gli domanda se sarà lui il candidato che sfiderà Nicola Zingaretti.

IL TAVOLO DEGLI SHERPA

Al tavolo degli sherpa incaricati di trovare l’accordo da Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, il Lazio è considerato una possibile pedina di scambio. (leggi qui ‘Le due quote sulle quali si gioca la (non) candidatura di Ottaviani’). Gli sherpa hanno individuato le quote che tengono in equilibrio l’accordo nazionale: quanti candidati a Forza Italia, alla Lega, a Fratelli d’Italia ed alla ‘Quarta Gamba’ (come l’ha battezzata Berlusconi nel suo discorso di Fiuggi) cioè l’insieme delle altre liste. Hanno scorporato quelle percentuali ricalcolandole in ogni Regione. E nel Lazio, Forza Italia è disposta a barattare la candidatura anti Zingaretti con qualche candidatura in più tra Camera e Senato.

 

IL BLUFF DI SERGIO E MATTEO

Le indiscrezioni romane però ora rivelano che se il gioco deve essere al Baratto allora Sergio Pirozzi farà la mossa a sorpresa.

Giorgia Meloni non vuol ‘intestarselo’ come un suo candidato: perché toccherebbe a lei cedere a Forza Italia i seggi per ‘comprare‘ la casella della candidatura per Pirozzi.

Silvio Berlusconi è disposto a cedere la casella ma in cambio di seggi e qualcuno dovrà pur proporre il nome di Pirozzi al tavolo che deciderà le cose in maniera definitiva subito dopo il risultato delle elezioni in Sicilia.

Francesco Storace sarebbe pure disposto a calare la fiche sul tavolo, ma viene calcolato in quota Quarta Gamba e la candidatura nel Lazio rischia di far sparire il suo movimento dal panorama nazionale.

Quindi chi si intesta Pirozzi?

La risposta arriva con un’altra domanda. Che cambia del tutto lo scenario. E se fosse Sergio Pirozzi a barattare se stesso?

Il sindaco di Amatrice potrebbe vendicarsi di un centrodestra che invece di correre incontro a lui ed a quello strategico 10% di consenso personale che gli accreditano tutti i sondaggi (capace di spostare l’ago della bilancia alle Regionali) fa a gara per barattarlo.

In che modo si vendicherebbe?

Ritirando la propria candidatura de facto e spostando il suo consenso personale ed il suo bel 10% su un’altra elezione: quella per la Camera dei Deputati. Facendo il capolista per Matteo Salvini.

DA SINDACO A DEPUTATO

Le indiscrezioni dicono che la proposta sarebbe stata avanzata in maniera del tutto riservata a Pirozzi da uno degli sherpa. Altre versioni garantiscono che sia stato lo stesso Matteo Salvini ad ipotizzare lo scenario.

In pratica: se il centrodestra non converge compatto sul sindaco di Amatrice, la proposta è quella di candidarsi come capolista della Lega alle prossime Politiche. E trascinare in Parlamento almeno un altro paio di deputati, grazie a quel capitale di consenso che Pirozzi è stato capace di costruire in questi mesi.

Dal suo scranno a Montecitorio, Sergio Pirozzi potrebbe poi godersi lo spettacolo dato da Fratelli d’Italia e Forza Italia lasciate sole al tavolo regionale a cercarsi un candidato con cui fronteggiare il governatore uscente Nicola Zingaretti. Che tra poco inizierà la vera campagna elettorale calando una serie di assi: farà notare che 5 anni fa occorrevano 3 mesi per un’analisi medica ed oggi bastano tre giorni; dirà che i bus Cotral di 5 anni fa camminavano per scommessa e lui ha comprato i nuovi; farà notare che ha ottenuto nuovi treni grazie al risanamento dei rapporti con le Ferrovie. Insomma: sfidarlo sul suo terreno non sarà una passeggiata. Mentre Pirozzi avrebbe spostato tutto su un altro piano: quello della burocrazia che si infrange sulle macerie di Amatrice. Compresa quella del Lazio.

LA POTENTISSIMA SQUADRA NELL’OMBRA

Sergio Pirozzi non si sta muovendo a tentoni. La sua strategia mediatica finora è stata perfetta. È stata la stessa che ha costruito un altro personaggio politico dal nulla: Renata Polverini. E chi sta seguendo, nell’ombra, ogni mossa del sindaco di Amatrice, chi muove i fili mediatici e tecnici di un potenziale eccellente candidato, capace di conquistare il Lazio o tre seggi in Parlamento?

Infilandosi nell’ombra si scopre il profilo di uno degli uomini di fiducia di Renata Polverini. È uno dei tre uomini che più di tutti hanno contribuito a ‘strutturarla’ politicamente. Silenzioso, felpato, un po’ rancoroso, ma preparatissimo: profondo conoscitore della macchina amministrativa tanto quanto della politica. Ha fatto lui da ballo asciutto a Mario Abbruzzese nei suoi mesi da presidente del Consiglio Regionale del Lazio.

Con il suo nome e la sua credibilità, sta costruendo la rete di relazioni per Sergio Pirozzi in tutte le province del Lazio. Sta concependo anche le colonne sulle quali appoggiare il voto in ogni territorio.

Per il ‘potentissimo nell’ombra’ la Camera è un’opzione di riserva. Lo stratega preferirebbe la riconquista della Regione Lazio.

Se il tavolo del centrodestra dovesse convergere su Pirozzi alla Regione, lo stratega farebbe un passo avanti. Passerebbe dal buio alla penombra. Perché? Basterebbe il suo profilo a cancellare i dubbi di quelli che sono allarmati da un limite innegabile di Pirozzi: ha governato un Comune, come potrebbe guidare una macchina complessa come la Regione Lazio?

Se lo candideranno, il ‘potentissimo nell’ombra’ sarà il Richelieu di Pirozzi. Insieme a Francesco Storace che gli garantirebbe la totale copertura politica in aula.

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