Se Pompeo si fa largo nel Partito Democratico

Da mesi si sta accreditando come il punto di riferimento di diversi sindaci e amministratori del Pd. E’ stato l’unico ad alzare la voce davvero per le continue sconfitte del Partito alle comunali, l’ultima a Frosinone.

Anche nell’assemblea della Saf Antonio Pompeo, presidente della Provincia e sindaco di Ferentino, ha lavorato per un documento che dice no al trattamento dei rifiuti da Roma. Era l’unico modo per far approvare il Bilancio e rieleggere Mauro Vicano alla presidenza, evitando un commissariamento che avrebbe avuto l’effetto di un tornado sul territorio.

In questo modo Pompeo ha aggregato quei sindaci di centrosinistra considerati politicamente dei ‘cani sciolti‘. Come Marco Galli di Ceprano, che hanno spinto per annullare il Contratto, mettendosi di traverso all’ipotesi di accordo in cui si vedeva la modifica solo di un pezzettino del Contratto di Servizio (leggi qui). Ha evitato così la spaccatura con quelli che non avrebbero votato il Bilancio se non fosse stato portato al più presto in assemblea un nuovo Contratto, mettendo in difficoltà gli equilibri che faticavano a concretizzarsi. Solo per evitare che una parte accettasse la modifica di un pezzo, ossia, quella riguardante i rifiuti da Roma e l’altra votasse contro il Bilancio.

Così si è trovato l’accordo più netto, quello per il quale adesso, anche i Comuni firmatari del nuovo contratto SAF, potranno sottoscriverne uno nuovo. Che dovrà essere portato per l’approvazione all’assemblea dei sindaci al più presto. E tramite il quale non arriveranno più i rifiuti da Roma, salvo emergenze, e gli investimenti SAF dovranno essere indirizzati ad adeguare l’impianto alla differenziata e non all’indifferenziata.

Soprattutto, Antonio Pompeo, Marco Galli, Lucio Fiordalisio e gli altri, hanno sfilato l’argomento alla parte di Forza Italia guidata da Nicola Ottaviani, facendo capire al Centrosinistra che non è possibile lasciare tutti gli argomenti che fanno presa sui cittadini (acqua e rifiuti in primis) al centrodestra.

In un Pd fermo da anni al dualismo tra Francesco Scalia e Francesco De Angelis, al punto che qualunque segretario provinciale (non soltanto Simone Costanzo) non ha molti spazi di manovra, Pompeo sta cercando di accreditarsi come un’alternativa. Il senatore Francesco Scalia lo sa, lo sostiene con discrezione, lo lascia fare.

Resta da vedere se nel prossimo futuro riuscirà a dargli un’investitura. L’aspirazione naturale è la candidatura alle regionali. Rallentata da due fattori. Il primo: la necessità di avere un proprio zoccolo duro di sindaci (sul quale Pompeo da tempo sta lavorando). Il secondo: il ruolo dell’attuale consigliere Marino Fardelli, organico, per assenza di prove del contrario, alla componente Scalia.

Su quel terreno Antonio Pompeo andrebbe a competere direttamente con Mauro Buschini. Ma dopo che Francesco De Angelis ha “sfilato” a Scalia più di un esponente locale, il senatore sta riflettendo seriamente sull’opportunità di mantenere una tregua armata che ora non ha molto senso.

Intanto Antonio Pompeo nel Pd provinciale continua a presentarsi sempre più come autonomo. Durante lo scorso Direttivo lo ha messo in chiaro (leggi qui ‘Gli strilli di Pompeo: «Così ci rimaniamo sotto».). Ora è tra quelli che hanno posto  le condizioni (insieme a Domenico Alfieri presidente del Pd e sindaco di Paliano, Francesco Quadrini sindaco di Castelliri che non è ascrivibile a conventi) per la rielezione a presidente della Saf di Mauro Vicano. Che, pur non avendo la tessera del Pd, è un uomo di Francesco De Angelis.

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