Quando arrivava Vincenzino

Oggi alle 17 il funerale laico di Vincenzino Durante. L'uomo che conosceva il valore di tutto e che non dava un prezzo a niente. Consigliere comunale per una stagione, eletto da quel popolo sfruttato per il quale aveva tarato la sua esistenza

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

C’è stato un tempo in cui nelle edicole ciociare uscivano ben cinque quotidiani con le cronache locali. Uno di questi si chiamava La Provincia Quotidiano e nacque dalla tigna di quel mitico direttore che fu Umberto Celani dopo lo scazzo storico che lo separò da un altro pezzo di storia dell’editoria nostrana, Giuseppe Ciarrapico.

L’arrivo rumoroso

Vincenzo Durante

Nell’Ufficio di Corrispondenza di Cassino (in realtà una Redazione a tutti gli effetti) de La Provincia Quotidiano ti accorgevi che era arrivato Vincenzo Durante perché le parole grandi con cui cazziava gli autori di quelli che lui riteneva dei soprusi arrivavano prima della sua figura piccola e nevrotica.

Lui non camminava, corricchiava a scatti, come una martora. Una volta ci fu una faccenda legata ad una battaglia dei Carc: il movimento politico marxista-leminista e maoista Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo. Iniziò ad urlare già dal piano di sotto e dallo studio legale del penalista Tonino Fraioli spuntò un bouquet di facce allocchite che si chiesero per almeno un quarto d’ora se nel palazzo non fosse imboccato un invasato.

Perché Vincenzo Durante era fatto così: lui le ingiustizie le sentiva una ad una sulla sua pelle e da quella concezione di vita aveva avuto anche il garbo immenso di sfrattare ogni retorica, roba rarissima per uno di sinistra. Perciò somatizzava, e lo vedevi talmente abitato dai guai che voleva sfrattare dai cuori della gente che ti faceva immagonire, prima di tenerezza e poi di rispetto.

Il Compagno Vincenzo

Vincenzo Durante

A proposito, Vincenzo era un comunista: fuori di ogni formula o sofisma di categoria colta. La sua casella era quella in cui chi ci sta tiene il pugno chiuso in faccia al mondo beffardo. Che poi questa sua indole lui la declinasse in ogni luogo, ambito, storia o faccenda in cui ci fossero molte persone minacciate dal potere di poche quella è sempre stata faccenda di fuffa.

Mario Corsetti, uno che in tema di comunismo non accettava lezioni neanche da Giancarlo Pajetta (che per la materia si fece confino, esilio e Resistenza), un giorno a Piazza San Giovanni disse che di quelli come Vincenzo c’era da aver paura, perché mettono la giustizia prima ancora dei giusti. Sulle prime non era facile capire cosa cacchio volesse dire, non subito almeno.

L’immondizia per le scale

Del valore di quella frase me ne accorsi dopo un annetto, quando vidi Vincenzo prendere una busta dell’immondizia e lanciarla giù per le scale del comune di Cassino con un unico, grande gesto ad ansa del suo braccino piccolo e nevrile durante l’anno glorioso ed orribile dei rincari sulla tassa rifiuti con Bruno Scittarelli sindaco.

Sui gradini si spersero verze marce, pannolini sporchi e fiele di sopruso insanato e l’urlo che accompagnò quel gesto fece capire che del popolo devi avere paura più di quanto il popolo stesso non sappia. C’erano decine di famiglie sudate e cariche, c’erano i comitati di quartiere, c’erano i soloni in camicia e i capipopolo coi cellulari fighi; e c’era lui, che del popolo voleva essere parte e non capo.

Gli chiesero se non avesse esagerato. Lui guardò  fra il nauseato e il paziente, come si guardano gli ipocriti che sposano le verità e poi la cornificano con la verisimiglianza, come il fuciliere guarda il furiere imboscato.

Scomodo da vivo, icona da oggi

Vincenzo Durante

E forse proprio per questo Vincenzo, a fare la tara a quegli splendidi amici con cui sudava ad ogni angolo di Cassino, forse a molti piace più oggi che non c’è più di quanto c’era. Perché da vivo era un tafano urticante, da morto è un’icona, e le icone non danno mai fastidio, checché dica la letteratura agiografica scema che ci hanno sempre infilato nella strozza.

Era basso Vincenzo, tanto basso che quando la sua straordinaria altezza veniva fuori faceva contrappasso con la sua immagine e ti suggeriva esattamente quello per cui Vincenzo è vissuto: l’idea bellissima che se esiste il merito per essere migliori quello arriva sempre dopo il diritto ad essere e basta. Esistere e vedere il sistema complesso dello Stato prendersi cura di tutti, il plotone viaggiare sempre alla velocità esatta del suo uomo più lento.

Volantini allungati agli incroci stradali, voce chioccia da fumatore incallito e da qualche anno quegli occhiali con catenella che davano all’anagrafe di Vincenzo la presunzione di ricordargli che non era più tempo di schivare le cariche della Polizia a Napoli, ma che era arrivato il momento di cambiare.

Gli occhiali di vincenzino

Vincenzo Durante

E siccome Vincenzo sapeva fare solo Vincenzo e non aveva mai imparato a mettersi addosso la faccia del pensionato degli ideali lui quegli occhiali se ti toglieva più spesso di quanto non se li mettesse. E quando li inforcava in Comune, dove in una memorabile stagione politica approdò come Consigliere comunale eletto a furor di popolo, da quel popolo sfruttato in nome del quale aveva tarato la sua esistenza, sembrava esattamente quello che Vincenzo era: uno che se fosse andato a Villa Borghese avrebbe lasciato solo la scritta “Villa e avrebbe cancellato “Borghese” con la lingua, se solo avesse potuto.

Poi scendeva urlando, cazziava il potente di turno, inforcava una bicicletta più alta della sua spalla e pigiava pigro sui pedali fino a scomparire in quella Cassino che ieri si è svegliata orfana. Orfana di un uomo che conosceva il valore di tutto e che non dava un prezzo a niente.

Il saluto ci sarà oggi alle 17:  in forma laica davanti al palazzo comunale.

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