Quando noi donne siamo insopportabili

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Palma Lavecchia di PALMA LAVECCHIA

scrittrice e blogger su ‘Ho partorito due canaglie

 

“Dai, Direttore, non puoi darmi un tema simile. Siamo seri: sono donna! Cosa ti aspetti che scriva?”
“La verità. E neppure una parola in più.”
“Ascoltami, Direttore, ho un’idea fantastica: scrivo un pezzo sui regali che le donne preferiscono. Anzi: te li suddivido in base alle categorie di donne. E anche per fasce di prezzo, se preferisci..”
“No!”
“Ma Direttoreee..”

***
Niente. È stato irremovibile. Allora l’unica è che per 5 minuti (neppure mezzo in più) io provi a immaginare di essere un uomo. Via!

L’uomo è un animale semplice. Se deve andare da un punto A ad uno B sceglie un percorso piuttosto lineare. La donna no. E a livello mentale, quel percorso articolato si traduce in raffinatissime strategie.

Strategie che applichiamo costantemente, senza neppure rendercene conto. Ecco: una cosa che i maschietti non sopportano di noi sono le nostre strategie: gli producono un senso di frustrazione e di impotenza, come se fosse vittima di una truffa aggravata e continuata.

Nel solco di queste divergenze si innesta una frase che ogni uomo avrà sentito pronunciare almeno da una delle donne della sua vita (madre, moglie, amante..) e ne avrà constatato l’elevata pericolosità ed è “fai come vuoi” che, a differenza di ciò che a prima vista potrebbe sembrare, non è affatto un’incitazione al libero arbitrio, bensì un terreno minato pericolosissimo! E basta una briciola di esperienza per sapere che la guerra fredda è già ad un livello avanzato e discostandosi da ciò che la donna si aspetta che l’uomo faccia, per lo sciagurato potrebbe essere la fine.

Poi. La voce. Durante gli stati di alterazione, l’uomo reagisce o con la flemma o con violenza. Non pensiamo a nulla di più trascendentale di un figlio che abbia commesso una marachella: l’uomo o fa finta di niente o gli ammolla uno sculaccione. Noi donne, invece, alziamo il tono della voce, in maniera proporzionale al danno provocato dal figlio, al livello di tensione accumulata, alla fase del ciclo mestruale, alla coniugazione astrale, alla stagione, ai quantitativi di smog presenti in città. E credo che anche questa sia una cosa poco sopportabile.

In momenti di concitazione, scarichiamo la tensione parlando. E parliamo, parliamo, parliamo, parliamo ..vere e proprie “pentole de fascioli” che cuociono all’infinito! E, ad occhio e croce, al di là di quanto condivisibile sia quel che diciamo (non fosse altro perché non viene neppure minimamente sentito) non credo che questa sia una caratteristica particolarmente apprezzata dal maschio.

Se stiamo “spicciando” le faccende di casa, e lo sciagurato fa la malapensata di attraversare il corridoio ancora bagnato, avrebbe solo da augurarsi di essere attinto da un fulmine piuttosto che imbattersi nella nostra furia. Il fatto è che noi, più che pulire, certe volte ci comportiamo come se tentassimo di cancellare le tracce di un delitto, il che è fuori dalle logiche maschili. Per cui anche quel nostro impegno si trasforma in un altro atteggiamento decisamente poco sopportabile.

Te l’avevo detto io!” è una frase che i maschi li manda al manicomio; anche e soprattutto – ammettiamolo – per il piglio con cui amiamo pronunciarla. Perché, per loro sciagura, quando emettiamo una sentenza su qualsiasi cosa, anche la più improbabile, questa finisce per avverarsi. Ma del resto non è mica colpa nostra se ci portiamo dentro un bagaglio esperenziale ancestrale, una sorta di mappatura attraverso cui deduciamo immediatamente quali conseguenze avrà ogni loro progetto.

Gli uomini, delle donne, detestano ogni “pretesto” per non fare sesso: li trovano tutti parimenti insopportabili. Allora si fanno l’amante; poi passano gli anni, se la sposano e se la ritrovano (come la ex moglie) infoderata in un pigiamone di pile ad avanzare nuovi pretesti e dinieghi. Allora se ne rifanno un’altra. E vanno avanti così.. finché l’arnese gli pulsa.

Shopping!!! Conosco uomini che – incapaci di reagire e dire no alle uscite del sabato pomeriggio, alla volta di certi ipermercati sovraffollati, ad aspettare assieme ad altri sciagurati e con sguardi rassegnati fuori ai soliti negozi – hanno somatizzato fino al punto di essere colpiti da alopecia o psoriasi o altri mali psicosomatici.

Vivendo in un ambiente maschile, c’è un fatto che intendo sfatare, per amore della verità: che ai maschietti non piacciano i pettegolezzi. Sbagliato! Ne fanno, e ne fanno molti più di noi. Solo che sono più “essenziali”, nel senso che del rivale criticano i fatti più evidenti, esteriori. Noi donne, invece, della rivale critichiamo dal modo di esprimersi al deodorante che usa, passando per cappotto gonna maglia calze mutande e scarpe che indossa, colpendo di riflesso anche chiunque le si avvicini. Il nostro è un lavorio più sottile, che dalla critica si estende al farle attorno terra bruciata, miriamo a isolarla, talvolta non disdegnando di ricorrere anche a certi rituali con bamboline e spilloni! Il maschio invece è un pettegolo grossolano, e per questo tendenzialmente poco incline a tollerare il nostro ben più sofisticato “taglia&cuci”.

Ma c’è una cosa che l’uomo detesta più di tutte: i commenti sulla propria madre. Noi donne, in questo, siamo più lucide, più razionali: se nostra madre sbaglia, siamo le prime a discuterci, esprimendole la nostra disapprovazione. Ma la mamma del maschio è un essere Supremo da venerare a prescindere e se non volete fargli perdere la pazienza, ascoltate il mio consiglio: fingete di venerarla anche voi. Del resto, anche se lei vi riservasse il torto più evidente, sarebbe solo e comunque colpa vostra. Quindi, tanto vale.. 😉

***
“Allora, Direttore: che te ne pare? Realistico?”
“No, insopportabile!”

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