Alla fine ha vinto Quadrini: la Comunità non sparisce

Ha vinto lui. L’eroico presidente dell’indomita Comunità Montana di Arce Gianluca Quadrini da questa mattina si erge fiero tra le macerie. Con la tuta mimetica lacera, stringendo orgoglioso il vessillo verde del suo ente. Non ha ammainato bandiera. E non dovrà più ammainarla. La Comunità Montana non gliela sopprimeranno e non gliela liquideranno. Ha avuto ragione lui ad arroccarsi nel fortino di Arce e amministrare sui Comuni circostanti come se nulla dovesse mai accadere. Come se la legge per la soppressione del suo Ente fosse solo una vuota e inutile sequenza di chiacchiere fatte in Regione.

La Regione Lazio ha deciso di issare la bandiera bianca. Si arrende di fronte alla strenua ed eroica resistenza del coriaceo presidente, pervicace alla liquidazione.

Come in tutti i trattati di pace c’è un compromesso. In apparenza la Comunità Montana di Arce e tutte le altre presenti nel Lazio spariranno. Ma subito dopo l’ammainabandiera ci sarà un nuovo squillo di tromba e rullo di tamburi: la Comunità Montane spariranno per riapparire. Con un nome diverso, una bandiera diversa, una insegna diversa sia all’ingresso degli uffici che sulla fiancata degli automezzi.

Insomma, se passa la riforma, Gianluca Quadrini sarà presidente dell’Unione dei Comuni Montani di Arce. E, come recita la proposta di legge n.317 del 29 febbraio scorso, «continueranno a svolgere i servizi ed esercitare le funzioni delle cessate Comunità montane». Cambiano tutto per non cambiare nulla.

Con le spese come la mettiamo? Tagli e sforbiaciature? Macché! Anche su questo punto l’eroico presidente Quadrini aveva combattuto un’asperrima battaglia, trascinando la Regione di fronte ai giudici del tar. Perdendo si. Ma vincendo in linea di principio. Perché ora la norma in discussione alla Regione sostiene che le nuove Unioni di Comuni Montani debbano attenersi ad nuovo e rigoroso limite. Non devono spendere più di quanto spendevano. Gianluca Quadrini ha sbattuto la mano sul tavolo ed ha detto: «Stò!». Come nelle partite a Sette e Mezzo.

«La spesa sostenuta per il personale dell’Unione – recita la proposta di legge – non può comportare il superamento della somma delle spese di personale sostenute precedentemente dai singoli comuni partecipanti».
«Stò anche questo giro».

Viene introdotto un auspicio: «A regime devono essere assicurati progressivi risparmi di spesa in materia di personale». Insomma, si spera che i nuovi enti si impegnino a ridurre i costi. E Quadrini ha detto: «Stò!»

La legge prevede che le Comunità Montane camuffate da Unioni di Comuni, oltre al personale conserveranno i trasferimenti finanziari per il loro funzionamento. Il cambio di nome è reale, mentre i risparmi restano solo un’illusione.

E Quadrini ha detto «Settemmezzo legittimo e partita».

Diavolo d’un presidente. Ha vinto lui.

.
error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright