Roscia fuori dal Consiglio: l’ex sindaco dichiarato decaduto

L'ex sindaco Riccardo Roscia è stato dichiarato decaduto dalla carica di Consigliere Comunale di Pontecorvo. A favore gli 11 Consiglieri di maggioranza, assente l'opposizione. Al suo posto entra Folcarelli.

Tutto come da copione. Undici voti a favore: Riccardo Roscia non è più consigliere comunale di Pontecorvo. È stato dichiarato decaduto da quella stessa aula che per anni lo ha visto guidare la maggioranza: prima come Consigliere, poi come vice sindaco, infine come sindaco.

Il Consiglio ha preso atto delle controdeduzioni presentate. Ma le ha ritenute insufficienti. Sostenuto da una serie di autorevoli pareri giuridici ha compiuto il terzo ed ultimo atto dell’iter ed ha dichiarato la decadenza.

Al posto dell’ex sindaco entra in Consiglio Comunale Massimiliano Folcarelli primo dei non eletti nella lista di Roscia.

Alla votazione non ha preso parte il gruppo d’opposizione perché ritiene illegittimo l’atto di decadenza.

L’INCOMPATIBILITA’

L’iter per la decadenza nasce da un procedimento penale al quale Riccardo Roscia è stato sottoposto. E’ il cosiddetto ‘caso Roscia bis‘ nel quale l’ex sindaco è stato processato con le accuse di avere falsificato dei documenti amministrativi e di avere tentato la concussione ai danni di un imprenditore pontecorvese: gli avrebbe chiesto soldi in cambio di una licenza.

Il Comune ritiene che quel procedimento abbia provocato un serio danno d’immagine all’ente. Perché se un amministratore pubblico commette un reato, il disonore ricade su tutta la città. Per questo il Comune ha citato in giudizio Roscia: lo ha portato di fronte al Tribunale Civile reclamando un risarcimento danni. Il processo è stato incardinato e mercoledì ci sarà la prossima udienza.

L’ex sindaco non ci sta. Ribatte di non essere stato condannato. Pertanto non può avere provocato – sostiene –  alcun danno d’immagine alla città. Infatti il caso penale Roscia bis si è chiuso per prescrizione.

Allora perché l’amministrazione lo ha citato lo stesso di fronte al Tribunale Civile? Lo ha fatto partendo da un principio: la Corte d’Appello ha affermato la penale responsabilità dell’imputato per tutti i reati contestati. La stessa corte – ritiene la maggioranza – ha definito “un marchingegno falsificatorio” quello posto in essere dall’allora sindaco specificando che “la condanna è inibita solo dal decorso del tempo“.

Insomma, per il sindaco Anselmo Rotondo e la sua amministrazione, Riccardo Roscia si è salvato solo perché sono scaduti i termini per poterlo condannare. Ma il suo comportamento, anche se non è stato punito con una condanna penale, ha gettato un’ombra sull’intera città. E per questo motivo gli ha chiesto il risacimento.

È quel contenzioso, quella richiesta di risarcimento, alla base della procedura di decadenza. Perché? Stabilisce la legge che non si può essere consiglieri comunali se, allo stesso tempo, si è in causa contro l’amministrazione di cui si fa parte.

LA VIA D’USCITA

Riccardo Roscia aveva una strada per restare in Consiglio Comunale: rimuovere l’incompatibilità. Per rimuoverla avrebbe dovuto far venire meno il motivo del contendere. In che modo? Risarcendo il Comune e pagando la somma per danni d’immagine che gli veniva chiesta: circa 50mila euro in maniera equitativa.

Roscia non ha pagato. A difesa della sua posizione ha portato una serie di sentenze. Che il Consiglio però non ha ritenuto giuridicamente fondate, perché fanno riferimento a situazioni diverse da quella in corso a Pontecorvo.

LA POSIZIONE DELLA MAGGIORANZA

La posizione della maggioranza consiliare è stata riassunta in una nota di tre frasi. Sostiene di avere solo applicato le norme e che non si tratti di un atto politico. «Il Consiglio, democraticamente, ha ritenuto insufficienti e giuridicamente non supportate le controdeduzioni del consigliere Riccardo Roscia, per cui le ha rigettate, riconoscendo l’incompatibilità sopravvenuta. Non è un atto politico, perchè Roscia lo abbiamo battuto nelle urne, ma è un atto di legalità. Lo stato dei fatti è che Roscia, capogruppo di minoranza, è stato chiamato in giudizio per un presunto danno al Comune per fatti penalmente prescritti, per cui c’è un contenzioso con l’ente e ciò la legge e la giurisprudenza non lo permettono».