Primarie Pd e Primo Maggio: le armi di distrazione di massa

Sono tutti autoreferenziali e le primarie rappresentano soltanto uno strumento ad uso interno. Dei Partiti cioè.

Il Partito Democratico ha portato ai seggi 2 milioni di persone, 700.000 in meno rispetto alla volta scorsa. Eppure tutti parlano di straordinaria risposta di democrazia. Non è così, in realtà il Pd ha semplicemente dimostrato di avere ancora una macchina organizzativa con i fiocchi. A livello nazionale si sono mobilitati i big: Renzi, Orfini, Lotti, Guerini, Boschi, Orlando, Emiliano.

Ma i 700.000 voti che mancano non saranno quelli di D’Alema, Bersani, Speranza e Rossi? Neppure una parola sulla scissione, grande entusiasmo per un dato comunque in diminuzione.

In provincia di Frosinone Francesco De Angelis ha fatto una campagna elettorale da “indemoniato”, Francesco Scalia anche. Poi basta vedere i dati dei Comuni per capire che sono scesi in campo Vincenzo Quadrini (Isola Liri), Lucio Fiordalisio (Patrica), Adriano Lampazzi (Giuliano di Roma), Antonio Pompeo (Ferentino). Cioè, i capi hanno portato a votare quadri, dirigenti, militanti e simpatizzanti. Questo è successo.

Meglio comunque delle primarie a colpi di click dei Cinque Stelle, grazie alle quali bastano poche decine di “mi piace” per essere eletto in una lista (bloccata) al Senato e diventare parlamentare. E poi farsi cacciare e sparire con un pretesto. Oppure per concorrere da sindaco. Se poi dovesse vincere il candidato che non t’aspetti, allora nessun problema: basta fidarsi di Beppe Grillo…

Nel centrodestra, da ben prima del “predellino” Silvio Berlusconi aveva dimostrato di essere l’incontrastato Re della foresta. “Che fai mi cacci?”, gli chiese Fini. Accontentato.

“Non sono più in sintonia con la coalizione?”, gli fece capire Casini. Accontentato. Per non parlare dei tanti “coraggiosi” che si sono fatti divorare politicamente dal Cavaliere. Ultimo Stefano Parisi, costretto ad andare in giro per l’Italia con un progetto che dal quartier generale di Arcore hanno già bocciato.

Nicola Ottaviani, “sfrontato” sindaco di Frosinone, le primarie le ha celebrate a Frosinone, anche se con candidati non certamente competitivi. D’altronde la sindrome Berlusconiana ha contagiato nel profondo Forza Italia.

Signori, svegliamoci: la democrazia è un’altra cosa. In Italia ognuno si celebra le sue primarie, aspettando di approvare una legge elettorale tagliata su misura. Maggioritario o proporzionale a seconda del momento, listino o preferenze a seconda del… sondaggio.

Mentre la politica si autocelebra nei suoi riti bizantini tendenti al barocco (se non al rococò), oggi si celebra la Festa del Lavoro, il 1 maggio. Appuntamento storico.

In Italia il lavoro non c’è, in provincia di Frosinone men che meno. L’Italia paga decenni di immobilismo e di corruzione delle classi dirigenti, decenni di salvataggi di Stato per pochi intimi, di fondi a pioggia, di pensioni d’oro elargite senza coperture adeguate, di vitalizi vergognosi.

Certamente paga anche una lunga stagione nella quale i sindacati non hanno saputo cogliere che i tempi stavano cambiando e che le legittime tutele dovevano sposarsi con politiche di sviluppo diverse.

Però la spaventosa crisi economica, industriale, occupazionale e sociali ha radici antiche e profonde, moderne ed estese. L’Italia è la Cenerentola d’Europa per un debito pubblico che la politica non vuole tagliare. In quel calderone ci sono però privilegi dei quali molte persone hanno usufruito.

Resta il fatto che istituzioni ad ogni livello oggi declameranno sul Primo Maggio. Dal punto di vista mediatico un’altra giornata in prima linea dopo quella di ieri sulle primarie del Pd.

Armi di distrazione di massa.

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