Piselli in Vaticano: il sindaco che chiese la smentita al Papa

[dfads params=’groups=105&limit=1&orderby=random&return_javascript=1′]

 

In Vaticano un problema del genere non lo dovevano affrontare da secoli. A scatenarlo è stata la lettera che nelle ore scorse una guardia svizzera ha rispettosamente consegnato nelle mani di sua eminenza il cardinale Agostino Vallini, vicario di Roma, il numero 2 del Papa per intenderci. Sulla busta campeggiavano le insegne e lo stemma del Comune di Gallinaro.

«La aspettavamo» è stato il commento del vicario, con tono di apprensione. Accanto a lui, vicino ad uno dei finestroni del Vicariato, assorto con lo sguardo sul cortile, il Segretario di Stato di Sua Santita, cardinale Pietro Parolin fissava i sanpietrini dicendo «Apriamola».

La lettera era stata inviata tre giorni fa ed il contenuto è stato mantenuto rigorosamente segreto dal sindaco, signor Mario Piselli, che assolutamente nulla aveva voluto disvelare ai cronisti, assedianti in questi giorni il suo municipio.

La missiva, fin dall’inizio, rivela la sofferenza dell’uomo delle Istituzioni nonchè lo strazio del battezzato.

Santo Padre,
corre l’obbligo, legato al mio ruolo di Sindaco e alla mia coscienza di Cattolico, di sottolineare con fermezza tre aspetti cruciali che impattano sul passato, sul presente e sul futuro della Comunità che rappresento.

Primo problema. «Secondo te dobbiamo informare Sua Santità Benedetto XVI? Se è una faccenda così seria potrebbe essere indispensabile un suo parere» suggerisce Vallini a Parolin. «Penso potrebbe essere il caso di informarlo – conferma il Segretario di Stato, sempre con lo sguardo oltre i vetri a fissare la nube malsana che si addensa sull’orbe cattolico – se è un caso che proviene dal passato, Ratzinger è stato tantissimo tempo al Sant’Uffizio e sicuramente saprà qualcosa di ciò che sta per affermare il signor Sindaco. Prosegui la lettura e decidiamo».

Si tratta di aspetti caratterizzati da necessità e urgenza tali da obbligarmi a scrivere direttamente a Sua Sanità senza alcun indugio.

«Io prendo il telefono e lo chiamo» dice un sempre più apprensivo Vallini. «Aspetta, vai avanti ancora qualche riga» suggerisce Parolin, che di esperienza diplomatica ne ha da vendere.

Mi scuso pertanto, sinceramente, con le Illustrissime Autorità, Sua Eccellenza Reverendissima il Vescovo Gerardo Antonazzo, i Vicari generali Monsignor Antonio Lecce e Monsignor Fortunato Tamburrini e il Parroco Don Giandomenico Salvi, che leggono per doverosa ed opportuna conoscenza. Sono certo che comprenderanno questa decisione così repentina.

«In caso di problemi, possiamo consultarci prima con loro» rassicura Parolin, che finalmente si sposta dalla finestra.

I tre aspetti che intendo evidenziare e approfondire sono i seguenti:
– Ordine Pubblico, Dignità e Decoro Morale e Religioso delle persone e delle formazioni sociali che costituiscono la comunità che io rappresento;
– Preoccupazione che Santa Romana Chiesa e la Società Civile possano considerare tutti gli individui di Gallinaro, complici della medesima trama scismatica di cui si è resa unica responsabile la Onlus denominata “Casa Serena del Bambino Gesù”;
– Suggerimenti in merito ad una possibile via d’uscita, sia dal punto di vista cattolico che da una prospettiva laica»
.

E qui si è aperto un casino che non si vedeva da almeno da due secoli. Vallini è con gli occhi sgranati, Parolin porta la mano al petto per attenuare le fitte. «L’ultima volta è accaduto con Pio VII, vero?» domanda il primo. «Esattamente, 5 luglio 1809. E adesso che si fa?»

Parolin, che è il capo della diplomazia vaticana, solleva il telefono e ordina al centralino: «Passatemi Kofi Annan… Pronto, eccellenza come sta? Mi perdoni, ci troviamo con un pasticcio non da poco: c’è un sindaco che ci scrive una lettera nella quale, al terzo punto, indica che vuole dare dei suggerimenti al Santo Padre… Lei che è stato così a lungo Segretario Generale dell’Onu: ha mai sentito dire di un sindaco che dia consigli al Papa…?» Mette giù l’apparecchio. Vallini lo guarda interrogando. Parolin sconfortato: «Dice: ‘Mai sentito niente del genere’. Provo con Boutros Boutros-Ghali lui c’era già da prima… Eccellenza, buongiorno senta a noi accade questo…. Mai successo durante la sua presidenza? Va bene, senta… che dice provo con Javier Pérez de Cuéllar? No, dice meglio Kurt Waldheim che era all’Onu all’epoca della Guerra Fredda? Grazie per il suggerimento, noi effettivamente non sappiamo che fare perché non ci era mai capitato niente del genere».

Kurt Waldheim è morto nel 1981 e ora? «Continuiamo a leggere…»

Quanto al primo aspetto:
nel corso degli anni, l’Amministrazione comunale e la Parrocchia di San Nicola e San Leonardo (della quale ultima non mi permetto di sintetizzare il pensiero, bensì di esprimere una opinione attendibile quanto oggettiva)…

«Che cazzo vuole dire?» domanda uno dei prelati «Ma che cazzo ne so io» risponde l’altro. Per fortuna l’Accademia della Crusca è chiusa nel fine settimana. Andiamo avanti…

hanno assistito alla nascita e alla evoluzione del fenomeno del “Gesù Bambino di Gallinaro”, nello strenuo, sincero e costante tentativo di ricondurre il medesimo a principi di totale aderenza ai principi di Santa Romana Chiesa.

I due porporati si guardano inebetiti. Parolin dice «Forse ho capito: hai letto Cesidio Vano su La Provincia di oggi? Dice che il vecchio vescovo, Luca Brandolini, andava a controllare travestito tra i fedeli, con impermeabile giallo, barba finta e occhiali: vuoi vedere che il sindaco, ha collaborato con lui nel tentativo di ricondurre il Bambinello ai principi di Santa Romana Chiesa?». Vallini è contrariato: «Ma perché Brandolini si portava il sindaco e non andava che sò, con uno dei vicari…? Mah, valli a capire sti vescovi di provincia. Continuiamo a leggere…»

Ciò mi porta al secondo aspetto:
da qualche mese e ancor più nelle ultime ore, convivo con il terrore che gli organi di comunicazione di massa (mi si perdoni l’espressione gergale) facciano “di tutta l’erba un fascio”. Un simile risvolto non sarebbe giusto nei confronti di tante donne e tanti uomini di Gallinaro che hanno sempre agito nel pieno rispetto dei principi di Santa Romana Chiesa.
Mi auguro pertanto che questa precisazione sia presa in debita considerazione nel diramare la notizia
.

Il cardinale Vallini è fuori dalla grazia di Dio, le guance rosse e gli occhi fuori dalle orbite. Impugna il telefono e urla: «Passatemi il cardinale Gerhard Ludwig Müller alla prefettura del Sant’Uffizio… Pronto ! Buongiorno un bel niente mio caro prefetto ! Ma che accidenti hai fatto leggere in chiesa domenica scorsa nella diocesi di Sora?! Qui c’è uno che chiede una precisazione al Papa !!!». Il prefetto Müller ci mette del bello e del buono per convincere il suo interlocutore di avere scritto una lettera ineccepibile.

«Controllate i giornali…» suggerisce il prefetto dell’Inquisizione.

Dopo pochi minuti, anche il cardinale Muller è accanto ai due colleghi e insieme scartabellano la rassegna stampa di questi giorni… «Alessioporcu.it è stato il primo a dare la notizie e lui non ha fatto né erba né fasci… Ciociaria Oggi sta a posto… La Provincia nessun fascio né di erbe né littorio… Neanche quell’eretico di Di Scanno su L’Inchiesta… Boh! Ma che dobbiamo fargli precisare al Papa?»

Parolin sbatte il pugno sul tavolo «Glielo avevo detto io di non mettersi a telefonare a mezza Gallinaro… Ora la gente pensa che Francesco ce l’abbia con loro… E ora che si fa? Non possiamo dirgli di telefonare a tutto il paese dire ‘Guarda che non volevo fare di tutta l’erba un fascio, è che qui non ho niente da fare e allora prendo il telefono e chiamo…’. «Qui o gli togliete il telefono a Francesco o prima o poi passiamo o guai», «Sei tu che devi farlo uscire di più, come faceva Giovanni Paolo, non aveva nemmeno un attimo per pensare di sollevare il telefono…»

La soluzione sta all’ultimo capoverso della lettera

Un ultimo aspetto:
il suggerimento che umilmente mi permetto di porre all’attenzione di Sua santità, per risollevare le sorti della nostra comunità civile e parrocchiale e più in generale della nostra Diocesi…

A leggere l’espressione ‘suggerimento’ rivolta al Papa, il cardinale Parolin ha un mezzo collasso, il cardinale Vallini cade senza forze su una poltrona.

Il cardinale Muller mantiene il controllo, tira fuori un foglio di carta intestata del Sant’Uffizio e scrive una nuova bolla di scomunica.

A chi l’avrà mandata?

error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright