Psicologi: nel Lazio in aumento le crisi d’identità e la depressione

Gauguin

Federico Conte, presidente degli Psicologi del Lazio, partecipando all'evento dell'associazione POP traccia gli scenari che potrebbero delinearsi per le nostre menti. Già nei prossimi mesi. A rischio le certezze. Verso una crisi identitaria.

Da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo? Non è il celebre quadro di Paul Gauguin dipinto a fine Ottocento e conservato nel Museum of Fine Arts di Boston. È piuttosto il destino che ci attende nel Lazio. Dove, “In futuro si determinerà una vera e propria crisi identitaria collettiva, perchè i piani che vengono coinvolti andranno dalla perdita del lavoro, alla separazione e alla povertà. Il tutto in un contesto insicuro, che metterà a dura prova l’identità di tutta la pubblica amministrazione”.

È uno scenario molto pessimistico quello descritto da Federico Conte, presidente degli Psicologi del Lazio (Opl), partecipando all’evento online dell’associazione POP dal titolo ‘Lazio post Covid – con #LazioLab il modello per la ripartenza‘.

Tra qualche mese si comincia

Federico Conte
Federico Conte, Presidente Psicologi del Lazio

Il caos è dietro l’angolo. A sentire il presidente degli Psicologi tra qualche mese è legittimo immaginare “un aumento significativo della disoccupazione, un impoverimento complessivo della popolazione. Il distanziamento fisico e sociale vedrà i ricchi diventare sempre più ricchi ed i poveri più poveri. La perdita del lavoro potrebbe determinare uno stravolgimento degli scenari familiari“.

Per il presidente Federico Conte alcuni aspetti psicologici specifici di questo periodo condizioneranno il nostro prossimo futuro.

Se le misure del distanziamento fisico, ad esempio, dovessero essere necessarie anche in seguito– continua Conte- potremmo assistere ad un impoverimento delle relazioni sociali, perche’ il 90% della nostra comunicazione per natura non è verbale. Quindi immagino un mondo meno sicuro, più precario e con un tessuto sociale molto piu’ frammentato”.

Meno fiducia negli altri

La conseguenza di questo scenario è il graduale venir meno della fiducia negli altri. Ed in noi stessi.

Se non funzioneranno gli stimoli all’economia messi in campo da Governo e Regione Lazio, poco alla volta nelle persone peseranno “la mancanza di una prospettiva d’un futuro migliore, la percezione di impotenza, o per esempio assenza di opportunità per i giovani, e l’impossibilità di sviluppo dell’autodeterminazione individuale. Insomma, tutti vissuti di precarietà e di insicurezza che condizioneranno fortemente il tessuto sociale“.

Cambia tutto

Covid-19 Foto © Imagoeconomica /

Prima del Covid l’80% dei pazienti per gli psicologi era rappresentato da persone che si trovavano di fronte ad un repentino cambiamento nella propria vita. Oppure bussavano al terapeuta perché si trovavano di fronte a scelte che non riuscivano a prendere in autonomia.

Parliamo – evidenzia il presidente degli Psicologi del Lazio Federico Contedi persone che sanno chi sono ma non sanno cosa vogliono. E gli psicologi, insieme alle organizzazioni, fornivano aiuto per ritrovare la loro capacità decisionale e collegarla ai desideri”.

Sempre nelle situazioni pre Covid c’era poi una minoranza che ha, invece, problemi di natura identitaria. “Non si tratta di persone che non sanno cosa vogliano, ma si tratta di gruppi che non sanno chi sono. In questo caso, il lavoro dello psicologo è molto più complesso – dice l’esperto – perché richiede più tempo e l’inserimento di altre figure professionali e di coordinamento“.

E con il post Covid? Cambia tutto. Perché rischiano di venire meno tutte le certezze sulle quali ci siamo appoggiati fino ad oggi.

Parola d’ordine: riadattamento

Le ricette per un aiuto efficace devono poggiare allora su due pilastri: «Forte riadattamento e grande rigenerazione da parte dei servizi. L’aumento di eventi negativi determinerà uno stato complessivo di umore un pochino depresso, quindi nella possibilità in cui aumenteranno patologie come insonnia, ansia, esordi psicotici – sottolinea Conte – il modello a cui dobbiamo andare a puntare deve osservare l’individuo nella sua complessità. Gli Enti devono collaborare avendo in mente che la persona è un tutt’uno, organizzando i servizi attorno ad essa, non in maniera frammentata e settoriale“.

Sei tavoli

Bonafoni e Grossi
Danilo Grossi con Marta Bonafoni

Il laboratorio LazioLab è nato durante il lockdown, creato dalla Regione Lazio attraverso 6 tavoli tematici: Logistica, economia circolare, digitalizzazione e semplificazione, università ricerca e formazione.

Sono composti da tecnici, esperti e accademici delle università del Lazio. Sono stati tutti chiamati a individuare gli interventi prioritari della nuova programmazione economica.

Il mondo della ricerca ha aderito a titolo gratuito – sottolinea l’ispiratrice Marta Bonafoni, consigliere regionale del Lazio – per costruire la nuova programmazione regionale dopo la crisi sanitaria“.

Noi siamo di quel Partito che non vogliamo tornare a come eravamo prima– sottolinea la consigliera regionale – perché pensiamo che il prima sia stato un pezzo del problema, basti pensare a come il virus si è innescato e come si è propagato, siamo infatti convinti del fatto che quel sistema è un sistema malato. La riconversione ambientale e sociale rappresentano le due architravi del progetto” conclude Bonafoni.

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