Quando i dualismi moltiplicavano voti e potere

All’inizio fu Iannarilli e Pallone, poi arrivò l’era di Abbruzzese. Per decenni De Angelis e Scalia non hanno fatto toccare palla a nessuno. Oggi è più difficile, ma qualcosa si muove. E molto altro… resiste

La politica, come lo sport, è fatta di dualismi. Soprattutto sul territorio. Ma la differenza rispetto al passato è che oggi i dualismi non fanno moltiplicare i voti, anzi.

Qualche anno fa, all’interno di Forza Italia, c’erano Antonello Iannarilli e Alfredo Pallone: entrambi forti, entrambi in “carriera” tra regionali, politiche ed europee. Soprattutto il partito aveva moltissimi voti.

Poi venne il turno di Antonello Iannarilli e Mario Abbruzzese, quindi dello stesso Mario Abbruzzese e Alfredo Pallone. Il vento in poppa restava.

 

Nel campo avverso per decenni non c’è stato spazio per qualcosa che andasse oltre Francesco De Angelis e Francesco Scalia. Il Pd sono stati loro e anche prima della formazione ufficiale, quando c’erano Ds e Margherita.

Hanno monopolizzato l’attenzione, facendo il pieno di sindaci, consigli di amministrazione, presidenti di enti intermedi. Poi naturalmente ci sono stati gli assi trasversali. Resiste quello tra Francesco De Angelis e Mario Abbruzzese, ma prima ancora De Angelis aveva fatto sponda con Alessandro Foglietta e con Antonello Iannarilli. Mentre l’intesa tra Francesco Scalia e Anna Teresa Formisano emerse in modo formidabile nell’accoppiata elettorale europee-provinciali di diversi anni fa.

 

Oggi è tutto cambiato e fare un asse vero, lineare op trasversale, è davvero complicato. Una missione ai limiti dell’impossibile.

 

Eppure qualcosa si muove. Nel Partito Democratico per esempio, tra Francesco De Angelis e Antonio Pompeo. O nel centrodestra, tra Massimo Ruspandini e Francesco Zicchieri. In Forza Italia invece ognuno per conto tra Mario Abbruzzese e Nicola Ottaviani. Almeno per ora.

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