Nel palazzo della Provincia va in scena la riunione del ‘volemose bene’

La prima riunione tra i sindaci ed i parlamentari nazionali e regionali eletti sul territorio. I troppi assenti. La mancanza di idee e l'agenda vuota

Volemose bene: l’incontro tra i sindaci ed i parlamentari eletti in provincia di Frosinone è stato poco più di questo.

Doveva essere l’occasione per sollevare le rivendicazioni del territorio, le richieste da portare con urgenza a Montecitorio, Palazzo Madama e alla Pisana. Coinvolgendo direttamente la base e consentendo ai Comuni di mettere il dito sui nervi scoperti.

Invece a salire dietro al microfono montato sul podio del salone di rappresentanza del Palazzo della Provincia di Frosinone sono stati solo tre sindaci: Antonio Corsi di Sgurgola (candidato alle scorse Regionali), Riccardo Frattaroli di Settefrati (che interviene anche se vede ferme due persone per strada disposte ad ascoltarlo), Augusto Agostini di Acuto.

Per fortuna che Vertenza Frusinate non perde un’occasione. È stato Ginetto Rossi, la bandiera dei lavoratori che in questi anni hanno perso il lavoro a causa della crisi industriale, a risvegliare una sala nella quale sembrava che tutti fossero andati con l’intenzione “fammi sentire un po’ cosa hanno da dirci“.

 

LA ROTTA DI POMPEO

Eppure, il confronto e la condivisione possono portare a risultati. Da lì nel passato sono nate le iniziative che hanno portato al Comitato per lo Sviluppo, all’istituzione dell’Area di Crisi Complessa, all’Accordo di Programma. Tutte iniziative concrete e che hanno portato opportunità al territorio.

Risultati che il presidente della Provincia Antonio Pompeo cita nel suo intervento e ne condivide il merito tra il suo ente e gli ex parlamentari non confermati: Francesco Scalia, Maria Spilabotte, Nazzareno Pilozzi, Marino Fardelli e Mario Abbruzzese.

Al loro posto quest’anno ci sono i senatori Massimo Ruspandini (FdI) e Gianfranco Rufa (Lega), i deputati grillini Luca Frusone, Ilaria Fontana, Enrica Segneri e Loreto Marcelli, loro colleghi della Lega Francesco ZicchieriFrancesca Gerardi, l’unico eletto di Forza Italia Pasquale Ciacciarelli.

 

GLI ASSENTI

La vera notizia sono gli assenti. Non ci sono i due deputati regionali del Partito Democratico, sponda avversaria a quella del presidente Pompeo: Mauro Buschini e Sara Battisti mandano la giustificazione da Roma.

Non ci sono i sindaci dei due Comuni più grandi: mancano Nicola Ottaviani (Frosinone) e Carlo Maria D’Alessandro (Cassino). Che almeno non mandano la giustificazione.

O sono convinti che l’incontro sia inutile o lo snobbano per non dare troppa importanza ad un presidente che tra pochi mesi sarà di nuovo candidato per succedere a se stesso.

Mancano voci che avrebbero potuto dare un contributo al dibattito: quelle del sistema del credito con le Banche del territorio, quelle dei sindacati che da un paio d’anni sono stretti in un patto di reciproca consultazione sui grandi temi, quelle del mondo della ricerca, quelle degli industriali che hanno resistito alla crisi e stanno guidando la ripresa.

 

 

MA CHE CI STIAMO A FARE

Tolto l’intervento del presidente e poco altro, il clima era “Ma che ci stiamo a fare?“. È questa la sintesi di un ente come la Provincia che ormai non ha più un’identità né una funzione. E se non fosse stato per l’intuizione di Antonio Pompeo nemmeno questo tentativo di raccordo tra territori e Legislativo si sarebbe organizzato.

Ma è anche la sintesi di Comuni che ormai sono entità troppo frazionata. Troppo piccoli per poter avere qualcosa da chiedere. La dissoluzione dei Partiti politici ha fatto si che i sindaci ormai vadano allo sbando come nella riunione di ieri pomeriggio. In altri tempi, il segretario provinciale o il responsabile Enti Locali avrebbe fatto una telefonata o mandato due righe dicendo “La nostra posizione è questa, chiedete questo”.

Poteva essere un’occasione per dare un segnale ma la politica ha ormai l’encefalogramma a ridosso del ‘piatto’. Il Pd, tanto per fare un esempio, avrebbe potuto tentare di mettere in mutande tutti i parlamentari presenti domandandogli cosa intendono fare per tutelare il comparto Automotive di Cassino con il suo polo industriale dal momento che a) è rimasto disatteso l’allarme lanciato oltre un anno fa dal vice presidente nazionale degli industriali Maurizio Stirpe per incentivare il passaggio al 4.0 . b) l’agenda Ue Cars 2020 ha quasi esaurito i suoi obiettivi e ne occorre al più presto un’altra. 

Non è un esercizio retorico. Da questo due punti dipendono almeno almeno ventimila posti di lavoro in provincia tra diretti ed indotto.

 

GUERRA AL MOLISE

Il neo senatore Massimo Ruspandini riporta tutti con i piedi per terra. E mette il dito su una serie di evidenze. Lui è stato assessore regionale in quello stesso palazzo. E dice che la riforma Delrio è stata «un inutile disastro, così com’è stata concepita ha portato un risparmio pressoché nullo ed ha tolto servizi ai cittadini sul territorio».

Un esempio? Il Molise che confina con noi, ha 300mila abitanti mentre la provincia di Frosinone ne ha quasi il doppio. Eppure in Molise «stanno per eleggere «trenta consiglieri regionali, mentre noi siamo rappresentati solo da tre consiglieri che devono competere con quelli che tutelano gli interessi di Roma». Il senatore di Ceccano punta il dito contro la grande finanza «che punta a cancellare le identità territoriali».

 

IL REALISMO DI FRUSONE

L’unico parlamentare al secondo mandato è Luca Frusone. Con un realismo che sfiora il confine del cinico ammette davanti a tutti «Sappiamo che è stata la disaffezione politica ad averci premiato nelle ultime elezioni. ma sappiamo anche che quella stessa disaffezione travolgerà anche noi del Cinque Stelle se non arriveranno i risultati».

Il Movimento 5 Stelle di oggi ha già tolto i panni della lotta e si prepara a quelli del governo, si sta sintonizzando dalla frequenza della protesta a quella della proposta. Per questo Frusone dichiara la totale disponibilità della sua forza politica per risolvere le criticità principali: Ambiente, Occupazione, Tariffa idrica…

 

L’AGENDA DI POMPEO

Ci prova Antonio Pompeo ad abbozzare un’agenda. Ai parlamentari nazionali e regionali ha ricordato il problema idrico che rischia di proiettarci verso la siccità in pochi anni. E le procedure del Sin Valle del Sacco che stanno ancora ferme con i veleni sempre nel terreno e le carte che si accumulano. O le infrastrutture che da troppi anni non si costruiscono.

Il presidente poi mette l’accento sul portafogli. Mancano le risorse a disposizione degli enti locali, la Provincia ha circa 300 dipendenti in meno e ci si aspetta che faccia le stesse cose di prima quando erano tutti in organico.

Il suo appello finale è all’ottimismo: «Non lasciateci da soli. Lavoriamo e collaboriamo insieme, proprio seguendo questo modello che fa emergere dal basso le priorità. A voi il compito di tradurle in atti concreti».

Insomma, evitiamo di fere in modo che sia solo un volemose bene.

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