Quanto pesa lo shock da Covid? Impresa lo domanda alle imprese

Un questionario per 200 aziende per capire come ripartire. Ma le risposte mettono in luce l'incertezza delle misure. Olivetti e Motolese riassumono. E mandano segnali a Governo e Regioni su come fare i compiti meglio.

Piero Cima-Sognai
Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Quale è stato l’impatto economico e finanziario di Covid -19 sulle aziende? Lo ha chiesto a Governo e Regioni Impresa, l’Associazione nazionale dell’Industria e delle Pmi che aderisce alla rete di Confcommercio. Una richiesta a due teste, partita con le domande agli iscritti e finita con le perplessità girate alle stanze dei bottoni sulla scorta delle risposte ottenute.

Risposte che hanno disegnato un quadro insufficiente per ripartire. Perché tanto per cominciare mancano soluzioni digitali, visione, pianificazione e fluidità di credito. E senza quelli le aziende rischiano brutto.

Impresa lo ha fatto con i numeri, raccolti dalla società Ceryx srl, che ha messo in campione 200 aziende associate. Di queste, il 65% fa capo al settore Industriale Manifatturiero. La parte restante invece è in elenco di Terziario e Servizi, Agroalimentare, Commercio e Turismo.

Intercettare il ‘sentimento’

Foto © Sergio Oliverio / Imagoeconomica

L’analisi, che poggia su dati raccolti fino al 20 aprile, è servita ad elaborare una griglia di proposte che possa fungere da base. Per cosa? Per elaborare una concreta terapia anti shock.

La formula? Quella semplice e chiara delle domande aperte alla base, dell’interlocuzione diretta che puntasse al cuore dei problemi. Questo per «intercettare il sentimento degli imprenditori sulla situazione presente e futura e rispetto alla corrispondenza ed efficacia delle misure adottate e adottabili dal Governo». Su un campione composto prioritariamente da piccole e medie imprese e per un 10% da quelle medio grandi si è lavorato tanto. Per far emergere risposte che fossero genuina istanza della base.

Finanza in tempi rapidi o sarà disastro

Saverio Motolese (a sinistra) e Giampaolo Olivetti (a destra)

I dati emersi dalle risposte sono preoccupanti. «Il 75% del campione stima una riduzione preoccupante di fatturato e ordini. Con punte di oltre il 40% di risposte che prevedono una contrazione di un terzo del volume di affari. Anche la base occupazionale si riduce nel 59% dei casi. Incide meno rispetto agli ordinativi a causa dell’auspicio di ripartenza in tempi brevi e delle misure di CIG/CIGD applicate. Il 70% delle imprese avrà bisogno di finanza in in tempi rapidi. Gli importi sono per lo più corrispondenti al al dimensionamento delle imprese»

Una base che è preoccupata, come ha precisato il presidente di Impresa Giampaolo Olivetti. «Gli imprenditori sono seriamente preoccupati dello shock economico subito nel lungo lockdown. Ed anche da una incerta, confusa e difficile fase di riapertura. La gran parte delle imprese dovrà affrontare un drastico calo produttivo e molte temono di non riprendersi più. Il tutto con le prevedibili preoccupanti conseguenze sul piano sociale».

C’è perplessità: per i tempi, per gli interventi, per una prospettiva che non si vede. È come se si stesse tamponando l’emergenza senza sapere bene cosa fare dopo. E gli associati ad Impresa lo hanno percepito. «Appare fortemente diffusa una perplessità di giudizio rispetto agli interventi economici fin qui prospettati dal governo. Interventi circoscritti a meri interventi assistenziali e creditizi, importanti nella fase di emergenza. Tuttavia insufficienti a sospingere la macchina economica verso una ripresa».

Requisiti troppo complessi

Il Decreto Liquidità è “troppo farraginoso” Foto © Imagoeconomica / Paolo Lo Debole

Poi Olivetti ha rincarato la dose. «Per gli imprenditori è decisivo poter contare su una chiara visione, strategia e pianificazione economica. Una visione che non può prescindere da un confronto diretto con gli stessi e con i corpi intermedi. La riapertura delle attività è sentita come indispensabile e indifferibile per consentire di limitare i danni. Limitarli e riaccendere la spinta propulsiva dei motori produttivi. Il decreto Liquidità, per gli importi superiori a 25.000 euro nonostante la garanzia dello stato, subordina l’accesso al credito a complessi e lenti meccanismi di valutazion.

I meccanismi a cui allude Olivetti sono i soliti, quelli che fanno da pastoia al credito: rating, merito creditizio, proiezioni future, business plan.

«Il nostro sondaggio ha lo scopo finale di contribuire a fare ordine. Questo rappresentando in modo chiaro e concreto quanto espresso dagli associati di Impresa. Espresso sia sulle ricadute economiche che sulle azioni e proposte suggerite per gestire questa fase delicata. Si tratta di una fase caratterizzata dalla contrazione di tutti gli indicatori economici».

Motolese: sposare nuove infrastrutture e sicurezza

Le aziende dovranno prepararsi ad “una nuova partita”

Ma c’è di più, il problema vero è rappresentato dal “magic moment” in cui gli interventi infrastrutturali si sposano con i protocolli di sicurezza. La parola d’ordine è digitalizzare. Solo così le iniziative e le norme verranno implementate.

Lo afferma il Direttore Generale di Impresa, Saverio Motolese. «Le aziende sono alle prese su come affrontare l’imminente fase due, che richiede interventi “infrastrutturali” coerenti con il protocollo sulla sicurezza. Questo con l’obiettivo di implementare e garantire le numerose misure previste. Tutto questo richiederà cospicui investimenti economici. Questi ultimi unitamente ad un radicale cambiamento nelle procedure organizzative».

«Gli imprenditori dunque hanno anche questo non facile compito di preparare le aziende e in questa partita. Sarà determinante il contributo responsabile dei lavoratori, dei sindacati, delle istituzioni, delle ASL. Mai come in questo momento, visto che l’interesse è comune, tutti i soggetti interessati hanno il dovere di fare squadra. E di farlo per trovare soluzioni che consentano alle persone di lavorare in sicurezza e alle aziende di rilanciarsi».

Parola d’ordine: adattamento

da destra: Saverio Motolese, Giampaolo Olivetti, Giovanni Acampora

Motolese crede molto nella duttilità e nella capacità di adattamento, da questo punto di vista.

«Questa vicenda costringerà le imprese ad adattarsi a nuovi scenari, strategie, criteri di sviluppo, modelli gestionali. Il cambiamento rappresenterà condizione di sopravvivenza e di nuovo sviluppo. Un’occasione cioè per rinnovarsi e ricreare un’azienda di qualunque dimensione».

E i business plan non resteranno immuni da questa metamorfosi forzosa e necessaria. Lo ha ribadito il presidente Olivetti. «Gli imprenditori e manager dovranno revisionare il proprio modello di business in funzione delle mutate necessità. Mi riferisco ad una nuova visione del mercato. Già alcune imprese hanno proceduto a riconvertire la produzione in funzione delle nuove richieste emerse dal mercato. Lo hanno fatto a seguito dell’emergenza sanitaria. Ed anche di un nuovo modello organizzativo. Ad esempio per adeguarsi a tutte le nuove misure previste dal protocollo sulla sicurezza. E poi a nuove forme di comunicazione e vendita. Il tutto considerando il distanziamento sociale, lo smart working e le limitazioni alla mobilità. E senza dimenticare l’ottimizzazione dei costi ed un serrato e puntuale controllo di gestione».

Un nuovo modello di business

Poi la chiosa. «La riduzione dei principali indicatori economici delle aziende obbliga ad interventi immediati sui costi e sul controllo di gestione. Ma anche alla piena digitalizzazione dei processi. Questo perché l’emergenza sanitaria e la quarantena imposta hanno accelerato l’esigenza di digitalizzare l’impresa. Una esigenza di dotarla di strumenti innovatiti per efficientare la produzione e l’erogazione di servizi».