Provinciali, il primo allarme per Giorgia Meloni

La vittoria del Centrosinistra alle Provinciali di Frosinone è un segnale d'allarme per Giorgia Meloni. Ma anche per molte amministrazioni Comunali che presto andranno al voto.

Il primo campanello d’allarme per Giorgia Meloni suona da Frosinone. Il centrosinistra diviso ha vinto le elezioni Provinciali ed evitato l’avanzata della destra. Lo ha fatto schierando una coalizione identica a quella che andrà in campo alle Regionali di febbraio: mettendo insieme il Partito Democratico con i centristi di Azione ed Italia Viva.

Un risultato che arriva da un territorio nel quale appena un paio di mesi fa Fratelli d’Italia ha dilagato, la coalizione di centrodestra ha fatto il vuoto alle sue spalle. Ora comincia il tempo delle analisi. E delle conseguenze. Sia all’interno dei Partiti che delle amministrazioni comunali.

Fronte Pd

Ad urne ancora aperte, quando mancavano i voti delle schede Rosse e Verdi, il sindaco Dem di Cassino Enzo Salera profetizzava in diretta su Teleuniverso «conseguenze sugli equilibri interni del Partito Democratico provinciale». Nel Salone di Rappresentanza c’è chi giura di averlo sentito dire «la prima testa che chiederemo sarà quella del Segretario provinciale». Se si andrà ad un chiarimento Enzo Salera non parteciperà da vincitore: il suo candidato Gino Germani non è quello che ha vinto. Leggi qui: Provincia, così ha vinto Luca Di Stefano (e trionfato De Angelis)

Il presidente della Provincia Luca Di Stefano con il gruppo di Demos

Un repulisti in giunta ed in maggioranza era in agenda per oggi. Nell’elenco degli epurandi c’erano il presidente del Consiglio Comunale Barbara Di Rollo ed il gruppo dei cattolici popolari di Demos. La prima, rea di avere detto con chiarezza che non avrebbe seguito la linea indicata dal sindaco ma avrebbe votato l’altro candidato sul quale si è attestato il Pd, Luca Di Stefano. Demos per non avere dichiarato apertamente l’appoggio.

I numeri dicono che più di qualche voto è sfuggito alla maggioranza. Ora la sconfitta pone Enzo Salera di fronte ad un bivio: proseguire sulla sua traiettoria di rottura con la componente maggioritaria oppure fare retromarcia ed evitare di vedersi restituire alle Comunali del 2024 la spaccatura che ha generato alle Provinciali 2022. Il rischio è concreto. Intanto tra meno di due mesi si andrà ad una nuova conta: alle Regionali la candidatura del sindaco di Aquino Libero Mazzaroppi (con la regia di Marco Delle Cese, Segretario ombra del fronte Sud) rappresenta un controcanto. A cosa? Alla candidatura femminile che l’amministrazione Salera esprimerà in appoggio a quella di Antonio Pompeo. (Leggi qui: Lord e non, chi ha vinto e chi ha perso le Provinciali).

Poi inizierà la partita per le Comunali. L’unità del Pd sul nome di Salera per un bis oggi è un’utopia. Lo resterà fino a quando rimarrà aperta la lacerazione della Provinciali che dovevano condurre “a nuovi assetti nel Pd provinciale”.

Fronte Centrodestra

Luigi Germani

Nel centrodestra ora bisognerà capire quanto sia stata efficace la scelta di Fratelli d’Italia e Forza Italia. Si sono posizionati su Luigi Germani un candidato storicamente di centrosinistra ed orgogliosamente antifascista. Non proprio il massimo per stimolare un’elezione.

I numeri dicono che in qualche misura ne ha beneficiato il sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli, civico schierato dalla Lega. È sceso in campo proprio per non farsi schiacciare da Fratelli d’Italia. Che forte del suo 30% alle Politiche iniziava ad avere pretese sulle scelte dell’amministrazione comunale. Il rischio fiutato da Mastrangeli era quello di un FdI vincente alle Provinciali e forte del successo avrebbe dato il via ad una campagna di logoramento interna su di lui e la sua amministrazione.

La candidatura doveva servire a favorire una sintesi. Il luogo naturale nel quale individuarla era il vertice del centrodestra convocato dal sindaco di Alatri Maurizio Cianfrocca. Invece Riccardo Mastrangeli s’è ritrovato da solo. letteralmente. Chiaro allora l’intento di Fratelli d’Italia andare alla conta. Per poi dare l’assalto all’amministrazione comunale del capoluogo.

Ma la vittoria non è arrivata. Ed i numeri dicono che qualche voto è mancato al fronte di Gino Germani. Se lo è ritrovato in più Riccardo Mastrangeli. Ora ci sono le Regionali: saranno anche loro, come per il caso di Enzo Salera, l’occasione per una verifica interna sugli equilibri.

Unità leghista

Mario Abbruzzese

La Lega si scopre unita intorno all’asse che ora vede insieme l’onorevole Nicola Ottaviani, il sindaco Riccardo Mastrangeli, il consigliere regionale Pasquale Ciacciarelli. E l’ex Presidente del Consiglio Regionale Mario Abbruzzese.

È stato lui l’anello di raccordo tra i diversi livelli ed i sindaci del territorio. Con i quali, dicono i numeri, conserva ancora un dialogo efficace. Si spiegano così i voti arrivati dalla fascia azzurra e arancione: nella quale storicamente Ciacciarelli ed Abbruzzese sono radicati.

Ora ci sarà la partita per le Regionali. Con i due gruppi che si conteranno. Ma per una volta non sarà uno scontro fratricida.

Conseguenze comunali

Il risultato delle Provinciali apre ora nuovi scenari sulle elezioni Comunali di Ferentino. Le prossime ore diranno se smobiliterà la maggioranza che in questi anni è stata intorno ad Antonio Pompeo. C’è da individuare il suo successore. Ma il dialogo non è mai decollato. (Leggi qui: Uniti per Ferentino… ma divisi dalle Primarie).

Così come si apre un orizzonte diverso su Anagni, chiamata alle urne in primavera per rinnovare l’amministrazione comunale. Da domenica sera la sedia del sindaco Daniele Natalia traballa. Parecchio. Alessandro Cardinali ora punta a scardinare tutto. Non tutta la minoranza è compatta e questa sera ci sarà una nuova riunione del campo civico.

Segnali d’allarme per chi riteneva le cose ormai già definite.

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