Via al Pompeo bis, con l’opposizione a due velocità

«Cominciamo male, caro presidente: questa consiliatura provinciale parte con il suo tradimento del patto che aveva sottoscritto con noi di Forza Italia due anni fa e grazie al quale è stato eletto».

«No caro Consigliere, l’alleanza l’hanno rotta gli elettori con il loro voto l’otto gennaio».

Il botta e risposta inaugura il Pompeo bis, il governo provinciale modificato dalle elezioni di metà mandato. Il capogruppo azzurro Gianluca Quadrini punta il dito e accusa d’infamia Antonio Pompeo. Che rispedisce al mittente con tanto di ricevuta degli elettori.

Lo scambio di battute avviene dopo che il presidente ha finito di leggere il suo discorso programmatico. Che è un misto tra disperazione e speranza. La disperazione per il modo in cui le ha ridotte la disastrosa riforma Delrio: un misto di confusione e caos, alla ricerca di un’identità dopo che le competenze sono state spostate a Roma e poi rispedite indietro quando ci si è resi conto che  poco o nulla poteva essere fatto lontano dal territorio. I cinghiali arrivati fino ai centri urbani, migliaia di pratiche ambientali ferme negli uffici in attesa che qualcuno se ne occupi, la manutenzione ridotta all’osso. La speranza espressa da Antonio Pompeo nel suo intervento è quella affidata alla possibilità che dopo la bocciatura del referendum, le Province tornino ad avere un ruolo.

Poi il battibecco con la minoranza. O meglio: le minoranze. Perché Forza Italia ha portato in aula un’opposizione a due velocità.  Solo metà del Gruppo ha rispettato l’ordine di Mario Abbruzzese “Faremo un’opposizione irresponsabile“. Infatti, i consiglieri uscenti, Gianluca Quadrini e Danilo Magliocchetti (quelli che con l’attuale maggioranza ci hanno governato per la prima metà del mandato) annunciano un’opposizione rigorosa ma costruttiva, fatta di proposte per il territorio. Gli altri due consiglieri Rossella Chiusaroli e Anselmo Rotondo invece partono all’attacco. Accusano di inefficienza e incapacità l’amministrazione Pompeo. Ma – consapevoli di stare seduti accanto a Quadrini e Magliocchetti – puntualizzano: quel poco che è stato fatto finora lo si deve a Forza Italia.

Il neo presidente Luigi Vacana fatica un po’ a rendersi conto che non è uno scherzo e tocca a lui presiedere i lavori. Il benvenuto glielo dà il coordinamento dei circoli Possibile: la formazione di sinistra che era alleata nella lista civica in cui è stato eletto. E si è subito tirata indietro appena Vacana s’è seduto al tavolo delle trattative per presidenza e assessorati.

Il biglietto di buon lavoro per Vacana ed il Pd è racchiuso in una nota: «Se la povera Mary Shelley fosse vissuta due secoli dopo, anziché ricorrere alla sua immaginazione, si sarebbe potuta ispirare alla politica di Frosinone per scrivere il suo capolavoro. Formidabile nel ruolo del dottor Victor Frankenstein il Partito Democratico che ha sapientemente utilizzato Area Popolare e Sinistra Italiana per fare la sua mostruosa “creatura” alla Amministrazione Provinciale». Il problema è tutto politico: «L’illusione di pensare che possano essere legati i destini della Amministrazione Provinciale stessa con quello della macchinosa candidatura del PD (?) al Comune di Frosinone, ha portato a spianare e a farsi spianare qualsiasi differenza di visione di un territorio». 

Per Possibile, bisognava accomodarsi all’opposizione e non sulla poltrona di presidente: «Non si doveva lasciare l’opposizione a Forza Italia, che però spesso al PD e ad Area Popolare è stata utile nella infinita serie di nomine di enti intermedi che hanno infestato questa provincia, e che ogni tanto finiscono con la procura che suona ai campanelli una mattina. Noi di Possibile siamo convinti che questa era l’occasione per mostrare ai cittadini singoli ed organizzati che c’era un altro modo di fare l’istituzione in Provincia di Frosinone. Non bisognava deludere soprattutto chi guardava a Sinistra».

Ma il resto, in aula è più apparenza che sostanza. Politica, a Palazzo Iacobucci, ormai se ne fa poca: l’ultimo sprazzo è stato quando il presidente ha tarato gli equilibri del suo esecutivo in modo da non ostacolare il dialogo di Fabrizio Cristofari con i potenziali alleati del Pd alle Comunali di Frosinone. (leggi qui).

Poi, solo selfie e sorrisi tra i banchi, come nel primo giorno di scuola. L’epoca delle battaglie a colpi di oratoria e retorica tra Romano Misserville e Dante Schietroma, o Valentino D’Amata con il gruppo Pci, appartengono al passato. Esattamente come le Province.

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