Quell’alleanza che imbarazza i Cinque Stelle (di C. Trento)

L’intesa con il Partito Democratico divide il Movimento 5 Stelle. Ma l’onorevole Segneri difende la scelta: linea decisa dai gruppi

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Ma davvero il voto degli attivisti del Movimento Cinque Stelle sulla piattaforma Rousseau può capovolgere l’accordo tra Pd e pentastellati per il Conte bis? In realtà è difficile.

Nell’edizione di ieri il quotidiano La Repubblica ha scritto:

«Non esiste una risposta certa, ovviamente, ma la convinzione di Luigi Di Maio è che alla fine vincerà il sì. Anche perché il quesito online sarà “sfumato”, legato più che altro all’attuazione del programma e non tanto all’alleanza in sé. Con i punti storici del M5S in bella evidenza».

In ogni caso però nel Movimento Cinque Stelle l’accordo con il Partito Democratico ha provocato contrarietà, strappi annunciati e imbarazzi. Non è semplice spiegare perché dopo anni di contrapposizione feroce adesso si sostiene non soltanto un Governo di legislatura, ma si sta ragionando anche nell’ottica di estendere l’intesa pure ad altri livelli.

Gli onorevoli Loreti Marcelli ed Enrica Segneri © Stefano Strani

Enrica Segneri, deputata dei Cinque Stelle, spiega: «L’accordo con il Partito Democratico è il risultato di una discussione lunga e articolata all’interno del Movimento, che ha coinvolto l’assemblea e i gruppi parlamentari. È chiaro poi che questa situazione non l’abbiamo certamente né determinata né cercata noi. Ma tutto è avvenuto per la decisione del leader della Lega Matteo Salvini di aprire la crisi di governo».

«Per noi la priorità resta il programma elettorale ed è su questa base che abbiamo deciso di rinnovare il sì al mandato di Giuseppe Conte. Con il Pd non è stata e non sarà una contrattazione semplice, non ci nascondiamo dietro un dito. Però alcuni punti fermi ci sono: intanto sarà un Governo a lungo termine e non di scopo. Come voterò sulla piattaforma Rousseau? Sì all’accordo».

Christian Bellincampi

Perplessi invece i consiglieri comunali di Frosinone, che già nei mesi scorsi avevano manifestato dubbi sull’organizzazione del partito. Christian Bellincampi, già candidato a sindaco di Frosinone, argomenta: «È evidente che esiste la necessità di tenere l’accordo di governo. Ma non sono un ipocrita e aggiungo che l’intesa con i Democrat mi crea imbarazzo politico. Anche e soprattutto perché in questo territorio noi conosciamo bene le politiche di Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio. Noi abbiamo contrastato le scelte della giunta Zingaretti sul lavoro, sull’ambiente, sulla sanità. Non mi nascondo: paradossalmente era più semplice con la Lega».

Bellincampi e Mastronardi

L’altro consigliere comunale di Frosinone Marco Mastronardi rileva: «La votazione su Rousseau? A diverse votazioni non ho partecipato… ». Quindi aggiunge: «L’accordo con il Pd è l’ennesima imposizione che gli amministratori locali e gli attivisti devono subire. A dimostrazione che ormai nel Movimento ci sono due o tre livelli. I gruppi parlamentari decidono strategie e obiettivi, senza che nessun altro abbia la possibilità di intervenire. Che devo dire? Beati quelli che hanno in tasca la verità. L’accordo con il Pd? Sono più che perplesso, sono imbarazzato politicamente. Ma il punto vero è che l’organizzazione sui territori non è cambiata. Noi siamo tagliati fuori».

La sensazione è che Marco Mastronardi sia in una fase di profonda riflessione. Anche sul punto dell’appartenenza al Movimento Cinque Stelle.

Aniello Prisco

Aniello Prisco alle politiche del 2018 è stato candidato al Senato. Rileva: «Mi rendo perfettamente conto che nella valutazione c’è la necessità di andare avanti nell’attuazione del programma. Ma dubbi e perplessità ci sono. È chiaro comunque che, passata questa fase, andranno prese delle decisioni di svolta per il futuro».

Momento politico complicato per il Movimento Cinque Stelle, con Luigi Di Maio consapevole che si sta giocando la leadership. Il sentiero è strettissimo: fronde e malumori della base sono ormai all’ordine del giorno.

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