Quarantotto giorni di nulla trasversale

Nulla. Da 48 giorni nessuno batte un colpo. La campagna elettorale è finita. E con lei anche i problemi della provincia di Frosinone e del Lazio. Uno per uno i protagonisti... del nulla

Dovevano spaccare il mondo, invece in 48 giorni deputati, senatori e consiglieri regionali eletti lo scorso 4 marzo non hanno battuto un solo colpo. La luna di miele non è neppure cominciata, ma il fatto che non ci sia un governo nazionale non significa nulla.

Sul territorio qualche iniziativa poteva essere assunta, invece lo ha fatto… il presidente della Provincia Antonio Pompeo (Pd), instaurando un tavolo di confronto tra parlamentari e sindaci.

In diversi hanno cercato di boicottarlo quel tavolo (a cominciare dal sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani), ma comunque è … agli atti. (leggi qui Nel palazzo della Provincia va in scena la riunione del ‘volemose bene’)

Sanità, sviluppo industriale, lavoro, collegamento veloce con Roma, agricoltura, turismo, infrastrutture, risanamento ambientale, bonifica della Valle del Sacco e della discarica di via Le Lame? Nulla. Argomenti già sullo sfondo in campagna elettorale, ora scomparsi da ogni tipo di dibattito.

 

La “pattuglia” del Movimento Cinque Stelle non ha mosso foglia. Né il veterano Luca Frusone, né Ilaria Fontana (quella che ha battuto Mario Abbruzzese nel cassinate), né Enrica Segneri.

D’altronde al Comune di Frosinone si aspetta da un anno un segnale di opposizione al sindaco di Forza Italia Nicola Ottaviani da parte dei consiglieri Christian Bellincampi e Marco Mastronardi. Ottaviani, fra l’altro, è esponente di punta del partito di Silvio Berlusconi, definito “il male assoluto” da Alessandro Di Battista.

 

Neppure i tre parlamentari della Lega hanno lasciato una minima traccia. Francesco Zicchieri è molto attivo sul piano politico nell’ambito degli equilibri del centrodestra, ma per il resto appare frenato. Forse dalla situazione interna della Lega in Ciociaria: il coordinatore provinciale Fabio Forte è sparito, mentre Andrea Amata appare iperattivo.
Nessuna presa di posizione neppure da Francesca Gerardi e da Gianfranco Rufa.

 

Quanto a Claudio Mancini (Pd), hanno provato a dire che rappresenta la Ciociaria. Tranne qualche “comparsata” in sede di assemblea di Partito, nulla. Per riapparire solo nelle ore scorse a Cassino, al fianco di Francesco De Angelis, per lanciare la candidatura di Gianrico Ranaldi a sindaco della città. Una scelta dei tempi chirurgica. L’annuncio è avvenuto nelle ore in cui il Pd ufficializzava la riunificazione del gruppo in Consiglio Comunale, ponendo fine alla spaccatura verticale maturata alle scorse Comunali, culminata con la consegna della città al centrodestra.

Avanti un’altra… spaccatura.

 

Massimo Ruspandini (Fratelli d’Italia) ha compiuto un’impresa politica storica nell’elezione a senatore della Repubblica. Non può fermarsi a questo però. L’obiettivo è una dimensione almeno provinciale, ma c’è bisogno di iniziative di respiro che lo portino fuori dal contesto di Ceccano. A proposito: perché mantiene la carica di vicesindaco nella Contea?

 

Alla Regione Lazio stessa situazione. Pasquale Ciacciarelli (Forza Italia) viaggia al ritmo di un comunicato stampa al giorno. Ma non è questa la strada per provare ad incidere sul territorio. Forse la presenza di Mario Abbruzzese è ancora troppo ingombrante politicamente.

 

Loreto Marcelli (Cinque Stelle) evidentemente si sta ambientando: finora nessun segnale.
Mauro Buschini e Sara Battisti (Pd) si muovono molto, ma la porta finora non l’hanno vista. Eletti entrambi grazie ai voti di Francesco De Angelis, forse… ne sentono il peso.
Quanto agli sconfitti, prova di classe straordinaria dell’ex senatore Francesco Scalia: ha scelto alla perfezione il modo di uscire di scena. Dimostrando che è l’unico che non “rosica”.

 

Francesco De Angelis ricomincia dalla conferma a presidente dell’Asi. Questione di settimane. Punta alla segreteria regionale del Pd e per farlo desistere il Partito dovrà impegnarsi… moltissimo. Mario Abbruzzese non ha digerito la sconfitta nella sua Cassino e non accetta né la coabitazione con Nicola Ottaviani a livello di leadership di Partito né la carica di commissario di Adriano Piacentini. Sembra Silvio Berlusconi, ma esattamente come quest’ultimo rischia di trovarsi con poco spazio di agibilità politica.

Antonio Tajani è legato a Berlusconi e se Forza Italia diventa “residuale”, altri saranno i punti di riferimento.

Ammuina su ammuina.

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