Presidenza del Consiglio, Baratta si ritira. Tutto da rifare

Come si legge il consiglio comunale di ieri a Sora. La maggioranza non ha eletto il presidente d'Aula. È una sconfitta o una tattica? Cosa hanno detto. E cosa succederà ora

Maurizio Patrizi

Rem tene, verba sequentur

Paradossi della politica. La maggioranza del sindaco di Sora Luca Di Stefano ha i numeri per eleggere il presidente del Consiglio comunale ma non lo elegge. Nemmeno alla terza votazione: l’ex vicesindaco Fausto Baratta ringrazia per la designazione fatta dalla maggioranza ma non dà la propria disponibilità a rivestire la carica. E invita a non votarlo quegli stessi consiglieri che lo avevano proposto. Loro vanno oltre: gli votano addirittura contro.

E adesso ricomincia la giostra: verrà convocata un’altra assise civica e cinque giorni prima dovrà essere presentato un altro nome. In pratica si lavora all’elezione di Lino Caschera ma così il primo cittadino avrà più tempo per tentare di compattare la sua neonata maggioranza. Che proprio sul nome di Caschera si è spaccata. (Leggi qui Una poltrona per due: ma non per Caschera; e poi qui Cerqua o Baratta? Il Presidente del Consiglio sarà Caschera).

IL CONSIGLIERE ANZIANO

Lino Caschera

È stato il consigliere comunale anziano Lino Caschera, poco dopo le sedici di giovedì 4 novembre, ad aprire ufficialmente i lavori del primo Consiglio comunale dell’Amministrazione Di Stefano.

Lo ha fatto dopo che la segretaria comunale ha spiegato la procedura secondo cui, dirigere i lavori in aula sarebbe toccato al consigliere più votato fino all’elezione del nuovo presidente.

Il già delegato alle Manutenzioni e leader della Lega a Sora è subito entrato nella parte: l’Assise ha analizzato e votato all’unanimità le condizioni di eleggibilità del sindaco e degli altri componenti.

IL GIURAMENTO DEL SINDACO

La segretaria comunale gli ha fatto indossare la fascia tricolore. Poi un emozionato Luca Di Stefano ha posato la mano destra su un librone rosso che gli ha porto la segretaria comunale spiegandogli che era la Costituzione della Repubblica italiana e lui vi ha giurato fedeltà pronunciando la frase di rito: “Io Luca Di Stefano giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservare fedelmente la Costituzione italiana, le leggi dello Stato e di adempiere a tutti i miei doveri nell’interesse collettivo

Poi ha fatto un breve intervento con cui ha ringraziato la sua famiglia, presente in aula, gli altri candidati a sindaco e l’ex primo cittadino Roberto De Donatis. Quindi ha detto che “oggi inizia una nuova fase, la fase amministrativa in cui noi vogliamo essere aperti a tutti, soprattutto alle opposizioni con cui spero di poter avere un rapporto di collaborazione sui temi importanti della città”. Ha auspicato un atteggiamento costruttivo “come ho fatto io negli ultimi cinque anni e sono stato premiato”.

Quindi ha spiegato che “sin dal giorno dopo abbiamo cominciato a lavorare” per realizzare i cinque punti promessi nei primi cento giorni: “Abbiamo cominciato con Sora città pulita e a Natale ci saranno importanti eventi che mancavano”.

Il PARADOSSO DELLA PRESIDENZA

Manuela Cerqua, Eugenia e Valter Tersigni. In seconda fila Federico Altobelli e Salvatore Meglio

Ci ha messo poco l’Assise civica ad arrivare al terzo punto, quello più atteso della giornata perché riguardava l’elezione del presidente del Consiglio.

Nemmeno dalla riunione di maggioranza che si è tenuta mercoledì è uscita una soluzione immediata. Già nella tarda serata, infatti, circolavano voci poi confermate dagli accadimenti, secondo cui Baratta avrebbe ritirato la propria disponibilità e la maggioranza avrebbe guadagnato altri dieci giorni.

E così è stato. Perché il problema è che alcuni esponenti dell’Amministrazione non condividono la concessione della presidenza alla minoranza ma soprattutto non condividono il nome di Lino Caschera.

E poi c’è il No proprio della minoranza: se si vuole concedere la presidenza all’opposizione il nome non può certo arrivare dalla maggioranza. E la minoranza ha scelto Manuela Cerqua con le firme di Eugenia e Valter Tersigni, quella di Federico Altobelli e quella della stessa Cerqua. Senza però coinvolgere Lino Caschera e Salvatore Meglio. È stato proprio Meglio a sottolinearlo in aula. “Dite di voler dare la presidenza alla minoranza ma il nome volete sceglierlo voi” hanno invece sbottato dai banchi dell’opposizione.  

BARATTA FA LARGO AI GIOVANI

Fausto Baratta

Ringrazio chi mi ha proposto come presidente dell’Assise, sarebbe un onore. Però in tutta la campagna elettorale ho detto che la mia candidatura sarebbe servita solo come tramite per un passaggio generazionale. Penso sia arrivato il momento che i giovani prendano in mano le sorti di questa città; quindi, ringrazio i consiglieri che mi hanno proposto, sono stati affettuosi ma, per la coerenza che mi contraddistingue da anni, invito questo Consiglio comunale a non esprimere la preferenza sulla mia persona”.

Queste le parole con cui il già vicesindaco di Roberto De Donatis rieletto consigliere con Luca Di Stefano ha respinto al mittente una delle due proposte che erano state consegnate cinque giorni prima nelle mani del consigliere anziano, come da regolamento.

La proposta a favore di Baratta portava la firma dei consiglieri Alessandro Mosticone, Francesco Monorchio, Roberto Mollicone e Francesca Di Vito.

LA NUOVA ERA È MANUELA CERQUA

Eugenia Tersigni

Una dichiarazione, quella di Fausto Baratta, che ha provocato la dura reazione delle opposizioni.

A passare subito all’attacco sono stati Valter ed Eugenia Tersigni che vogliono sapere perché proporre la candidatura di una persona che non è intenzionata ad accettarla.

La già candidata sindaco Eugenia Tersigni, dopo aver fatto riferimento alla volontà del sindaco Luca di Stefano di fare un’apertura alla minoranza concedendo la presidenza del Consiglio spiega che la proposta dell’opposizione caduta sul nome di Manuela Cerqua ha raccolto “firme importanti, comprese quelle di due candidati sindaco” che rappresentano migliaia di cittadini. Aggiungendo di non voler credere “alle dicerie sulle cambiali elettorali” e chiede “a tutta l’assemblea di dare fiducia a Manuela Cerqua che, come diceva il consigliere Baratta, è giovane e rappresenta quella nuova era portata avanti in tutta la campagna elettorale”.

È il più esperto e navigato consigliere di minoranza Valter Tersigni a incalzare la maggioranza a proposito del ritiro della candidatura alla presidenza da parte di Fausto Baratta. “Mi riallaccio alle dichiarazioni rese da Baratta. Rinuncia a questa candidatura perché ritiene che non sia in linea con quanto detto circa il dover dare spazio ai giovani. Comprendo le sue affermazioni ma non la richiesta dei quattro consiglieri che in campagna elettorale hanno sbandierato il largo ai giovani e poi propongono Baratta. Vorrei capire il loro interesse a voler proporre Baratta”. Ovviamente nessuno ha risposto.

QUEL VOTO CONTRO

La votazione del Presidente

È sempre Lino Caschera a porre all’esame dell’aula le due proposte per la presidenza, quella di Baratta e quella di Manuela Cerqua. Il consigliere anziano spiega la procedura che, in ossequio al regolamento prevede il voto palese per alzata di mano, se necessario ripetuto anche per tre volte: le prime due con maggioranza qualificata, la terza con maggioranza assoluta.

Ed è qui che cominciano le strategie. Intanto Valter Tersigni chiede di mettere al voto le proposte in ordine di arrivo, dunque prima tocca a Manuela Cerqua. Lino Caschera è seduto al banco della presidenza. Sugli scranni dell’opposizione ci sono la diretta interessata insieme a Valter ed Eugenia Tersigni e il consigliere già candidato sindaco del centrodestra, Federico Altobelli. Loro quattro votano a favore, gli undici dell’opposizione votano contro. Caschera e Salvatore Meglio si astengono.

La scena si ripete anche per la seconda e la terza votazione. Qualche attento osservatore politico fa notare che i due – Caschera e Meglio – probabilmente stanno preparando il terreno per la prossima seduta.

Ma il culmine viene raggiunto quando si passa a votare la proposta Baratta. L’opposizione si astiene e anche questo viene letto come un segnale di apertura o quanto meno di non volersi immischiare nei problemi della neonata compagine di governo. Mentre la stessa maggioranza non solo prende alla lettera l’appello di Baratta ma, per non saper né leggere né scrivere, vota addirittura contro.

ALTRO GIRO ALTRA CORSA

Il voto dell’opposizione

L’elezione del presidente e vicepresidente del Consiglio è saltata. Ma la questione non si è potuta risolvere con una interruzione seguita da una conferenza dei capigruppo. Dovrà essere rinviata al prossimo Consiglio comunale utile.

Intanto Caschera riunirà la conferenza dei capigruppo. E dopo la convocazione dell’assemblea occorrerà nuovamente presentare le candidature entro il quinto giorno libero precedente all’Assise.

Alla fine, lo scopo era proprio quello di guadagnare tempo per far passare il nome di Caschera. Ed è stato raggiunto. Anche se il prezzo politico da pagare è stato politicamente alto per la maggioranza che già in partenza ha mostrato delle crepe.

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