La solitudine dell’eroico presidente Quadrini

Ernesto Baronio

Conte del Lungoliri

 

di Ernesto BARONIO
Conte del Lungoliri

 

 

Per una volta nella vita, il povero Quadrini, al secolo Gianluca, si è sentito svuotato e inutile. E accaduto ieri appena messo piede nella hall del Grand Hotel Palazzo della Fonte a Fiuggi. Appena entrato… nulla è accaduto.

Tutto questo nonostante lui sia l’eroico presidente dell’Indomita Comunità Montana di Arce (pervicace alla liquidazione), nonché Capogruppo di Forza Italia in seno all’Amministrazione Provinciale di Frosinone, nonché consigliere comunale al Comune di Arpino, nonché componente ad libitum del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Marco Tullio Cicerone, presieduta dal suo ologramma virtualmente modificato Antonio Farina.

In altri tempi, quattro (forse meglio otto) forzuti collaboratori del prestigiosissimo Grand Hotel Palazzo della Fonte lo avrebbero accolto all’ingresso del viale per portarlo a spalle fino alla sala da pranzo.

A quel tempo, avrebbe scelto lui con la modalità imperatoriale romana del pollice verso o meno, chi dei big locali, romani e nazionali poteva fargli compagnia a tavola.

In altre epoche, insomma, il suo peso politico nel Partito di Berlusconi era direttamente proporzionale alla stazza (non proprio da ballerino classico) che lo accompagna, lo distingue e contraddistingue.

Oggi, invece, il povero Quadrini, al secolo Gianluca, è arrivato alla convention di mister President Antony Tajani con aria sommessa.

Due segni del destino, rivelatisi nei giorni precedenti alla Convention, hanno turbato la serenità dell’eroico presidente.

Il primo: è stato fragorosamente cazziato per un suo comunicato stampa con il quale annunciava l’evento fiuggino. Qualcuno in alto gli ha ricordato che semmai competeva ad altri mettere il cappello sull’operazione e non certo a lui. Così, dopo pochi minuti, una mail ha raggiunto le redazioni avvisando: ‘In merito alla nota precedente si prega di non tenerne conto‘.

Il secondo. Dal Partito gli hanno intimato di non presentarsi al Palazzo della Fonte con il lampeggiante acceso della sua macchina di “servizio”. La privazione più atroce.

Il risultato finale è stato devastante: il povero Quadrini, al secolo Gianluca, si aggirava con sguardo quasi spaurito fra i big e meno big presenti. Sentiva forte la puzza di terra bruciata attorno a lui, presagendo un futuro politico non più “facilitato” come poteva sembrare solo pochi giorni fa.

Se sono mazzate saranno dolori, per parafrasare quell’altro proverbio che dice se sono rose fioriranno!

Come profetizzato da Alessioporcu.it, l’alzata di tono (usando un eufemismo anglosassone) di Mario Abbruzzese contro il povero Quadrini, al secolo Gianluca, qualche sera fa a Teleuniverso non era né uno scherzo di carnevale né un pesce d’aprile. (leggi qui). Avrà conseguenze politiche decisive: resta da capire quando e come. Ma che la vendetta colpirà il povero Quadrini, al secolo Gianluca, è una certezza.

E ieri, l’eroico presidente dell’indomita Comunità Montana di Arce (pervicace alla liquidazione) ha iniziato ad assaporare il senso dell’esclusione, l’isolamento, la messa al bando della comunità. Che precede il colpo di grazia.

Ha iniziato ad avere la misura di cosa volesse dire Mario Magnum Abbruzzese con la promessa «ti faccio un culo così».

 

 

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