Quello che Nicola Zingaretti non dice

Foto: Paola Onofri / Imagoeconomica

Se davvero non si candiderà a sindaco di Roma, perché dimettersi da segretario nazionale? Troppi punti da chiarire. Nessun dibattito sull’analisi effettuata nel momento del passo indietro: “Mi vergogno di un partito che pensa alle poltrone e non alla pandemia”.

Nicola Zingaretti continua ad allontanare l’ipotesi di una sua candidatura a sindaco di Roma. Ma allora perché si è dimesso da segretario del Pd? Davvero soltanto per completare l’ultimo scorcio del secondo mandato da presidente della Regione Lazio? E per quale motivo ha chiesto le dimissioni da Presidente del Consiglio regionale Mauro Buschini non appena scoppiata la vicenda del concorso di Allumiere? Quando cioè nessuno chiedeva un passo indietro dell’allora presidente del Consiglio regionale? E ancora oggi tutti gli altri membri dell’ufficio di presidenza che hanno votato la delibera del 18 dicembre 2020 sono rimasti al loro posto. Giustamente, visto che la questione è di mera opportunità politica.

La dimissioni incomprensibili

Nicola Zingaretti (Foto: Imagoeconomica / Livio Anticoli)

Nicola Zingaretti si è distinto sempre come amministratore. Prima alla Provincia di Roma e poi alla Regione Lazio. Le dimissioni da segretario del Pd rappresentano ancora oggi un punto da chiarire. (Leggi qui Pd, Zingaretti si dimette: “Ora scelga l’Assemblea”).

Zingaretti ha detto due cose in quella fase: 1) tutti nel Pd sono stati d’accordo nella scelta di sostenere il Governo Conte nell’ambito di un’alleanza con i Cinque Stelle; 2) lui si vergognava di un Partito dove il primo pensiero sono le poltrone.

Quale segretario di Partito si dimette in quel modo, rinunciando alla possibilità (vicinissima) di fare le liste per le elezioni Politiche e Regionali e quindi assicurarsi il controllo dei gruppi parlamentari? Nessuno.

Ma davvero Nicola Zingaretti in futuro potrà essere tenuto in considerazione come soldato semplice (parlamentare) o capitano (ministro)? Lui è un generale. Per questo motivo la candidatura a sindaco di Roma avrebbe un senso. Altre scelte no.

Anche perché Nicola Zingaretti non è capo di una corrente potente e influente come quella di Dario Franceschini. Non può determinare le scelte del Partito. Se non nel Lazio. E a Roma.

Se Zingaretti resta

Enrico Letta a Piazza Pulita

Nelle prossime settimane sarà chiaro se scenderà in campo per il Campidoglio. Ma se dovesse restare alla Regione, allora diventerebbe sempre più complesso capire i motivi del passo indietro come segretario nazionale di quello che comunque resta il primo partito della sinistra italiana.

Infine, se un Segretario del calibro di Zingaretti va via dicendo che si vergogna del Partito, perché non si apre perlomeno un dibattito?

O forse ci sta pensando Enrico Letta. Più con il cacciavite che con l’anima.

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