Quattro conti e tante polemiche

Il consiglio comunale di ieri a Ceccano. I dettagli. E come si leggono le varie dichiarazioni. Lame affilate tra maggioranza ed opposizione Attaccata sulla gestione di Rifiuti e Assunzioni della Regione di centrosinistra

Marco Barzelli
Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

Numeri e polemiche. Il Consiglio Comunale di Ceccano si è occupato dei conti cittadini. Ma il dibattito politico nell’amministrazione di centrodestra si è acceso su altro: sulla gestione regionale dei rifiuti e la “Concorsopoli” che sta emergendo alla Pisana governata dal centrosinistra. (Leggi qui Cosa c’è dietro al concorso di Allumiere)

I conti del Bilancio. La maggioranza, come vuole la tradizione, prepara e approva da sola. E l’opposizione, in quanto tale, respinge al mittente. Tutto nella norma: niente di sorprendente. Sono state confermate, per la cronaca, le aliquote dell’Imu e dell’addizionale all’Irpef: l’Imposta municipale unica e l’aggiunta all’imposta sul reddito. Le tasse comunali che la maggioranza di centrodestra potrebbe aumentare ma si guarda bene dal farlo. E che l’opposizione di centrosinistra, nel corso dell’emergenza sanitaria, avrebbe voluto vedere invece abbassate.

Il tutto in una giornata in cui chi è al potere è stato tacciato di maleducazione. E chi sta dall’altra parte è stato accusato di menefreghismo.

Aumenta la Tari

La Giunta Caligiore e il presidente del Consiglio Fabio Giovannone

Lievita, invece, la Tari: la Tassa sui rifiuti. Per intenderci, un nucleo familiare di tre persone residente in una casa di cento metri quadrati verserà 231 euro: 13 euro in più rispetto al 2020. Il proprietario di un bar da cinquanta metri, invece, 329 anziché 294: un extra di 35 euro. Colpa dell’amministrazione Caligiore? No. È che per i positivi al Covid si è svolta e procede una raccolta differenziata a sé stante: la loro immondizia è contaminata e va ritirata separatamente. Questo, inoltre, è il primo anno in cui viene applicato il nuovo metodo tariffario dell’agenzia regolatrice Arera: con gli adeguamenti Istat.

Risultato: un incremento di quasi 60 mila euro. Che, come ha detto l’assessore all’Ambiente Riccardo Del Brocco, «peseranno, purtroppo, sulle tasche dei cittadini». Per gli alleati oppositori Marco Corsi ed Emiliano Di Pofi, l’uno già candidato sindaco sostenuto dall’asse Pd-Psi e l’altro consigliere socialista, la conclusione è comunque la stessa: «L’amministrazione Caligiore non solo non ha abbassato le tasse ma le ha addirittura aumentate». Il consigliere Alessandro Savoni, predecessore di Del Brocco, ha compensato ricordando che quando c’era lui le bollette arrivavano meno salate: «7-8% in meno grazie al precedente bando».

Polemiche no ma disservizi si

Anche gli altri esponenti di minoranza, da cui sottrarre l’evanescente Tonino Aversa, avrebbero voluto un taglio delle tasse comunali. Ma Emanuela Piroli e Andrea Querqui – esponenti de “Il Coraggio di cambiare” – e la già sostenitrice di Corsi Mariangela De Santis, eletta nella lista Nuova Vita, non si sono messi a polemizzare sul rialzo della Tari. Opposizione sì, ma c’è un limite a tutto.

I consiglieri comunali di opposizione

Piroli, però, ha criticato i disservizi: si è fatta portavoce delle lamentele dei contagiati che si sono tenuti per giorni l’immondizia a casa. Spesso colpa, a detta di Caligiore, di indirizzi e numeri telefonici non inviati o comunicati in maniera errata dalla Asl di Frosinone.

De Santis, al pari di Corsi, ha poi lamentato di non vedere ancora le premialità per chi differenzia bene. A Ceccano, d’altronde, la differenziazione è arrivata a toccare quasi il 72%. Ma la paladina di Nuova Vita vorrebbe anche le penalità per chi non è affatto “riciclone”.  

Querqui, dal canto suo, non ha retto e ha abbandonato la sala consiliare dopo quasi due delle oltre cinque ore e mezza di seduta in presenza.

Lo scontro Gizzi vs Querqui

Perché? Perché Querqui ha “sbroccato”. Anche in tema di rifiuti, anche se di fatto (ancora) non appartenente al Pd, continua a essere associato alla Regione Lazio e alla Provincia di Frosinone assieme al resto della minoranza.

Tra una frecciatina e l’altra. L’ultima è stata di troppo. Quella dell’assessore, nell’occasione nella veste di delegato ai Rapporti (conflittuali) con il Consiglio, Stefano Gizzi. Che, additando gli oppositori, ha tuonato contro «la gestione scellerata dei rifiuti da parte della sinistra». Allora Querqui si è alzato e ha cominciato a inveire.

È stato ripreso più volte e bruscamente da Caligiore: «Siediti, stai interrompendo».

Non gliel’avesse mai detto: «Ma chi deve dirmi di sedermi?!», ha urlato. Chiaro: il presidente del Consiglio Fabio Giovannone. Come stava tentando di fare, sovrastato però dai due litiganti. Alla fine Querqui se n’è andato. E Caligiore ha sentenziato che in politica perde chi fugge.

Lo scontro tra Caligiore e Querqui durante l’intervento di Gizzi

Il resto, a mente fredda, lo ha postato via social Querqui: «Non posso ogni volta tollerare il loro tentativo di infamare indistintamente i rappresentanti del centro sinistra e svolgere la campagna elettorale durante un consiglio comunale. Sottraendo tempo e risorse alla soluzione dei molteplici e grandi problemi che affliggono il nostro paese». Indistintamente, come a dire: prendetevela con Corsi, lui è stato appoggiato dal Pd alle ultime elezioni amministrative.

E, infatti, gli hanno ricordato le foto con l’ormai ex presidente del Consiglio Mauro Buschini: una prima citazione per avvicinarsi man mano alla vicenda di “Concorsopoli”. (Leggi qui Buschini paga per tutti: si dimette da Presidente e anche qui La solitudine del sacrificabile Buschini).

Sopraffazione e censura

«Non posso accettare – continua Querqui – che il sindaco tenti in moltissime occasioni, e spesso ci riesce, di sostituirsi al presidente del Consiglio dicendo cosa si deve e cosa non si deve fare durante lo svolgimento di un Consiglio comunale».

«È d’altronde storicamente risaputo che il tentativo di sopraffazione e di censura siano una prerogativa di una determinata parte politica ma non per questo possiamo accettarla». Traduzione: Caligiore, non fare il “fascista”.

«Abbandonare l’assise comunale da parte di un consigliere comunale è un atto grave – riconosce Querqui – ma purtroppo si è reso necessario come segno di protesta, sperando che possa servire in futuro a riportare nei dovuti modi l’atteggiamento di alcuni esponenti della maggioranza».

Il secondo round

In primo piano il consigliere Angelo Macciomei

Ma c’è pure un altro siparietto. Quello innescato dal consigliere della Lega Angelo Macciomei. Dopo Querqui, andatosene definitivamente, si erano assentate anche Piroli e De Santis. Si sono alzate mentre l’esponente del Carroccio stava narrando le opere che intende portare avanti da delegato ai Lavori Pubblici. Non ci ha visto più.

«Si devono vergognare, qui si sta parlando di progetti importanti per la città e l’opposizione si assenta». Urlato poco prima che le due consigliere rientrassero in sala consiliare. Ci ha pensato il “direttore d’orchestra” Giovannone a sdrammatizzare: «Evidentemente siete un’opposizione compatta, uscite tutti insieme anche per i bisogni fisiologici».

Asfalto e polemiche

Tra le opere assicurate prossimamente da Macciomei, in ogni caso, è spuntato anche il rifacimento del manto stradale della centrale Piazza 25 Luglio. Che Caligiore, da candidato sindaco, aveva garantito entro i primi cento giorni di mandato. Non è stato così. «Dopo sei mesi di immobilismo, invece, per i cittadini di Ceccano ha portato solo l’aumento delle tasse – ha preso la palla al balzo Marco Corsi -. Ora l’illusione di quello che sarà fatto nei prossimi tre anni». Nel caso specifico l’intenzione è quella di recuperare datati oneri concessori non versati dalle ditte.

L’assessore Riccardo Del Brocco, però, gli ha poi rammentato a modo suo come sono andate a finire le elezioni: «Volevi diventare sindaco e ti sei ritrovato a fare il cabaret alla Madonna della Pace». Zona del centro di Ceccano dove sorge la farmacia in cui lavora Corsi e che è vicina al suo comitato elettorale.

«Io non ho tessere di partito», ha tenuto a puntualizzare il diretto interessato. Libero come l’aria? Non è proprio così. È consigliere anche grazie ai voti del Partito Democratico: che, però, non ha ottenuto manco un seggio. Al contrario del Psi. Il cui datato progetto, teso alla sistemazione degli argini del fiume Sacco e finanziato dalla democrat Regione Lazio, è stato incluso tra le opere di Macciomei. (Leggi qui “L’ho fatto io” “Non è vero”: il bis sullo scippo dei meriti).

Il piano di rientro

L’intervento del sindaco Roberto Caligiore

Caligiore, sindaco delegato al Bilancio, ha presentato il nuovo piano di rientro dal disavanzo tecnico del Comune: abbassato, nel mentre, da quasi tre e mezzo a 2.2 milioni di euro. È il “buco” da ripianare.

Visto il largo fondo crediti di dubbia esigibilità: le entrate che non si sa se e quando si registreranno. Con tanto di relativi accantonamenti. L’amministrazione comunale ha deciso di ricorrere alle vie legali. Pretende oltre un milione di euro da Acea, visto che dal 2003 ha acceso due mutui per pagare opere realizzate e consegnate al gestore idrico.

Non è l’unico caso. Ceccano vuole un altro milione anche dall’Ater. È relativo ai mancati pagamenti dell’Imu tra il 2014 e il 2018. «E sia chiaro che non pagheranno i residenti delle case popolari – ha messo in evidenza, a scanso di equivoci, il sindaco -. Non è che noi li prendiamo dall’Ater e l’Ater da loro».

Infine, una causa contro l’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Perché? Perché si stima che l’allora Equitalia prima e il suo successore pubblico poi non abbiano riscosso almeno due milioni di euro ormai inesigibili: che non è più possibile riscuotere. Se ne dovevano occupare loro e, se inadempienti, sarà configurato come danno erariale. Con tanto di risarcimento.

Nel frattempo, il disavanzo resta. Anche se ribassato rispetto al recente passato, fatto anche quello di botta e risposta. (Leggi qui Disavanzo milionario, Corsi ci mette il dito ma gli ricordano il ‘tradimento’).

Si guarda al Recovery

Ma, guardando al futuro, Caligiore ha garantito «una serie di azioni per attrarre i famosi fondi del Recovery Plan». La consigliera De Santis, davanti al programma delle opere pubbliche che rischia di diventare il solito “libro dei sogni”, teme invece che si farà «ricorso all’accensione di altri mutui che aggraveranno la posizione debitoria dell’ente».

Opposizione al completo, ivi incluso Tonino Aversa (sulla dx)

Sulla stessa lunghezza d’onda Piroli: «È stata presentata una Ceccano green, pulita e profumata, in cui verranno riscossi i crediti – ha fatto il verso – ma continuo a sentire chiacchiere senza alcuna progettualità». Ai posteri, non troppo lontani, l’ardua sentenza. Per questo, assieme al resto della minoranza, hanno votato contro il bilancio di previsione triennale e il Documento unico di programmazione (Dup). Astenendosi in precedenza a fronte di tutti gli altri propedeutici.

(Leggi qui Il “Recovery” di Ceccano: il piano per diventare (quasi) normale).

Polemica sui concorsi

In conclusione “Concorsopoli”: l’assunzione a tempo indeterminato al Consiglio regionale di sedici persone riconducibili direttamente o indirettamente a partiti politici. Tramite scorrimento di una graduatoria di un concorso svolto nel Comune di Allumiere. Sull’intera procedura farà luce una Commissione Trasparenza che verrà istituita dal successore di Buschini. (Leggi qui Cosa c’è dietro al concorso di Allumiere).

Il sindaco di FdI Caligiore, con l’intento di attaccare il presidente Zingaretti e il dimissionario presidente dell’assise Buschini, è andato a ruota libera contro il Partito Democratico. Mariangela De Santis, però, gli ha fatto presente che quelle persone non sono connesse «solo al Pd, ma anche al Movimento 5 Stelle e alla Lega». Lega che, a Ceccano, amministra assieme a Fratelli d’Italia. Per questo, a un certo punto, il leghista Gizzi ha preferito cambiare discorso: «Che c’entra ora “Concorsopoli” (tirata fuori da Caligiore, ndr)?! Parliamo di rifiuti». E a Caligiore non è rimasto che salvarsi in corner: «Io mi onoro di rappresentare Fratelli d’Italia, che ha preteso lo scioglimento dell’intero Ufficio di Presidenza».

Il palazzo municipale di Allumiere

Ma, sempre a proposito di assunzioni, il Comune di Ceccano tornerà a contrattualizzare dopo venti anni: ben 14 contratti a tempo indeterminato. È stato consentito, a livello nazionale, dal superamento del turnover e dall’introduzione di un sistema più flessibile: nel caso della Contea, basta che il costo del personale non rappresenti più del 27% delle entrate.

Saranno assunti così dieci istruttori (quattro amministrativi, tre tecnici e tre direttivi), due vigili urbani e altrettanti operai. Anche in questo caso «tramite concorso o scorrimento di qualche graduatoria», ha voluto puntualizzare De Santis.

Variazioni in corsa

Facendo sua la protesta della segreteria provinciale del sindacato CSA Regioni Autonomie Locali, De Santis vorrebbe tre variazioni in corsa. Innanzitutto la riserva del 30% delle assunzioni al personale dipendente e, in aggiunta, l’aumento delle ore al personale part-time ed eventuali progressioni verticali di quello full-time titolato.

Fatto sta che si tornerà ad assumere. A distanza di vent’anni dalla controversa stabilizzazione di 54 lavoratori socialmente utili. Fortemente voluta dall’amministrazione guidata dall’allora sindaco Maurizio Cerroni. Che stava con i Democratici di sinistra: gli antenati del Pd.