Quando la befana viene a riprendere i suoi cispadani

La Befana e i falò. Quando la vecchia si viene a riprendere i suoi cispadani trasferiti nell'Agro Pontino e li riporta sul Brenta a cavallo di una scopa

Lidano Grassucci

Direttore Responsabile di Fatto a Latina

Accadde all’inizio del secolo scorso: migliaia di famiglie si trasferirono, tutte insieme. Lasciarono il Veneto e si stabilirono nei Lepini. Come se una intera cittadina media fosse stata spostata in un altro posto e tutta insieme. Lasciarono la loro terra, non dimenticarono lì le loro tradizioni. Ma le portarono nella loro nuova destinazione. È per questo che la notte dell’Epifania, ora in queste campagne di Agro Pontino si brucia ‘la befana‘.

Tradizioni cispadane, riti di terre lontane. Per una notte i veneti ed i friulani venuti qui il secolo scorso, tornano sul Brenta, in laguna, sulle Dolomiti. Ci vanno a bordo di una scopa: per una notte tornano a casa.

Se vedrete fuoco nei campi è fuoco nuovo: fuoco di una nuova speranza. La notte della Befana è una notte speciale.

La notte dei bambini e della befana

(Foto © DepositPhotos.com)

La notte della befana è una notte speciale. In cui i piloti di aerei in volo giurano di essere superati in quel volo da doni su sogni che viaggiano su velocissime scope guidate…

 È una notte speciale in cui i bimbi resistono alle offerte di Morfeo per vedere che faccia ha la vecchia signora, pilota audace di scope: cariche di attese, di sogni, di poter giocare un poco senza dover pensare a dopo.

È una notte speciale in cui ogni bambino che fu, si fa la medesima vecchia domanda, si pone la vexata quaestio: come fa la Befana a scendere dal camino e a non bruciarsi il sedere?

 Una notte in cui puoi pensare a giocare, occhi sbarrati, poi ti trovi che è già domani e il trenino è davanti a te, di carbone non ce n’è, e c’è tutta una ferrovia da montare. Una notte in cui le cose vecchie lasciano il posto a quelle nuove e delle cose vecchie si fa un falò. È una notte speciale, questa è una notte cispadana dove in questo agro lungo, lungo, quelli della Serenissima Repubblica di Venezia “brusa la vecia“, danno fuoco alle tribolazioni e sperano nelle possibilità.

Il ferro dei carciofi e la polenta

Chissà se negli assessorati, se gli intellettuali sanno di questa roba così popolana. Così bambina da essere bella per quanto sono tristi le cose di “cultura” senza la radice. Bella come ciò che sta negli occhi dei bimbi dentro cui il fuoco disegna meraviglie.

Sarebbe bello che almeno in questa notte speciale qualcuno ricordasse questa terra speciale dove respiri il ferro dei carciofi e mangi la polenta. Dove i bambini domani andranno a ispezionare il rogo per cercare le ceneri della vecchia. E da ragazzi quando cominceranno ad aver bisogno d’amore la immagineranno così bella e libera da diventare così innamorati da cercarla per una vita intera.

Una notte in cui ai bimbi arrivano i doni, agli adolescenti i sogni e a tutti gli altri bellissimi ricordi. E il giorno si è già allungato un poco e il falò delle cose vecchie riscalda nuove possibilità.

(Foto di copertina © DepositPhotos.com)

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