Qualcuno salvi Mario Abbruzzese da se stesso (di A. Porcu)

Un'uscita di scena da eroe. In diretta tv, assumendosi ogni responsabilità sulla sconfitta. Come solo i grandi sono capaci di fare. Ora un comunicato in cui si attribuisce invece la colpa al Centrosinistra. Qualcuno salvi Abbruzzese da se stesso.

Nel giorno della sconfitta, mentre le urne erano ancora aperte ed i rappresentanti di lista facevano trillare in continuazione i cellulari per urlare i numeri con gli aggiornamenti, Mario Abbruzzese è apparso in tv. I giganti ed i condottieri si riconoscono nella sconfitta: quando tutti fuggono dal campo e nei vicoli iniziano i regolamenti di conti. Fatti di pugnalate alle spalle e dichiarazioni al veleno.

In quel momento, i led senza pietà sugli schermi hanno definito in ogni dettaglio la sofferenza interiore di chi per quarant’anni non ha mai avuto in bocca l’amaro sapore della sconfitta: il politico partito da un Consorzio di Bonifica ed arrivato alla presidenza del Consiglio Regionale del Lazio; l’abile tessitore di doppi e tripli giochi su più tavoli senza che nessuno lo scoprisse prima che fosse troppo tardi; il fine stratega che uno alla volta ha gabbato i vecchi signori della Democrazia Cristiana cassinate ed i nuovi parvenu della politica cittadina; il lento sicario del gigantesco Antonello Iannarilli ed il fulmineo scherano capace di centrare anche l’eterno uomo dei poteri romani Alfredo Pallone.

Si muore in piedi, insegnavano ai giovani balilla. Fu la frase che salvò la vita di Indro Montanelli quando i terroristi gli spararono: si aggrappò ad una ringhiera per non morire in ginocchio e evitare di regalare al nemico quella soddisfazione.

Mario Abbruzzese apparendo in diretta tv su Teleuniverso il pomeriggio del 5 marzo è voluto morire in piedi, annunciando da solo la sua sconfitta. Che, per se stesso, è equiparabile al regicidio. Solo l’anticipazione di Alessioporcu.it fatta mezzora prima gli ha strappato una parte del dramma finale.

Il campione è quello che assume sulle sue spalle le colpe di tutti. Quando muore il capo la battaglia si ferma, perché è inutile proseguire: manca quello per cui si sta tenendo in mano la spada e rischiando la vita.

Il commander non fugge. Non cerca un ultimo rifugio. Non si nasconde nel buio di un pretesto: muore sul campo e davanti a tutti.

Così ha fatto quel giorno Mario Abbruzzese: con cinica lucidità, fissando la telecamera ha detto: «Ho perso io, la colpa è di nessun altro. Tutti hanno fatto ciò che potevano e l’hanno fatto al massimo. C’è un solo sconfitto e sono io».

Nemmeno quando gli viene offerto un salvacondotto vi si aggrappa ma lo rifiuta con lo stoicismo dell’eroe battuto: «I voti di Gianluca Quadrini andato via perché da Roma non gli hanno lasciato una candidatura? Sono scuse: io avevo il compito di vincere e non ci sono né alibi né giustificazioni». Fine delle trasmissioni.

A distanza di qualche giorno l’adrenalina dell’ultima battaglia è smaltita.

L’uomo Mario Abbruzzese ora si sveglia al mattino. Ed è libero di fare tardi. Nessuna riunione lo attende. Non ci sono postulanti sull’uscio pronti a chiedere qualcosa che non può dare. Non deve schivare le frecce dei nemici né stare attento alla cicuta che potrebbero avergli nascosto nel bicchiere.

I rumori della battaglia ora li sente da lontano. Sono echi. Sono fantasmi di un passato troppo recente. Al punto che d’istinto corre a sguainare la spada. Ma solo a quel punto si ricorda che non indossa più la panoplia completa, non ha cimiero, non c’è né gladio né guaina.

Non è possibile. È lì che comincia il delirio. Lo stesso che ha colpito in questi anni tanti altri prima di lui. Molti dei quali erano stati ammazzati (politicamente) da lui.

Solo la febbre da delirium post traumatico bellico politico può giustificare le frasi affidate questa mattina ai quotidiani locali:

«Le urne ci consegnano una buona affermazione del centrodestra che unito, dimostra ancora una volta di essere competitivo e vincente. Purtroppo nonostante questo risultato positivissimo l’inconsistenza del centrosinistra e del Partito Democratico ha permesso al Movimento 5 Stelle di portare a casa il collegio, nonostante i 51.735 voti della coalizione di centrodestra».

 

Frasi che autorizzano a titolare: «L’inconsistenza del centrosinistra a Cassino ha fatto vincere il M5S».

In altre parole, ora sostiene che la sua sconfitta sia colpa del Pd.

 

Chi può ne abbia cura. Gli eviti questo palcoscenico che rischia di distruggere l’immagine eroica del condottiero apparso in tv. E potrebbe portarlo verso un patetico quanto inutile nuovo finale: come un Saddam nascosto in una buca, un Gheddafi in fuga verso il Ciad, un fuhrer asserragliato nel raichstag in attesa delle inesistenti truppe del generale Stainer.

 

Mario Abbruzzese, per quello che in questi anni ha dato alla politica, nel bene e nel male, non merita finali da satrapi decaduti né da operetta.

 

Qualcuno salvi Mario Abbruzzese da se stesso.

 

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