Populisti sul pulpito. Governare è faticoso (di C. Trento)

Foto: © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Facile strillare dal pulpito e soffiare sul fuoco dell'insoddisfazione della gente. Ma poi arriva il momento di governare. E assumersi le responsabilità. Come hanno fatto i sindaci al momento di esaminare il bilancio Saf. E decidere del nostro futuro per i prossimi vent'anni.

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Il populismo dei nostri tempi tende a dare risposte più semplicistiche che semplici a problemi complessi. Mentre la demagogia è un termine di origine greca che definisce un comportamento politico finalizzato soltanto ad aumentare il proprio consenso con promesse che non possono essere realizzate.

Può anche succedere che nel breve e medio periodo le preferenze aumentino, poi però la differenza si fa quando si arriva al governo, quando cioè bisogna trovare soluzioni e non basta più salire sulle barricate e dire no.

Qualche giorno fa l’assemblea dei soci (i sindaci) della Saf ha dato il via libera al conto consuntivo e all’aumento di capitale. (leggi qui Migliorelli porta la Saf nel futuro: si al bilancio per trasformare il ciclo dei rifiuti). Dopo che per settimane si era parlato esclusivamente dei rifiuti di Roma, trattati dall’impianto di Colfelice a seguito di un’ordinanza del presidente della Regione Nicola Zingaretti, chiamato ancora una volta a fronteggiare l’emergenza immondizia della Capitale. L’esito del voto è stato netto: 58 sì al bilancio, 5 no e 3 astenuti.

E siccome in democrazia alla fine contano i numeri, la conclusione è che magari bisognerebbe iniziare ad accettare gli esiti dei voti. Invece questo non succede e anzi spesso le minoranze rumorose (e anche ripetitive) continuano come se niente fosse successo, come se quanto deciso da chi rappresenta i Comuni e i cittadini (i sindaci sono eletti direttamente) fosse secondario e pleonastico.

Così come ci sono gli “ultimi giapponesi”, meglio se radical chic, che non si curano neppure delle decisioni dei tribunali e dei giudici amministrativi. Quelli che insomma non… prendono atto. E anzi salgono sul pulpito per impartire lezioni su tutto: dalla politica alla comunicazione. Incuranti della cronaca, delle sentenze, delle motivazioni. Vengono in mente le note di Ligabue: «E il mondo che ti dice, tu pensa alla salute. E c’è chi pensa a quello a cui non pensi tu».

In realtà il compito della politica è quello di governare, di amministrare i processi, di trovare soluzioni.

La cultura del no che ingessa sviluppo e crescita

Se c’è un modello che rappresenta il fallimento politico e amministrativo dei Cinque Stelle al Governo, quello è il Comune di Roma, guidato dalla sindaca Virginia Raggi. Prendiamo la questione dei rifiuti. Non tutti i problemi sono nati ora, ma era difficile peggiorare la situazione. E comunque alla fine le chiacchiere stanno a zero: Roma non riesce a governare il ciclo dei rifiuti.

La provincia di Frosinone sì, grazie ad un sistema che comprende l’impianto di trattamento di Colfelice, la discarica e il termovalorizzatore. Il presidente della Saf Lucio Migliorelli lo ha detto chiaramente in assemblea: “Possiamo mettere in discussione tutto, basta che abbiamo chiari quelli che possono essere i rischi”.

Tanto per essere espliciti, senza il trattamento dell’immondizia proveniente da fuori Ambito Territoriale Ottimale l’impianto di Colfelice non riuscirebbe a lavorare al massimo delle sue potenzialità. E questo avrebbe conseguenze sui conti della società. I sindaci lo sanno.

La gestione dei rifiuti è un tema impopolare, non c’è dubbio. Ma proprio per questo va governato. Termovalorizzatori e discariche sono indispensabili e la logica del “non nel mio cortile” può fare presa nell’immaginario collettivo. Però non sposta di una virgola la soluzione del problema. E l’assurda emergenza rifiuti a Roma è figlia proprio di un’impostazione nella quale i problemi non si affrontano, facendo affidamento che ci saranno altri a risolverli.

Poi la cultura del no a prescindere, che in questi anni ha fatto perdere molti treni a questa provincia: dall’ente Fiera al Parco tematico, da Amazon a tutto il resto. Ogni volta che c’è un progetto che magari può dare occupazione e riqualificare il tessuto urbano, la risposta è No. A livello nazionale questa impostazione si vede sull’Alta Velocità e sulle opere pubbliche. Perfino sulle Olimpiadi: Roma ha detto no, Milano invece organizzerà quelle invernali.

Alla fine la linea di confine è sempre la stessa: governare le situazioni o scansarsi e aspettare che altri risolvano i problemi?

Quel pressing sulla Capitale che nessuno fa

Nel corso dell’assemblea della Saf più di qualcuno ha fatto questo ragionamento (a bassa voce): «Il punto vero è che non è che possono ricordarsi della Ciociaria soltanto per fronteggiare l’emergenza rifiuti di Roma».

Giusto. Ma chi dovrebbe dire, anche a brutto muso, a Roma che la provincia di Frosinone merita attenzione, finanziamenti, risposte e soluzioni? Chi se non i parlamentari nazionali, i consiglieri regionali, i sindaci, i rappresentanti delle associazioni di categoria e delle forze sociali? Qualcuno si sta rendendo conto di quanti giovani stanno andando via da questa provincia? Di quante multinazionali hanno preso altre strade? Di quanti capannoni vuoti ci sono nelle aree industriali? Di quante imprese attendono il rilascio di autorizzazioni ambientali? Qualcuno si sta rendendo conto quanto è urgente bonificare la Valle del Sacco e la discarica di via Le Lame? È troppo chiedere risposte vere sulla puzza che ammorba Ceccano e i paesi dei Lepini da anni? Si è data un’occhiata, pure distratta, alle condizioni della viabilità provinciale?

Per non parlare di temi come il futuro dello stabilimento Fca di Piedimonte San Germano, fondamentale per l’intera economia provinciale. Considerando anche l’indotto.

La Ciociaria avrebbe bisogno di una classe dirigente che governasse ad ogni livello il territorio. Amministrare, però, è difficile. Scansarsi e protestare, invece, è semplice.

Ricordate la canzone di De Gregori? «E poi ti dicono che tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera, ma è solo un modo per convincerti a restare a casa quando viene la sera». Insomma, se non si prendono decisioni, poi altri le prenderanno per noi. Anzi, ne hanno già prese tante.

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