Presidenza d’aula, la tagliola del centrodestra per Caschera

Le ultime manovre per individuare il Presidente d'Aula a Sora. Le due opzioni del centrodestra. La riunione che mette a nudo le divisioni nella Lega. Caschera a rischio trappolone. Le richieste di meglio. Dalle file della maggioranza lasciano filtrare il nome di Facchini. Forse solo per spingere l'opposizione a sbrigarsi

Maurizio Patrizi

Rem tene, verba sequentur

L’ultima chiamata per eleggere Presidente del Consiglio comunale di Sora un esponente della minoranza passa per una riunione. È quella tenuta l’altra sera dal centrodestra. Ma è stata una riunione monca: era assente le Lega, divisa tra l’ala che sta con il consigliere regionale Pasquale Ciacciarelli e quella che sta invece con il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani. La prima vuole come Presidente Lino Caschera, il più votato in assoluto nelle scorse elezioni con le sue 640 preferenze valide; la seconda preferisce il candidato sindaco Federico Altobelli.

Non è una questione né di nomi né di profili: è una questione di potere interna al Carroccio; eleggere Altobelli significa ridimensionare Caschera, proiettando la cosa sulle prossime elezioni Regionali significa indebolire Ciacciarelli a vantaggio del fronte Ottaviani.

Il sindaco civico Luca Di Stefano attende. Nel frattempo, partecipa alla kermesse del leader Dem Francesco De Angelis con l’ideologo Goffredo Bettini, memore del fatto che il Pd ha rinunciato a presentare un candidato ed è confluito nel suo fronte contribuendo alla vittoria. Nella sala del Fornaci, a margine dell’evento Di Stefano conferma: “Abbiamo offerto la possibilità di aprire all’opposizione. Nei fatti, non sono pervenute proposte. Non escludo che a questo punto il Presidente sia espressione della maggioranza”.  Il nome che circola è quello di Francesco Facchini. Ma potrebbe essere una trappola. (leggi qui Presidenza: Caschera non sfonda. Di Stefano ritira l’offerta)

AVANTI SENZA LA LEGA

Lino Caschera, Nicola Ottaviani, Pasquale Ciacciarelli

Il centrodestra senza Lega decide che quello di Lino Caschera è il nome da proporre per la presidenza del Consiglio comunale. Ma soltanto se a sostenerlo ci saranno anche le tre firme dei consiglieri che fanno parte della compagine di Eugenia Tersigni: altrimenti si punta su Federico Altobelli.

Lo stesso gruppo, nella riunione di minoranza tenuta giovedì scorso durante il Consiglio proprio a Caschera aveva detto no.

Come si è arrivati a questa nuova sintesi? L’incontro fra le componenti politiche del centrodestra che hanno sostento il candidato sindaco Federico Altobelli alle ultime elezioni comunali di Sora era stato fissato venerdì scorso. Era stato convocato a meno di 24 ore dal secondo tentativo di eleggere il presidente d’Aula, poi andato a vuoto (leggi qui Presidenza: Caschera non sfonda. Di Stefano ritira l’offerta).

L’incontro lo aveva chiesto lo stesso Altobelli per capire se c’è convergenza su un unico nome per la Presidenza. Un dubbio legittimo dal momento che all’ultima riunione della minoranza, dei sei consiglieri che ne fanno parte, tutti tranne Lino Caschera erano favorevoli a candidare alla presidenza Altobelli.

Altro tema al centro del confronto: decidere quale posizione assumere con gli altri tre di minoranza nel prossimo incontro. Perché questa esigenza? Nonostante avesse confermato la propria adesione la Lega di Sora non ha partecipato. Alla base della retromarcia ci sarebbe stata l’improvvisa “necessità da parte del gruppo di convocare prima il proprio direttivo per decidere cosa fare”. Un pretesto per tergiversare. Così lo hanno letto gli altri componenti del centrodestra, visto che la riunione di lunedì 22 novembre era stata convocata con largo anticipo e logica avrebbe voluto che il confronto di Partito si facesse dopo per valutare le proposte uscite dal vertice di coalizione.

È chiaro che nella Lega è ripreso lo scontro tra le due anime: lo stesso che ha condizionato la campagna elettorale ed era culminato nella clamorosa sostituzione del candidato sindaco del centrodestra a poco più di un mese dal voto.

UNA TRAPPOLA PER CASCHERA?

Federico Altobelli

La riunione è cominciata alle 18:30 nella sala del Centro Marco Polo di Sora. Erano presenti per Forza Italia il coordinatore Vittorio Di Carlo e Domenico Nardone, per Fratelli d’Italia c’erano il coordinatore Massimiliano Contucci e l’ex consigliere Massimiliano Bruni, per l’Udc Francesco Marcelli e Giuseppe Sperduti, per Cambiamo Gianni Iacobelli e Lea Gigli e infine, per il gruppo Si Può Fare c’erano Salvatore Meglio e Maria Mantova.

Hanno ragionato per un’ora e quaranta minuti circa. Poi hanno deciso. Con la consapevolezza che la stessa Lega, tanto per cambiare, è spaccata al suo interno: Nicola Ottaviani sarebbe favorevole alla presidenza da dare ad Altobelli mentre Pasquale Ciacciarelli la vorrebbe per Lino Caschera. Ma soprattutto hanno deciso con la consapevolezza che quasi certamente gli altri tre consiglieri di minoranza non metteranno mai la propria firma sotto il nome di Lino Caschera.

Ecco perché la trappola. Hanno deciso che “Lino fa parte del centrodestra e non si può perdere questa risorsa. Quindi il centrodestra è disponibile a sostenere la sua candidatura alla presidenza purché ci siano anche le firme degli altri tre consiglieri di minoranza: Tersigni, Cerqua e Conte”. Sarebbero sei firme.

Se ciò non accadrà si andrà avanti con la proposta per la candidatura di Federico Altobelli con le cinque firme che già c’erano giovedì scorso: cioè quelle di tutta la minoranza tranne Caschera.

Comunque, la riunione di lunedì sera è servita a dare un indirizzo politico: ora il bandolo della matassa dovranno trovarlo i consiglieri comunali. Di sicuro dovrà arrivare almeno una proposta con sotto quattro firme. Lo dice il regolamento all’articolo 14. Che è inderogabile.

IL GIALLO DELLA FIRMA A SCADENZA

Fausto Baratta

A proposito di Regolamento e di firme emerge un retroscena interessante che riguarda la preparazione al Consiglio comunale di giovedì scorso a cui si è arrivati senza alcun nome proposto per la Presidenza.

Lino Caschera non si è presentato come candidato Presidente perché non è riuscito a trovare la quarta firma. Aveva avuto l’adesione di un esponente della maggioranza del sindaco Luca Di Stefano: si parla del consigliere Fausto Baratta (ipotesi non confermata). Aveva poi firmato Federico Altobelli, forse avendo la certezza che il candidato non sarebbe arrivato a quattro. E c’era anche la sua stessa firma. Mancava la quarta, quella dell’altro consigliere di centrodestra, Salvatore Meglio, candidato con la lista dell’Udc per poi formare il gruppo Forza Sora.

Ora però quel documento che è nelle mani di Lino Caschera continuerebbe a circolare ancora alla ricerca della quarta firma. Perché pare che in calce non ci fosse la data. Ma qualcuno dei firmatari avrebbe già messo le mani avanti: “la firma era valida per quella seduta consiliare perché si era verificata la possibilità di una convergenza sul nome di Caschera che, però, nel frattempo è sfumata”.         

MEGLIO ALLA PROVINCIA     

Salvatore Meglio

Perché mancava la quarta firma, quella del consigliere Meglio? La questione va letta alla luce delle prossime elezioni Provinciali dove Meglio sarebbe in procinto di candidarsi nella lista di Forza Italia.

Le prime avvisaglie di qualche significativo cambiamento di rotta erano arrivate nelle ore immediatamente successive al primo Consiglio comunale. Dopo la seduta, il già presidente d’Aula ai tempi di Ernesto Tersigni sindaco, ossia lo stesso Meglio, ha comunicato la costituzione del gruppo consiliare Forza Sora, con evidente riferimento al partito di Forza Italia. Un annuncio che non innescava alcuna protesta da parte del coordinatore Vittorio Di Carlo. A dimostrazione che l’accordo già c’era.

Ora la voce insistente di una candidatura di Salvatore Meglio alla carica di consigliere provinciale proprio nelle file di Forza Italia. E in cerca di accordi politici. In pratica Meglio sarebbe stato disposto a sostenere la candidatura alla presidenza di Caschera se Caschera avesse votato Meglio alla Provincia.

Questa candidatura andrebbe ad affiancarsi a quella di Alessandro Mosticone già annunciata dalla maggioranza nella lista del Pd. E si parla anche di un molto probabile allargamento del gruppo consiliare di Forza Italia, con l’ingresso di qualche altro consigliere di minoranza.   

ACCORDO SOTTOBANCO?

Valter Tersigni, Lino Caschera, Manuela Cerqua

Qual è la motivazione politica su cui si fonda la controproposta del centrodestra all’altro gruppo di minoranza? Semplice, dicono: Sul nome di Caschera adesso ci sarebbe la convergenza di tutto il centrodestra mentre l’altra volta non c’era. La risposta però è sbagliata. Perché?

Perché sia durante la conferenza dei capigruppo sia durante la riunione di minoranza, avvenute giovedì scorso prima di rinviare il punto sull’elezione del Presidente, i consiglieri Tersigni, Cerqua e Conte si erano detti contrari alla proposta Caschera.

In primo luogo, perché dalla minoranza era già arrivata la proposta Cerqua respinta al mittente dalla maggioranza nonostante portasse quattro firme, di cui una era quella del già candidato sindaco del centrodestra Altobelli. (leggi qui Presidenza del Consiglio, Baratta si ritira. Tutto da rifare)

In secondo luogo, perché sostengono che il sindaco Luca Di Stefano dice di voler dare la presidenza alla minoranza ma vuole scegliere lui il nome.

In terzo luogo, perché sostengono che ci sia un accordo pre-ballottaggio fra il primo cittadino e Caschera, dietro cui ci sarebbero Mario Abruzzese e Francesco De Angelis. Ecco perché il gruppo consiliare di Eugenia Tersigni, che continua ad esserne il leader politico nonostante le sue dimissioni per incompatibilità, vuole incontrare i vertici provinciali dei Partiti e dei raggruppamenti civici che siedono in Consiglio a Sora, fra cui appunto la Lega e L’Udc. (leggi qui Aspettando Caschera presidente l’opposizione cambia assetto).

Ma a che servono tutte queste strategie, visto che il sindaco Di Stefano ha ritirato la sua offerta e il presidente del Consiglio verrà eletto dalla maggioranza e sarà uno della maggioranza?

Forse soltanto affinché si eviti di poter dire che la minoranza non ha avuto la capacità politica di fare la sintesi su un nome unitario.

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