Provinciali, la mina vagante delle maggioranze comunali

Le fibrillazioni nelle coalizioni delle singole realtà potrebbero alimentare le file dei “franchi tiratori”. Ecco perché Antonio Pompeo ha già iniziato la campagna trasversale a tutto campo

Ma davvero sindaci e consiglieri comunali alle provinciali del prossimo 31 ottobre, quando si voterà soltanto per eleggere il presidente, seguiranno le indicazioni dei partiti e le logiche di coalizioni che appaiono già superate?

Sicuramente no, lo hanno già dimostrato. In quasi tutti i Comuni, a parte le differenze tra maggioranza e opposizione, ci sono problemi e malumori all’interno delle stesse coalizioni che governano.

 

A Cassino si può dire che il centrodestra è unito tra Forza Italia e Lega? Assolutamente no e Carlo Maria D’Alessandro lo sa benissimo.

A Frosinone nel centrodestra sono tutti contenti di una situazione nella quale Nicola Ottaviani non lascia praticamente spazi? No.

Stessi discorsi si potrebbero fare a Sora, Alatri, Anagni, Ceccano, Pontecorvo. Fra l’altro le maggioranze non è che siano “bulgare”.

Ecco perché il voto delle provinciali potrebbe rappresentare anche una sorta di monito ai vari sindaci. Un segnale tipo ultimo avviso ai naviganti.

 

Il presidente Antonio Pompeo lo sa perfettamente e quando quattro anni fa ha deciso di sfidare l’ira funesta dell’area del Pd di Francesco De Angelis lo ha fatto sapendo che al Comune di Ferentino era blindato. Quanti sindaci oggi possono dire di essere blindati nei loro Comuni?

E’ questo uno dei motivi che sta inducendo lo stesso Pompeo a cercare anche il voto trasversale, ad ogni livello. In qualunque latitudine politica. Il centrodestra non solo deve trovare una vera unità di partenza, ma poi dovrà indicare un candidato che non debba preoccuparsi della tenuta della maggioranza nel proprio Comune. Non sarà un’impresa per nulla semplice.

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