Quei numeri che a Cassino non possono essere paragonati

I numeri delle elezioni del 25 settembre: non potranno essere paragionati con quelli di quattro anni fa. Meno ancora con quelli delle Comunali. Per una serie di motivi che cambiano lo scenario

Alberto Simone

Il quarto potere logora chi lo ha dato per morto

Non è campato in aria. Il dubbio sollevato nei giorni scorsi dal sindaco di Cassino Enzo Salera ha più di un fondamento. I numeri che usciranno dalle urne la sera del 25 settembre non potranno essere paragonati con quelli delle stesse elezioni avvenute nel 2018.

Per molti motivi. Il primo. Il collegio nel quale i cassinati hanno votato quattro anni fa non esiste più. È stato fuso con quello del Sud Pontino creando il nuovo collegio Terracina – Gaeta – Formia – Fondi – Cassino. Il secondo: i Partiti che c’erano la volta scorsa non sono più gli stessi. Perché il Pd nel frattempo ha subito la scissione dei Renziani e poi quella generata da Calenda. E perché il centrodestra in campo questa volta è a trazione FdI che la volta scorsa era la sorella piccola nella coalizione dove la Lega aveva il vento nelle vele.

Nemmeno è possibile tracciare un parallelo con le Comunali del 2019: quelle in cui Enzo Salera al primo turno ottenne circa 6.000 voti. Non si può perché ormai le Politiche sono elezioni d’opinione nazionale e nelle quali i temi locali sono spariti del tutto; mentre le Comunali sono l’esatto opposto.

Il dato di partenza

Da qualche parte però si deve pur cominciare. Alle Politiche del 2018 il centrosinistra schierò all’Uninominale di Cassino il professor Gianrico Ranaldi, indicato dal Partito Socialista. Nei 31 Comuni dell’area Sud della Ciociaria ottenne 14.645 voti, pari al 19,50%. Nella sola città di Cassino andò ben oltre: portò a casa il 24,04% pari a 4.977 voti. Fu evidente la marcia in più del candidato: doppiò i voti del Partito mentre il Pd a Cassino si attestò all’11,04%, nei 31 comuni del comprensorio non riuscì ad arrivare al 12%. 

I cambiamenti avvenuti in questi quattro anni non sono stati solo nazionali. La nascita di Italia Viva e di Azione hanno staccato pezzi importanti anche sul territorio. Con i renziani c’è l’ex bi sindaco di Cassino Giuseppe Golini Petrarcone, c’è l’ex consigliere comunale e ora Coordinatore provinciale di Italia Viva Salvatore Fontana; il responsabile di Azione è Andrea Vizzaccaro che è portatore di non pochi voti.

Soprattutto: questa volta non si potrà fare il conto sulle preferenze dell’ex consigliere provinciale Massimiliano Mignanelli. Nel 2018 fece campagna al fianco di Gianrico Ranaldi a supporto dell’allora ministro Beatrice Lorenzin che era candidata nel collegio plurinominale.

Il Pd può però contare sul ritorno a casa della “ditta“, ovvero dell’ala sinistra del Partito. Che nel 2018 in contrasto con Renzi era uscita dal Pd per dar vita al movimento Mdp-Articolo Uno: sul territorio non decollò, ma tanti militanti storici del Partito in quell’anno orientarono il loro voto verso il M5S.

Il voto bicefalo

I dati delle elezioni negli ultimi vent’anni hanno stabilito un principio: gli elettori votano in modo diverso nello stesso giorno. Tanti gli esempi: a Veroli il centrodestra ha vinto le Europee senza faticare ma nello stesso giorno è stato il sindaco di centrosinistra Simone Cretaro a stravincere le Comunali. Lo stesso è accaduto in tanti altri centri, e pure tra Europee e Provinciali negli anni precedenti. Il sindaco di Cassino lo ha sperimentato sulla sua pelle, il giorno in cui la Lega trionfava in città lui andava al ballottaggio

Appare dunque evidente che il parallelismo con le Comunali non è possibile. Sta anche qui la dichiarazione fatta nei giorni scorsi dal sindaco: “Io non mi devo ‘contare’ in base ai voti presi da Sergio Messore. Mi sono contato nel 2019 quando in pochi scommettevano sul nostro progetto ed invece abbiamo vinto le elezioni comunali andando a governare la città di Cassino”. Non una fuga dal risultato: ma da una conta molto poco sovrapponibile.

L’impegno collettivo

Per lo stesso motivo, anche in caso di un risultato positivo Enzo Salera non potrà intestarselo. Perchè il Pd in questa fase è sceso in campo nella maniera più unitaria: a Cassino e nel Cassinate ci ha messo la faccia il Segretario provinciale Luca Fantini nonostante Salera abbia rifiutato di incontrarlo nel periodo pre candidature (le distanze sono siderali per molte ragioni, distribuite equamente tra le due parti). Ci ha messo la faccia Mauro Buschini, nonostante il candidato al proporzionale sia Matteo Orfini che fu il primo a chiederne la testa ai tempi di Allumiere dalla quale poi è uscito pulito.

Ci ha messo la faccia il Segretario regionale Bruno AstorreNonostante io e Matteo veniamo da culture diverse ed abbiamo visioni diverse: ma la politica è la capacità di fare la sintesi tra visioni diverse e altrettanto valide” ha detto l’altro giorno a Pontecorvo.

Lo stesso ragionamento vale su scala locale. Enzo Salera non potrà intestarsi un risultato positivo perché anche quella parte di Pd cittadino che non sta con lui sosterrà Sergio Messore, cioè il candidato che lui ha voluto. È il caso del consigliere comunale Luca Fardelli: lasciò il Pd non condividendo la scelta delle Primarie poi vinte da Salera; si candidò su un altro fronte. Ma ora voterà Messore: gli ha organizzato un incontro a Caira nel suo fortino elettorale. Al sindaco Enzo Salera, assente, ha mandato a dire: “Dobbiamo ridisegnare il senso di comunità, cancellando questo clima avvelenato del tutti contro tutti. Il sostegno al candidato Messore rappresenta la dimostrazione del voto utile a sostegno del nostro territorio“.

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