Quei segnali in Regione che fanno sentire l’aria di elezioni

FOTO: COPYRIGHT IMAGOECONOMICA BENVEGNU' E GUAITOLI

Il riposizionamento del consigliere Cavallari è solo l'ultimo dei segnali di imminenti elezioni. Che avranno un effetto domino. Votando al Parlamento, si tornerà alle urne anche alla Pisana ed al Comune di Frosinone

Il vero significato del riposizionamento fatto dal consigliere regionale Enrico Cavallari ieri (leggi qui) può essere compreso solo se viene letto insieme ad una serie di altri avvenimenti. E cioè gli incontri che sta tenendo in questi giorni il suo collega Adriano Palozzi (Forza Italia), la conta che ha voluto al congresso romano il loro comune amico Antonello Aurigemma (leggi qui), il passaggio compiuto dal sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani alla Lega (leggi qui), i post accompagnati da foto e slogan pubblicati su Facebook da Pasquale Ciacciarelli. E, non ultimo, l’attacco frontale mai compiuto con altrettanta forza dal vice presidente nazionale di Forza Italia Antonio Tajani nei confronti del Carroccio.

La campanella sta per suonare e chi capisce i segnali premonitori si prepara alle nuove elezioni.

Il punto di svolta saranno le Europee del 26 maggio: nulla avranno da dire alla Ue ma saranno la cartina di tornasole con la quale misurare i nuovi equilibri maturati in Italia dopo un anno di governo gialloverde.

Nel frattempo i conti sono al collasso. Le analisi pubblicate in mattinata dal Sole 24 Ore sono l’ultima drammatica conferma che siamo sul baratro. Il titolo dice tutto: “ Investimenti, produzione, export: così il paese si è fermato “. A dare un primo segnale erano stati i numeri dell’Istat: siamo fermi, l’economia non cresce. E questo significa che entra meno Iva nelle casse dello Stato, si fanno meno assunzioni e ci sono meno soldi con i quali pagare le pensioni, buona parte di quello che era stato promesso (da Quota 100 al Reddito di Cittadinanza) non ha più un terreno economico sul quale poggiare.

Non si trova un analista disposto a dire che l’Iva non aumenterà: lo impongono le clausole delle banche europee che hanno in mano i nostri debiti. E che su quella promessa ci hanno dato un altro po’ di fiducia evitando di imporci la stessa purga somministrata qualche tempo fa alla Grecia.

Matteo Salvini non è disposto ad intestarsi la catastrofe economica. Nè ad aumentare l’Iva e le tasse. Men che meno vuole introdurre la patrimoniale. Ma il disastro è dietro l’angolo. La soluzione più semplice è la solita: far compiere il lavoro sporco a qualcun altro. In genere si tratta di tecnici che poi non devono metterci la faccia per candidarsi e non trascinano nell’impopolarità alcun simbolo politico.

Siccome tutti i segnali vanno nella direzione di un tentativo del governo gialloverde di attaccare le istituzione come l’Unione Europea e la Banca d’Italia, secondo la solita tecnica del creare un avversario, viene da chiedere quale strada deciderà di imboccare il presidente della Repubblica?

Molto dipenderà dal risultato del 26 maggio. In primis, se Salvini avrà dalle urne l’indicazione di una Forza Italia in salute ma non abbastanza da pretendere un ruolo chiave. Poi, se Fratelli d’Italia sarà riuscita a superare il 4% drenando energie agli azzurri e bilanciandone l’invadenza politica. Soprattutto se l’elettorato cattolico lo appoggerà. A quel punto si libererà dello scomodo alleato a Cinque Stelle. Che fino ad oggi ha avuto una sola utilità: intestarsi la responsabilità di ogni fallimento, lasciando a Matteo i riflettori dei successi con i migranti bloccati in mare e la legge sulla legittima difesa.

Se si vota alle Politiche, Nicola Zingaretti non potrà evitare di candidarsi. A quel punto di voterà anche in Regione Lazio. E, nello stesso giorno, anche al Comune di Frosinone: perché pure Nicola Ottaviani ora non può sottrarsi.

Tutto è collegato. Ed i segnali sono chiari. Cavallari è solo la farfalla che nasce in Europa perché in Brasile cresce la foresta.

error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright