Provinciali, non sempre vince chi è primo

Giornata con le calcolatrici in mano per i tre candidati alla presidenza della Provincia di Frosinone. Tutti sono convinti di essere in vantaggio. Ma non sempre chi è davanti poi vince

Calcolatrice alla mano, foglio di Word sul computer: nei quartieri generali dei tre candidati a presidente della Provincia di Frosinone hanno trascorso la giornata a rifare i calcoli. Verificare i voti certi e quelli probabili, scremare quelli inattendibili. Tutti sono arrivati allo stesso risultato: sia nel fronte di Gino Germani (sindaco di Arce, sostenuto dall’area Pd di Antonio Pompeo ed Enzo Salera, da Fratelli d’Italia e Forza Italia, dai civici di Vacana e Cardinali), in quello di Luca Di Stefano (sindaco di Sora, sostenuto dalla componente maggioritaria Pd, da Azione e Italia Viva), ed in quello di Riccardo Mastrangeli (sindaco di Frosinone, sostenuto dalla Lega, dalle minoranze di FdI e FI che non hanno condiviso l’appoggio a Germani e dalle arre di Azione e Iv che non hanno condiviso l’appoggio a Di Stefano).

Il risultato è che ognuno è certo di essere in vantaggio. Non di moltissimo. Ma di avere quel quid in più necessario per vincere le elezioni domenica prossima.

Non vince chi è primo

Il Seggio della Provincia

La realtà è un’altra ed è evidente. C’è una situazione di sostanziale equilibrio. A determinare la vittoria saranno poche migliaia di voti ponderati. Ne bastano dai 2mila ai 5mila per ribaltare il risultato finale.

A determinare la convinzione di ciascun candidato d’essere davanti è la posizione degli indecisi. Soprattutto di chi ha garantito il suo voto ma lo ha fatto a più di uno candidato.

La storia delle recenti elezioni Provinciali, quelle tenute con la riforma Delrio, traccia uno scenario ancora più incerto. Perché più di una volta il risultato finale è stato determinato da un accordo dell’ultima ora. Non dichiarato, mai reso palese, sempre negato dai protagonisti. Ma reso chiaro dall’analisi dei voti depositati nelle urne.

In una situazione di equilibrio come in questa tornata, un accordo sarebbe determinante. A renderlo difficile sono le posizioni ormai radicalizzate.

Le posizioni ideologiche

I tre candidati

Riccardo Mastrangeli, ad esempio, ha ribadito la sua posizione di candidato civico ma dalla chiara matrice di centrodestra; un segnale politico con il quale attirare il voto dei consiglieri comunali e dei sindaci di centrodestra che non accettano l’idea di dover votare un candidato dalle note origini progressiste come Gino Germani. (leggi qui: I messaggi nascosti di Mastrangeli).

A sua volta Gino Germani ha messo in evidenza la sua posizione di candidato in continuità con l’amministrazione uscente. Lo sostiene metà del Consiglio Provinciale in carica. Durante tutti gli incontri ha respinto l’immagine dell’inciucio Pd / FdI, ricordando che l’elezione del Presidente della Provincia dopo la riforma avviene sempre attraverso un accordo trasversale.

Luca Di Stefano ha messo in evidenza la sua posizione di civico progressista, che dopo avere centrato le Comunali a Sora intende portare lo stesso rinnovamento, anche generazione, in piazza Gramsci.

Molto difficile spostare voti da schieramenti così ideologizzati. E così equilibrati. Proprio per questo, alla fine, l’accordo di mini desistenza può essere l’unica certezza.

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