Porti laziali, Musolino vede l’attracco. Ha la fama di Di Majo

Nelle prossime ore le Commissioni Trasporti di Camera e Senato ascolteranno il nuovo presidente designato per il Porto di Civitavecchia - Gaeta. Giovedì il voto. In sella entro il 15 dicembre

Tempi sempre più brevi: gli esperti assicurano “prima di Natale”. E’ questione di giorni la nomina di Pino Musolino a nuovo ‘timoniere” dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale. Si tratta dell’ente che gestisce i tre principali porti del Lazio: Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta. La richiesta del Ministro delle infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli è stata evasa in meno di una settimana. Il Ministro – come prevede la norma – ha ottenuto l’avvio dell’iter da parte delle commissioni Trasporti di Camera e Senato. Iter per la scelta del 42 enne manager veneziano, contro il quale a Venezia hanno alzato le barricate sia il sindaco che il governatore Zaia.

Il ministro Paola De Micheli. Foto © Leonardo Puccini / Imagoeconomica

Il nome di Musolino, fatto dalla titolare del Mit il 18 novembre scorso, ha ottenuto in ventiquattrore il beneplacito del Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. (Leggi qui Porto: cambio al timone, il ministro indica Musolino). La scelta è approdata davanti alla IX Commissione Trasporti della Camera che aveva all’ordine del giorno due argomenti. Cioè le proposte di nomina del ministro De Micheli dei nuovi presidenti di due delle più importanti Autorità portuali italiane. In pratica la conferma di Zeno D’Agostino alla guida dell’Autorità del Mare Adriatico orientale, quella di Trieste per intenderci. Poi quella di Pino Musolino a presidente dell’Autorità del Mar Tirreno centro-settentrionale.

Di Majo bocciato, Rotelli esplode

In Commissione il relatore della nomina di Musolino è stato il deputato di Italia Viva Luciano Nobili. Ma non ha tardato a scoppiare la polemica politica perché le due scelte del Ministro De Micheli hanno, di fatto, emergere la conferma di D’Agostino a Trieste. Poi la “bocciatura” dell’avvocato Francesco Maria di Majo per Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta.

Luciano Nobili di IV

Ad incendiare le polveri è stato Mauro Rotelli di Fratelli d’Italia. «Per la presidenza del porto di Trieste è stata la collega Arianna Spessotto (del M5S) a sottolineare un dato. Cioè l’importanza della continuità della governance di D’Agostino. Mi sono posto il problema cosa non abbia funzionato a Civitavecchia, invece, per la conferma del presidente uscente». Tradotto, Di Majo non ha avuto il sostegno del Partito che l’aveva indicato e nominato quattro anni fa, il Pd.

Da qui l’invito del deputato a Musolino a perseguire una nuova e diversa rotta. Che conduca a ricucire i rapporti con il territorio e le sue istituzioni. Un accenno non a caso: le difficoltà alla conferma di Di Majo sono arrivate in particolare dai territori e dai difficili rapporti con le autorità locali. È il problema che si determina spesso con i tecnici quando si concentrano sui traguardi da raggiungere, senza considerare chi intorno a loro governa tutto il resto.

Il paradosso vuole che per sostituirlo la scelta sia caduta su un nome al quale vengono contestate le stesse cose.

Il Pd ‘boccia’ Di Majo

Stesso clichè, quasi in contemporanea, presso la commissione Lavori pubblici del Senato.

Il relatore sulla proposta di nomina di Musolino da parte del Ministro De Micheli è stato chi avrebbe potuto “salvare” il presidente Di Majo. Vale a dire il segretario regionale del Partito Democratico Bruno Astorre. Che invece ha avuto parole al miele per il presidente designato. Del manager veneziano ha sottolineato «l’alto profilo professionale. E l’apprezzata e pregressa esperienza professionale presso l’Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico settentrionale».

Ha confermato le note inviate dal ministro ai presidenti delle Camere Roberto Fico e Elisabetta Alberti Casellati. «il dottor Musolino possiede una diretta esperienza nello shipping globale. E una pregressa esperienza nel medesimo incarico presso l’Adsp del Mar Adriatico settentrionale».

BRUNO ASTORRE

La realtà dei fatti è un’altra. È stato il Pd a prendere in mano la situazione e pretendere la testa del presidente uscente Di Majo. Lo ha fatto alla luce del sole, con un documento di critica inviato al Segretario Regionale, al Governatore del Lazio, al Ministro. Il Partito ha bocciato senza possibilità di appello la gestione Di Majo, così come aveva fatto in precedenza con il presidente Pasqualino Monti.

Scintille pure per il lagunare

La linea di credito del Pd e di Astorre è stata ampia e chiara. Quella per cui Musolino farà bene per il rilancio della portualità laziale che ha gli stessi problemi (e prospettive) di quella lagunare.

Anche in questo caso la realtà sta dietro alle parole di facciata. Per il commissario Musolino era arrivato il momento di lasciare la Serenissima. Colpa dei contrasti maturati sia con la politica locale e sia con una parte del cluster portuale.

A volerlo a Venezia era stato l’allora ministro renziano dei Trasporti Graziano Delrio. La sua fu una scommessa legata al clima di quegli anni, tutti permeati di antipolitica. Nella disperata necessità di individuare un manager che non fosse legato alla politica si decise di puntare sullo sconosciuto Pino Musolino: stava a Singapore e lavorava per una multinazionale dello shipping.

Pino Musolino

Il paradosso vuole che a Musolino siano state rimproverate a Venezia le stesse carenze che nel Lazio sono state imputate a Di Majo fino a determinarne la caduta. In pratica: gestione totalmente tecnica e del tutto sganciata dalla politica che governa tutti i processi intorno al Porto, come se il sistema portuale fosse un’entità a se e del tutto sganciata dal resto del territorio.

Il punto massimo dello scontro è stato registrato quando il governatore Luca Zaia ed il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro hanno detto no al Bilancio, puntando il dito su un’operazione in particolare, segnalandola anche alla Procura, esponendo le loro perplessità.

Inoltre, anche Musolino ha avuto con il personale un rapporto analogo a quello avuto da Di Majo nel Lazio: caratterizzato dalla diffidenza verso chi aveva avuto legami profondi con le gestioni passate.

Prossima tappa mercoledì

Il parere delle commissioni non è vincolante ma necessario per procedere alla nomina di Pino Musolino. Le prossime fasi dell’iter di nomina prevedono mercoledì 9 dicembre l’audizione di D’Agostino e Musolino nelle due commissioni di Camera e Senato.

Commissioni chiamate il giorno successivo ad approvare con un voto le proposte formulate dal Mit.

Francesco Maria Di Majo Foto © Alessia Mastropietro / Imagoeconomica

Il timing prevede una data oltre la quale non andare, il 15 dicembre. Dopodiché il Ministro potrà firmare i decreti di nomina. .

Di chi stiamo parlando

Ma chi è Pino Musolino? Il curriculum dice che è laureato in Giurisprudenza all’Università di Bologna, è specializzato in Diritto del commercio marittimo internazionale. ha un Master in “International Commercial and Maritime Law” presso l’Università del Galles di Swansea.

Dal 2017 Musolino è presidente del Consiglio di Amministrazione di “Venice Newport Container & Logistics SpA”. Si tratta di una società per la gestione degli investimenti legati allo sviluppo mobiliare e immobiliare del sistema logistico portuale. In precedenza, per un anno era stato presidente del Consiglio di Amministrazione di “Apv Investimenti”, la società per azioni specializzata per lo sviluppo di soluzioni digitali, la gestione dell’Ict e la gestione del patrimonio immobiliare della holding.

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