Quei siluri per affondare la candidatura di De Angelis

Una serie di episodi solo in apparenza scollegati. Ma tutti con un comune denominatore. Le trappole e le mine nascoste sulla via che porta alle candidature in Parlamento. E che possono far saltare la rappresentanza alla provincia di Frosinone, ancora una volta

È difficilissima. E non dipenderà dai protagonisti. È un delicatissimo gioco di incastri nel quale entrano in gioco i voti, la forza elettorale, la storia, il radicamento sul territorio. Ma anche l’appartenenza alla componente giusta. Perché quello che accade a Roma ora è collegato con quanto succede ai Castelli, a Frosinone e Latina.

I maligni dicono che ci siano dispetti, invidie e regolamenti di vecchi conti. In una sfida dove il più forte mangia il più debole. Se è così lo è solo in minima parte. Perché nella lotta per le candidature a Camera e Senato più di questo conta far vincere il Partito: perché si viaggia tutti sulla stessa barca.

Il gioco ad incastri

Bettini, Astorre, Mancini

Per capire cosa succederà alle candidature Dem nel Sud del Lazio occorre tenere presenti tutti questi elementi. Partendo dalle componenti, cioè le diverse sensibilità presenti nel Partito Democratico.

Le principali sono quelle governate da Claudio Mancini, il deputato romano di origini ciociare che nel 2018 ottenne la candidatura al posto di Francesco De Angelis; c’è Mancini dietro all’operazione che ha condotto alla candidatura di Roberto Gualtieri a sindaco di Roma. La componente più strutturata è quella guidata da Bruno Astorre, sono gli ex democristiani ed ex popolari di Area Dem che fanno riferimento su scala nazionale al ministro Dario Dranceschini. La sinistra ha come riferimento ideologico Goffredo Bettini; non ha mai voluto realizzare una sua componente il Governatore Nicola Zingaretti che comunque ha una sensibilità particolare verso le idee di Bettini.

Sui territori la componente più solida è Pensare Democratico, area egemone in provincia di Frosinone fondata dal presidente del Consorzio Industriale Francesco De Angelis; è stata capace di eleggere due consiglieri regionali, Sara Battisti e Mauro Buschini, ottenendo il 90% nelle sezioni ciociare allo scorso Congresso regionale. In provincia di Latina tutto è in fase di riassestamento dopo le dimissioni del Segretario provinciale ed ex senatore Claudio Moscardelli, raffinatissimo tiratore di fili incappato in una serie di telefonate con le quali viene accusato d’avere sollecitato alcune assunzioni nella Asl di Latina. Si è dimesso.

L’area del Golfo

Claudio Moscardelli

Si deve partire da qui per cercare di comprendere il mosaico. Con le dimissioni di Claudio Moscardelli e soprattutto la sua uscita dai giochi è iniziato l’assalto al suo fortino politico. Va letta così l’operazione che a Formia ha portato alla spaccatura netta all’interno della Direzione: mezzo Partito con lo storico ex sindaco (4 volte) Sandro Bartolomeo e mezzo con il Segretario Luca Magliozzi; il primo intendeva dare vita ad un cartello civico con gli ex Udc, il secondo puntava su una lista di Partito. Il Segretario regionale Astorre ha congelato il simbolo (per la gioia di Bartolomeo e l’area Moscardelli), il Commissario provinciale subentrato a Moscardelli lo ha assegnato a Magliozzi.

Più di tutto dicono i numeri. Il sindaco sostenuto da Bartolomeo ha perso le elezioni per una cinquantina di voti, la città è andata al centrodestra; Moscardelli ha perso un caposaldo e lo hanno conquistato i forzisti del senatore Claudio Fazzone.

Lo smantellamento è proseguito a Gaeta. Con un Congresso cittadino al quale la componente maggioritaria non ha partecipato: si è evitata così una situazione simile a quella di Formia; ha appoggiato, con coerenza, lo schieramento civico nel quale amministra da dieci anni: con una civica e non con il simbolo Pd, insieme ad un sindaco espresso da Forza Italia.

I numeri parlano chiaro pure qui. La componente maggioritaria (vicina a Moscardelli) è ancora al governo di Gaeta e con il Partito non dialoga; le due componenti che hanno partecipato al Congresso si sono scisse dopo tre settimane, andando una (con il simbolo) su un candidato ed una su un altro. Perdendo le elezioni.

L’area di mezzo

Francesco De Angelis

Come i consiglieri militari statunitensi nei principali teatri di guerra di fine ventesimo secolo, senza lasciare tracce ha seguito con enorme attenzione (e manovra) la situazione nel Golfo anche Francesco De Angelis con la sua Pensare Democratico. Ha tentato di costruire anche nel Sud Pontino una serie di capisaldi, come le basi americane in Medio Oriente e nel Pacifico.

A cosa gli servivano? Francesco De Angelis è tra le intelligenze più strutturate e lungimiranti sul piano della strategia elettorale. Ha capito prima di tutti che si sarebbe andati per forza di cose verso la cancellazione del Collegio senatoriale della provincia di Frosinone e del Collegio alla Camera di Cassino, nel quale la volta scorsa un blitz compiuto a sua insaputa ha affondato l’elezione certa a Montecitorio per Mario Abbruzzese. (leggi qui: La trincea di Cassino: “Pronti a fermare le destre un’altra volta”).

La conseguenza? I due collegi sono diventati uno solo. L’utilità dell’infiltrazione? Avere appoggi affidabili nel sud pontino consente di agevolare il dialogo verso la propria visione delle cose. E costruirsi la base per una eventuale elezione che veda insieme i due territori. È quello che Pensare Democratico, con discrezione totale, ha fatto. Con abilità ed efficacia tali da raggiungere accordi strategici con il potentissimo senatore e coordinatore regionale di Forza Italia Claudio Fazzone. La prova generale del dialogo c’è stata nel braccio di ferro per l’elezione del presidente al Parco dei Monti Ausoni due anni fa (leggi qui: La guerra per il Parco ed il test sulle nuove alleanze).

Il caos di Cassino

Roberto Gualtieri con Enzo Salera (Foto: Roberto Vettese)

Ma ognuno è sempre il Medio Oriente o le Filippine di qualcun altro. In politica, Nord o sud dipende sempre da quale lato guardi il mondo. E così, con una strategia identica a quella attuata da Francesco De Angelis nel Sud Pontino, allo stesso modo i generali di Area Dem si sono mossi su Cassino.

Nelle guerre moderne non è necessario occupare un territorio per controllarlo. Basta alimentare le idee e le aspirazioni di chi non vuole sottostare agli equilibri esistenti. E rompere gli schemi. Cioè quello che è avvenuto a Cassino. Dove il sindaco Enzo Salera da settimane sta raccogliendo forze, ammassando truppe elettorali. Con l’intento di far saltare lo schema Pensare DemocraticoBase Riformista che in provincia di Frosinone governa il Partito e le candidature.

I segnali sono iniziati nei giorni scorsi. Con le voci su una nuova componente in via di formazione; con le critiche pesantissime messe nere su bianco e ribadite in Aula: “Il Pd non si sta comportando bene con noi di Cassino”. (Leggi qui: La rottura di Salera: “Il Pd non si sta comportando bene con noi”).

Sembrava che fosse stato raggiunto un punto di equilibrio. E invece no. Cassino nelle ore scorse ha dato fuoco alla Santa Barbara: convinta sempre di più che Pensare Democratico stia scavando il terreno sotto al sindaco Enzo Salera. In che modo? Ammassando truppe a sua volta, da scatenare alle prossime Comunali: o contro il sindaco impedendogli il bis o per condizionarlo.

Quali truppe? Il presidente del Consiglio comunale Barbara Di Rollo è stata collocata in una posizione strategica a Roma staccandola dal sindaco Salera di cui era fedelissima; poi la nomina dell’ex consigliere Sarah Grieco (notoriamente su una sintonia diversa da quella di Salera) a portavoce provinciale de Le Democratiche; non ultimo, la nomina di Marino Fardelli a Difensore Civico regionale: Fardelli preferì dimettersi da Segretario del Pd cittadino piuttosto che avallare la candidatura di Salera a sindaco.

I siluri sulla candidatura di De Angelis

Gino Ranaldi

La reazione violenta delle brigate di Enzo Salera è stata formalizzata nelle ore scorse. Con un documento firmato dal suo capogruppo Pd e consigliere provinciale Gino Ranaldi. Preso da solo quel documento non ha significato. Letto in questo contesto il peso di quelle parole cambia del tutto. È un siluro lanciato verso la candidatura di Francesco De Angelis al Parlamento.

Cosa dice il documento? «Delle dichiarazioni del segretario Letta circa la composizione della lista del Pd – ha scritto Ranaldi – la cosa che mi trova particolarmente d’accordo è il passaggio in cui fa riferimento alla valorizzazione del territorio con candidati rappresentativi di esso, quali sono i sindaci e gli amministratori locali, non calati dall’alto. Deve essere questo un punto centrale, ora e per i prossimi anni».

Poi ha sottolineato che la vittoria di Salera resta un faro, un modello vincente per tutto il Cassinate. «È evidente come in questo difficile momento di passaggio, in cui si stanno costruendo le candidature al Parlamento, Cassino e l’esperienza di questi anni non possano essere ignorate. Cassino non può essere considerata solo come portatrice di voti, in una posizione di servizio, a sostegno di candidature decise dall’alto, ma va coinvolta nelle decisioni che contano».

È un chiaro tentativo di delegittimazione della candidatura chiesta dal Pd provinciale per Francesco De Angelis domenica mattina.  Quando ha chiesto il ruolo di capolista al plurinominale Camera Frosinone – Latina. Il leader di Pensare Democratico il sostegno dei due consiglieri regionali uscenti Sara Battisti e Mauro Buschini; del Presidente della Provincia Antonio Pompeo; dei Giovani Democratici, della Segreteria Provinciale.

Il documento di Ranaldi e di Cassino dice che non ha il sostegno della città più grande governata dal Pd in provincia di Frosinone. E come De Angelis non ha lasciato impronte in provincia di Latina, su Cassino non le ha lasciate il Segretario regionale Bruno Astorre. Che non ammetterà mai d’avere così presentato il conto a Pensare Democratico per avere voltato le spalle alla candidatura di Daniele Leodori a Governatore del Lazio dopo Nicola Zingaretti.

La mossa del Golfo

Enrico Forte

Un’altra operazione coperta è quella che ha fatto saltare l’asse con Latina. Ci stava lavorando da settimane il Segretario provinciale di Frosinone Luca Fantini con il suo collega di Latina Omar Sarubbo, con i consiglieri regionali Sara Battisti (fedelissima di De Angelis) ed Enrico Forte.

L’operazione puntava ad unire le forze per portare al tavolo regionale una candidatura condivisa, sostenuta dalle due Federazioni provinciali nel nome di un territorio da un milione di abitanti.

Il confronto è andato avanti. Trovando ampi terreni di convergenza. Sul programma, sugli obiettivi, sui nuovi equilibri. Dove si è inceppato tutto? Al momento di calare sul tavolo il nome del candidato unitario. Frosinone ha fatto il nome di Francesco De Angelis, Latina ha risposto (dicono fonti che non lo ammetteranno mai) “va bene ma allora dateci la sua presidenza del Consorzio Industriale del Lazio”. È un super assessorato potentissimo, con poteri e connessioni degne di un quasi ministero.

La risposta ufficiale è stata un’altra. Chi legge tra le righe assicura che la risposta è stata un modo per far saltare il banco. Manovrata nell’ombra da Claudio Moscardelli con il silenzio, senza lasciare tracce, di Bruno Astorre.

Il gioco di Latina

Enrico Gasbarra

Dicono che proprio Moscardelli abbia fatto aprire gli occhi ai giovani dirigenti provinciali di Latina. Facendogli capire che a loro conviene giocarsi la partita con Frosinone. Puntando su quali assi? Due e molto pesanti.

Il primo: la provincia di Latina ha più abitanti della provincia di Frosinone, una situazione economica più forte; lo dimostra la decisione di portare a Latina la sede della Camera di Commercio unificata.

Il secondo: il Pd di Latina ad ottobre ha vinto le elezioni Comunali nel capoluogo eleggendo il sindaco civico Damiano Coletta; a Frosinone per la terza volta di fila in primavera ha vinto il centrodestra.

Non saranno solo questi gli elementi sui quali si deciderà. La candidatura di Francesco De Angelis se passerà o meno non sarà per questo. Contano gli equilibri, gli incastri. Soprattutto quelli con Roma. Fondamentale sarà capire se è vero che è stata messa sul piatto la candidatura un Parlamento di Enrico Gasbarra: verrebbe dalla stessa area con la quale a Roma dialoga De Angelis; e libererebbe la strada della Regione da un ingombrante candidatura. A vantaggio di Area Dem.

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