Dividiamoci e partite: come contare sempre meno in Provincia (di F. Ducato)

Alle prossime elezioni Provinciali Anagni rischia di non eleggere il consigliere. Perché non riesce a replicare la strategia che portò Bondatti a Piazza Gramsci.

Franco Ducato
Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

Un peso politico sempre meno evidente nella geografia del territorio. E, conseguentemente, un rilievo sempre più trascurabile nella stanza dei bottoni. Quella nella quale si deciderà il futuro prossimo (e quello più remoto) della provincia.

Per Anagni, la scadenza delle elezioni provinciali del 7 aprile rischia di trasformarsi in una sconfitta a prescindere. Qualunque sia il colore della maggioranza che amministrerà la Provincia infatti, la prospettiva concreta è quella di non avere nemmeno un rappresentante della città dei papi nelle stanze del nuovo consiglio provinciale.

Il motivo, neanche a dirlo, è l’impossibilità, almeno fino ad ora, di riuscire a guardare al di là del proprio naso: o, in questo caso, degli interessi del proprio Partito. La mancanza assoluta di uno sguardo d’insieme, come quello che aveva portato a suo tempo Maurizio Bondatti non solo ad essere eletto, ma anche ad avere deleghe pesanti, rischia di essere controproducente.

L’intenzione, insomma, è quella di andare in ordine sparso. A partire dalla maggioranza. Dove la prima bandierina l’ha piantata, già da tempo in effetti, Riccardo Ambrosetti. Il volto maschio di Fdi ad Anagni preme da parecchio per la candidatura, arrivando a scavalcare Alessandro Cardinali, uno che un suo pacchetto di voti personale ce l’avrebbe pure (a differenza di Ambrosetti). Nell’indicazione di Ambrosetti conta, molto probabilmente, anche la necessità di mettere a posto gli equilibri interni della maggioranza di Natalia.

Dopo le dimissioni di Pace da assessore ai lavori pubblici, ad un certo punto sembrava che il ruolo del successore dovese toccare proprio al buon Riccardo. Nulla di fatto in quel senso. Ma, evidentemente, Natalia ha dovuto in qualche modo evitare traumi interni. Di qui la decisione di favorire, o quantomeno di non ostacolare, la corsa di Ambrosetti.

Stesso discorso per Umberto Quarmi della Lega; anche qui si tratta di bloccare i mal di pancia. Più esattamente del vicesindaco Vittorio D’Ercole, un altro che dopo Pace puntava ad avere la delega ai Lavori Pubblici. E che invece dovrà accontentarsi di quella all’Urbanistica, oltre che della carica di vicesindaco. Rimane però la sensazione, per i salviniani anagnini, di essere stati penalizzati a questo giro di giostra. Di qui la decisione di far correre Umberto Quarmi.

Situazione confusa anche in opposizione. L’uscita di Gianluigi Ferretti da Idea Anagni ha generato la sua candidatura con l’eterno Alfredo Pallone.

Mentre per il Pd si va verso l’indicazione di Sandra Tagliaboschi. Un nome che è figlio, in un certo senso, della confusione in cui si trova ultimamente il Partito Democratico in città. Dopo le primarie, che hanno segnato il ridimensionamento dei tagliaboschiani anagnini, si va verso un congresso locale straordinario. Che dovrebbe ridisegnare forze ed equilibri del Pd anagnino. Ma, in attesa della data, incombono le provinciali. Di qui la necessità di inserire comunque nel mazzo un nome conosciuto, come quello della Tagliaboschi.

Insomma, tutti in ordine sparso. Come si diceva. Con il risultato, molto probabile, di totalizzare zero sulla casella dei consiglieri eletti. Finendo così per contare sempre meno in Provincia.