Quel silenzio assordante (e un po’ peloso) sul proscioglimento di Natalia

Nessuna attestazione di solidarietà pubblica al sindaco di Anagni, per due anni e mezzo sotto inchiesta. Neppure dal suo Partito, Forza Italia. L’occasione persa dal Pd ma anche dalla Lega e da Fratelli d’Italia. Proprio nel momento in cui si parla di referendum sulla Giustizia e delle responsabilità dei sindaci.

Primo prequel: una delegazione di leghisti e radicali nei primi giorni di giugno ha depositato, presso la Corte di Cassazione, sei quesiti referendari sulla Giustizia, sui temi dell’elezione del Csm, la responsabilità diretta dei magistrati, l’equa valutazione dei magistrati, la separazione delle carriere, i limiti agli abusi della custodia cautelare, l’abolizione della legge Severino.

Stefania Bonaldi (Foto: Marco Cremonesi / Imagoeconomica)

Secondo prequel: poco più di una settimana fa la sindaca di Crema Stefania Bonaldi ha annunciato sul suo profilo Facebook di avere ricevuto un avviso di garanzia in relazione all’infortunio di un bimbo che si era chiuso due dita in una porta tagliafuoco dell’asilo nido comunale. Le viene contestata, spiega nel post pubblicato dopo avere informato il consiglio comunale della vicenda, “la violazione della Dgr di Regione Lombardia 2929 del 9 marzo 2020, relativa agli asili nido”.

La DGR testualmente recita: “Elementi costruttivi, gli arredi e le attrezzature compresi i giochi, devono avere le caratteristiche antinfortunistiche, in particolare devono essere adottati idonei accorgimenti atti ad evitare situazioni di pericolo (es. spigoli acuti, gradini, radiatori sporgenti, infissi con bordi taglienti), in relazione all’età dei bambini e garantire condizioni di sicurezza e di agevole pulizia da parte del personale”.

Il caso perfetto

Veniamo all’attualità, peraltro della nostra provincia. Il sindaco di Anagni Daniela Natalia è stato prosciolto da tutte le accuse nell’ambito dell’inchiesta Urban Waste. Dopo due anni e mezzo di inchiesta. In un’intervista ad AlessioPorcu.it, Daniele Natalia ha raccontato un’esperienza non solo giudiziaria, ma anche politica, amministrativa e personale. (Leggi qui Natalia: “Quelli che annunciavano il mio arresto…”).

Il punto però è anche un altro. Magari in privato gli esponenti politici di questo territorio avranno anche telefonato a Daniele Natalia per congratularsi con lui. Però la vicenda meritava e merita una dimensione pubblica. Per questi motivi:

  1. Natalia è sindaco di una città importante e fortemente simbolica come Anagni;
  2. è sub commissario provinciale di Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi, che più di tutti ha sollevato per decenni il tema dei rapporti tra politica e magistratura;
  3. c’è la proposta di un referendum sulla Giustizia che sta monopolizzando il dibattito politico.

Il silenzio assordante

Daniele Natalia

Perché il coordinatore nazionale di Forza Italia Antonio Tajani, quello regionale Claudio Fazzone e altri esponenti “azzurri” non hanno sentito l’esigenza di rendere pubblica la solidarietà a Daniele Natalia, riproponendo il tema delle responsabilità giudiziarie dei sindaci? Era l’occasione perfetta.

Magari analoga iniziativa poteva assumere il coordinatore provinciale del Carroccio Nicola Ottaviani, sempre attento a tematiche del genere. E anche il senatore Massimo Ruspandini, commissario di Fratelli d’Italia. In fondo parliamo di un argomento di rilevanza nazionale.

Allo stesso modo il segretario del Partito Democratico Luca Fantini poteva cogliere al volo l’occasione per… stupire. Spiegando che gli avversari politici, come Natalia, vanno sconfitti nelle urne. Non attraverso altre scorciatoie.

Nulla di tutto questo è stato fatto pubblicamente. A dimostrazione di come l’attenzione da parte della classe politica di questo territorio non sia mai altissima. E come non colga il momento.

Ma soprattutto c’è un fatto: il sindaco di Anagni Daniele Natalia è stato prosciolto dopo due anni e mezzo di inchiesta. Meritava un’attestazione pubblica. Oltre alle scuse di chi ne vagheggiava l’arresto un giorno sì e l’altro pure. Ma questo forse è chiedere troppo.

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