Quel piccolo Belgio chiamato Ciociaria

La Ciociaria è un piccolo Belgio. Come il reame del nord Europa, la provincia di Frosinone è composta da una serie di mondi separati. Ed in queste divisioni si è infilato in maniera efficace il caos: che ha le sembianze del terrorismo in Belgio, l’aspetto dell’inconcludenza in Ciociaria.

Il Belgio è diviso in tre regioni: a settentrione le Fiandre, a sud la Vallonia, nel mezzo la città – regione di Bruxelles. Esistono di fatto sei Governi; uno Federale, uno fiammingo, uno vallone, uno della comunità francese, un governo della comunità che parla tedesco ed uno per la regione della capitale. Solo a Bruxelles ci sono 19 distretti ed ognuno ha il suo sindaco. Ci sono sei autorità di polizia, con il risultato che i terroristi si sono infilati in questo caos ed hanno fatto tutto quello che volevano.

In Provincia di Frosinone ci sono tre regioni: il Cassinate a sud, il Sorano ad Est, il Frusinate a centro e nord; Frosinone si considera una città – regione come Bruxelles nel senso che si sente superiore a tutti e per questo fa distretto a parte. Esistono di fatto una novantina di governi: ogni Comune decide per i fatti suoi, pianifica le sue strategie ed il suo sviluppo quasi sempre senza coordinarsi con quelli confinanti, fino a qualche tempo fa ognuno faceva la stessa cosa del vicino ma l’importante è che fosse più grossa anche se era inutile.

A pensarci bene abbiamo anche noi la nostra monarchia, come il Belgio. Anzi, ne abbiamo più di una: il regno delle loro maestà Francesco Scalia e Francesco De Angelis che litigano ogni sei mesi per chi si deve mettere la corona e chi deve sedersi sul trono; il regno di Mario Abbruzzese che ormai ha fatto piazza pulita ed è una piccola monarchia assoluta; il regno di quelli che contano poco e sperano di avere più peso contestando le altre due case felicemente regnanti.

Le conseguenze, in Belgio come in Ciociaria, sono le stesse: un’inefficienza che è evidente e solo un matto tenterebbe di negare, una incapacità a progettare il futuro in maniera complessiva, la mancanza di una visione strategica. Chi siamo, cosa sappiamo fare, dove vogliamo andare, come ci vogliamo arrivare, in quanto tempo: sono domande alle quali non abbiamo ancora una risposta. Perché nessuno se l’è mai poste.

Intervenendo alla trasmissione A Porte Aperte su Teleuniverso, con la sua disarmante lucidità il consigliere regionale Daniela Bianchi ha messo il dito nella piaga: «Non sappiamo vederci nel nostro insieme: è questo il nostro freno». Continuiamo a dividerci tra Anagni e Cassino, mentre Sora guarda con sospetto entrambe; se Torrice fa qualcosa, Arnara deve farla meglio o dire che è sbagliata. Qualsiasi cosa faremo, sarà solo di una parte e nessuno trainerà l’altro. Ognuno continua a guardare il suo campanile e così non vede che a due passi l’Europa sta crescendo: rendendo sempre più desolante la nostra frammentazione.

Il dato più drammatico è che a tutti va bene così. Perché un’intera generazione politica basa il suo potere su questa divisione: al satrapo di turno regnante a Roma potrà dire “Non ti preoccupare perché in Ciociaria comando io e te la tengo buona io” ed in cambio ottiene quelle poche decine di migliaia di euro, buone per finanziare la sagra della crespella marinata. E così a cascata, fino ai piccoli Comuni, dove il sindaco può dire al satrapo di turno regnante in Regione o in Provincia: ‘Non ti preoccupare, nel paese mio comando io ed i voti te li tengo buoni io’ ed in cambio hanno i pochi euro per realizzare una fontana o due lampioni. A loro quella mancia va benissimo: perché l’importante è avere il trattore più grosso del Comune vicino.

Guai se i cittadini scoprissero che mettendo tutti insieme il peso sulla bilancia, peserebbero tanto da poter pretendere da Roma l’intera concessionaria di trattori.

Sarebbe una deflagrazione più grossa di quella che ha svegliato il Belgio.

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