Pompeo, il sarto – presidente che cuce il vestito al centrosinistra

Li ha fatti parlare tutti, li ha ascoltati e preso appunti: da Gian Franco Schietroma ad Alfredo Pallone, da Simone Costanzo a Francesco De Angelis. Per poi sondare, uno ad uno, tutti i consiglieri della sua maggioranza. Non solo vertici ufficiali nel palazzo della Provincia e nella Federazione del Partito. Ma soprattutto incontri ufficiosi, nella sua stanza al primo piano di Palazzo Gramsci che in questi giorni è stata più affollata della Stazione Termini all’ora di punta. Antonio Pompeo, primo presidente della Provincia di Frosinone dopo la mutilazione Delrio, sapeva di avere tutti gli occhi puntati addosso.

E non solo gli occhi. L’avvocato di Ferentino che segue il solco di Francesco Scalia sapeva molto bene che dalla definizione del quadro della sua maggioranza può dipendere, in positivo o in negativo, anche il futuro degli altri accordi elettorali. A partire dalla città capoluogo, Frosinone. E sapeva bene che tutti erano pronti ad approfittarne e a far ricadere sul Presidente della Provincia le colpe di mancati accordi.

Ha evitato di finire impallinato dai cecchini avversari, di essere inquandrato nel mirino del fuoco amico, ricorrendo all’armamentario della mai passata di moda tradizione democristiana (che ha sempre avuto nel dna). Un po’ Fanfani, un po’ Moro, con qualche accenno Mariniano, Antonio Pompeo si è infilato nella sua sartoria politica. Ha preso ago e filo ed ha cucito il vestito buono del centrosinistra, assemblando la stoffa di Area Popolare, dei Socialisti e naturalmente del Partito Democratico.

Se la giunta provinciale presentata venerdì pomeriggio sia un abito da sera o solo un fazzolettone, lo diranno i prossimi mesi. Quando a saggiarne la resistenza e tentare di lacerarla sarà l’opposizione guidata da Gianluca Quadrini e ispirata da Mario Abbruzzese. Ma soprattutto quando le tensioni e le sollecitazioni arriveranno dalle correnti interne: da quelli che non lo vogliono vedere candidato né al Senato al posto di Scalia (se dovesse essere condannato per il caso Aeroporto) né alla Regione.

La sartoria politica è mestiere diverso da ogni altro. Non serve il naturale gusto estetico che il presidente in carica ostenta nel portare in giro la sua chioma brizzolata e mai fuori posto. Non serve l’accuratezza “à la page” nell’abbinare camicia con cintura e scarpe, al punto che nemmeno la severa critica di Alessandra Vogue Di Legge riesce a trovargli difetto.

La sartoria politica è altro. E’ accoppiare stoffe ribelli, apparentemente inconciliabili, trovando il giusto punto di contatto. Unendo con il filo del colore giusto, né troppo sottile (altrimenti alla prima tensione tutto si spezza) né troppo grosso (altrimenti la cucitura è sotto gli occhi di tutti).

La Giovane Sartoria Pompeo ora lo sa bene. Perché, nonostante i comunicati ufficiali delle ultime ore diano un’immagine tranquilla, quasi naturale delle trattative, cucire la nuova maggioranza è stata un’impresa.

Sono state convulse. Perché ad ogni udienza privata del presidente-sarto, dove si gioca a carte scoperte a differenza delle trattative ufficiali, dall’interlocutore che aveva davanti, un consigliere provinciale o un esponente di Partito, sono arrivate richieste e proposte che andavano a scontrarsi con quelle di chi era entrato precedentemente nella sua stanza. E questo ha significato per Pompeo, ogni volta, dovere rimettere mano al vestito, scomporlo e ricomporlo.

Alla fine il vestito è uscito dalla sartoria, imbastendo asole e trapunte. A prima vista sembra che siano al punto giusto.

Ma Antonio Pompeo sa molto bene che l’Amministrazione provinciale nei prossimi mesi diventerà il terreno di lotta tra il Pd e Forza Italia. Anzi sarà lui, il sarto – presidente, il vero bersaglio. Perché Mario Abruzzese e Francesco De Angelis, al di là delle dichiarazioni di facciata, sono una consolidata e riconosciuta coppia di fatto ufficiale, molto prima dell’approvazione del DL Cirinnà.

Se vuole cucirsi addosso l’abito del senatore o del consigliere regionale, Antonio Pompeo sa che deve iniziare a sfornare abiti su misura. Cuciti sulle forme di ogni interlocutore. E da tirare fuori al momento del voto. Come ha fatto prima di lui Francesco Scalia, come fa da anni l’Antica Sartoria De Angelis. Mettersi in proprio e sfornare una sua linea? Lo spazio c’è. Basta rafforzarne il ruolo e a coagulare attorno a sé il cosiddetto “partito dei non allineati”. Che non stanno e non vogliono stare con il “sistema” o ne sono rimasti delusi. Un blocco del quale una nutrita parte è composta dagli amministratori locali. Abituati ad essere ogni giorno sul pezzo. A rispondere ai cittadini sia che si tratti di un ciuffo d’erba fuori posto, sia della lampadina non più funzionante del lampione davanti casa.

E le cronache della città di Ferentino narrano appunto di un Antonio Pompeo “maniacale” da questo punto di vista. Le cronache di retrobottega – quelle che spesso consentono di sapere le cose in anticipo – dicono che il sarto Pompeo si stia cucendo un po’ di amministratori. Sindaci e consiglieri che in lui stanno trovando un riferimento politico. Un po’ quello che aveva suggerito un anno e mezzo fa Francesco Scalia: io vado a fare politica nazionale a Roma, voi curate il territorio.

Un ruolo che la composizione della nuova maggioranza provinciale sembra mettere in evidenza. Se abbia superato l’esame di sartoria, lo diranno i prossimi incontri: le prossime assemblee sull’acqua e quelle sul gas. Lì si vedrà se il vestito regge, se i sindaci lo indosseranno con convinzione. E se gli altri riusciranno a rovinarlo.

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