Prima di togliere il saluto ai vicini, o lasciare tua moglie, mollare i figli, pensa al fico (di P. Alviti)

Molte volte, di fronte alle persone che riteniamo responsabili di averci fatto qualcosa, siamo tentati di voltare le spalle e andarcene. Proviamo allora a pensare alla fico che non dava frutti. Che...

Pietro Alviti
Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime…

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Un padrone esigente, un servo forse in difetto. La parabola del fico, che non porta frutto e sottrae anzi alla vigna il nutrimento necessario, fa suonare diversi campanelli d’allarme nella nostra coscienza.

Giustamente, un albero, che non porta frutti e per di più sottrae nutrimento alla vigna in cui è stato piantato, deve essere tagliato via: tanti uomini sono nelle stesse condizioni. Tanti non rispondono all’altezza della dignità umana, non fanno il loro dovere, vengono meno ai loro impegni, si abbandonano all’ozio, sembrano sragionare. Alcuni altri non soltanto non portano frutto ma anche rubano, uccidono, depredano, violentano. Con la loro trascuratezza mettono a rischio le vite degli altri, imbrogliano, mentono, tradiscono.

Quante volte abbiamo invocato su costoro l’arrivo, finalmente, del padrone severo che ne sentenzi l’eliminazione, la recisione di un tale cancro sociale che ci infastidisce.

Ma… siamo certi di non essere nei panni del contadino che si sente punto nel vivo dall’indicazione del padrone?

Forse avrei potuto fare di più per lui, forse avrei potuto meglio educare i miei figli, i miei alunni, forse avrei potuto ascoltare di più i colleghi, gli amici, forse avrei potuto trattare meglio mia moglie, i miei parenti, avrei potuto curare meglio i miei pazienti, sarei potuto essere più gentile, avrei potuto partecipare di più…

Senza ricordare quanti hanno zappato intorno a noi e ci hanno consentito di essere quelli che siamo… Ecco, forse sarebbe bene avere un altro anno, ricominciare a provarci, riprovare a zappare attorno a questi esseri umani, che oggi tutti considerano un rifiuto e che magari tali sono diventati perché i loro genitori, i loro insegnanti, i loro amici, gli adulti che hanno incontrato non sono stati all’altezza dei loro compito.

Prendiamoci un altro anno, riprendiamo a zappargli attorno, chissà che non porti frutto…