Più Salvini che Lega. Cinque Stelle “allergici” al Pd

Le rilevazioni di Bidimedia evidenziano quanto sia forte l’effetto Capitano nel Carroccio. Ma nella regione di Luca Zaia i rapporti di forza si rovesciano. Il Pd “sopporta” l’alleanza con i pentastellati, che invece sono contrari a proseguire con l’intesa con i Democrat. Nicola Zingaretti al bivio su tutti i fronti.

Ci sono dei sondaggi e delle rilevazioni che raccontano le dinamiche politiche in modo semplice ed evidente. Al netto di “narrazioni” il più delle volte costruite per indorare la pillola. Alla vigilia di un election day dal forte significato, Bidimedia ha fomulato delle domande semplici che inquadrano perfettamente la situazione. E Creano non pochi dubbi tra Lega e Salvini, Tra Pd e Cinque Stelle.

Più Lega o più Salvini?

Matteo Salvini

La prima riguarda la Lega e chiede agli elettori del Carroccio se si sentono più vicini al partito oppure a Matteo Salvini come leader.

La risposta è che il 29% sceglie la Lega per la Lega, mentre il 67% prova una irresistibile attrazione per Matteo Salvini. Appena il 4% non sa o non risponde.

Ma il risultato va ulteriormente sviscerato, per capire che in Veneto il 58% ha risposto Lega e il 41% Salvini. L’1% non sa. Il Veneto va al voto, con il Governatore Luca Zaia che si appresta – secondo i sondaggi – ad una conferma plebiscitaria, simil-Bulgaria.

Ha gestito benissimo la pandemia da Covid-19, è fortissimo sul piano elettorale e politico. Ma non c’è solo questo. La Liga Veneta ha sempre avuto caratteristiche proprie anche ai tempi della Lega Nord di Umberto Bossi e poi di Bobo Maroni. Oggi quelle caratteristiche sono anche più accentuate, considerando che Salvini ha dato una dimensione e un volo “nazionale” alla Lega, aggiungendo al nome del Partito la dicitura Noi con Salvini.

Senza il Veneto, il 24% risponde Carroccio, il 71% Salvini, il 5% non sa.

Dunque il Capitano costituisce un formidabile valore aggiunto per quanto riguarda il consenso del Partito, ma il Veneto è un campanello d’allarme. Perché vuol dire che c’è uno zoccolo duro del Carroccio degli anni passati che resta molto forte, pronto a riemergere anche altrove. Perfino in Lombardia. L’anima “bossiana” e “maroniana” della Lega c’è ancora. Ma è evidente che finché Matteo Salvini ha il vento in poppa, rimane in secondo piano.

Con Grillo o senza?

NICOLA ZINGARETTI E LUIGI DI MAIO. FOTO © BENVEGNU’ GUAITOLI / IMAGOECONOMICA

La seconda domanda è rivolta agli elettori del Pd, per sapere se a loro giudizio alle prossime elezioni dovrebbe essere confermata l’alleanza con i Cinque Stelle.

Queste le risposte: 47% sì, 21% no, 32% non so. Da un lato viene fuori tutto il senso di responsabilità dei Dem di Nicola Zingaretti, ma dall’altro, sommando i non so ai no, si scopre che il 53% del popolo del Pd non è affatto convinto che l’intesa con i pentastellati rappresenti la cosa giusta.

Più di un campanello d’allarme per Nicola Zingaretti, perché significa che nel caso di ulteriori sconfitte elettorali, nel Partito Democratico potrebbe esserci la maggioranza per chiedere un congresso che deliberi sulle alleanze. E forse perfino sulla leadership. (Leggi qui Il Pd e le alleanze, il gelo di Zingaretti che isola Bettini).

Con il Pd o senza?

DAVIDE CASALEGGIO eALESSANDRO DI BATTISTA. FOTO © IMAGOECONOMICA / STEFANO CAROFEI

Stessa domanda agli elettori dei Cinque Stelle sull’alleanza con il Pd anche in futuro: 39% di sì, 44% di no, 17% di non so.

Sommando queste ultime due voci si arriva al 61% di… dubbi.

In realtà sono certezze che testimoniano come la maggioranza della base dei Cinque Stelle non vuole l’alleanza con il Pd. E si vede. Non la vogliono neppure i vertici, a parte Beppe Grillo e Roberta Lombardi. Perfino Luigi Di Maio dice che va bene solo perché, in caso contrario, a livello locale non si compete neppure.

A questo punto è il Partito Democratico a dover avviare una profonda riflessione.

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